Il nuovo Contratto Collettivo della scuola, 2006-2009


E’ stato firmato, il 7 ottobre scorso, l’accordo per il nuovo Contratto Collettivo per il personale della Scuola.

Di seguito, il testo integrale.

. . . . .

IPOTESI DI CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DEL COMPARTO SCUOLA

QUADRIENNIO GIURIDICO 2006- 09 E 1° BIENNIO ECONOMICO 2006- 07

PREMESSA



Le disposizioni contrattuali che seguono riportano tutte le norme di fonte negoziale

vigenti, sia che si tratti di nuove che di precedenti, queste ultime modificate o meno.

Le disposizioni legislative, anche se eventualmente abrogate, sono da considerarsi

tuttora in vigore ai fini contrattuali qualora esplicitamente richiamate nel testo che

segue, come previsto dell’art. 69 del d.lgs. n.165/2001.

La presente premessa fa parte integrante del CCNL qui sottoscritto dalle parti.

CAPO I – DISPOSIZIONI GENERALI



ART.1 – CAMPO DI APPLICAZIONE, DURATA, DECORRENZA DEL PRESENTE

CONTRATTO

1. Il presente contratto collettivo nazionale, per il quadriennio giuridico 2006/2009 e

per il biennio economico 2006/2007, si applica a tutto il personale con rapporto di

lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato appartenente al comparto di cui

all’art. 2, lettera I, del contratto collettivo nazionale quadro sottoscritto l’11 giugno

2007.

Il personale del comparto si articola nelle seguenti aree professionali:

a) area della funzione docente;

b) area dei servizi generali, tecnici e amministrativi.

2. Il presente contratto concerne il periodo 1 gennaio 2006 – 31 dicembre 2009 per la

parte normativa, ed è valido dal 1° gennaio 2006 fino al 31 dicembre 2007 per la

parte economica.

3. Gli effetti giuridici decorrono dal giorno della sottoscrizione, salvo diversa

prescrizione del presente contratto. La stipulazione si intende avvenuta al momento

della sottoscrizione del contratto da parte dei soggetti negoziali a seguito del

perfezionamento delle procedure di cui all’art. 47 del decreto legislativo n.165/2001.

Gli istituti a contenuto economico e normativo con carattere vincolato ed automatico

sono applicati entro trenta giorni dalla predetta data di stipulazione.

4. Il presente contratto, alla scadenza, si rinnova tacitamente di anno in anno qualora

non ne sia data disdetta da una delle parti con lettera raccomandata. In caso di

disdetta, le disposizioni contrattuali rimangono in vigore fino a quando non siano

sostituite dal successivo contratto collettivo, fermo restando quanto previsto

dall’art.48, comma 3, del d.lgs. n.165/2001.

5. Dopo un periodo di vacanza contrattuale pari a tre mesi dalla data di scadenza della

parte economica del presente contratto, ai dipendenti del comparto sarà corrisposta la

relativa indennità, secondo le scadenze previste dall’accordo sul costo del lavoro del

23 luglio 1993. Per l’erogazione di detta indennità si applica la procedura contrattuale

di cui agli artt. 47 e 48 del decreto legislativo n.165/2001.

6. In sede di rinnovo biennale per la parte economica ulteriore punto di riferimento

del negoziato sarà costituito dalla comparazione tra l’inflazione programmata e quella

effettiva intervenuta nel biennio in questione, secondo quanto previsto dall’accordo

tra Governo e parti sociali del 23 luglio 1993.

7. Eventuali sequenze contrattuali previste nel corpo del presente CCNL si intendono

da svolgersi in sede ARAN e tra le Parti firmatarie del CCNL.

8. Per quanto concerne il personale scolastico delle province autonome di Trento e

Bolzano, si applica quanto previsto dai decreti legislativi 24.07.96, nn. 433 e 434,

quest’ultimo come integrato dal d.lgs. n.354/1997.

ART.2 – INTERPRETAZIONE AUTENTICA DEL CONTRATTO

1. Quando insorgano controversie sull’interpretazione del contratto collettivo

nazionale o integrativo, le parti che lo hanno sottoscritto si incontrano, entro 30 giorni

dalla richiesta di cui al successivo comma 2, per definire consensualmente il

significato della clausola controversa. La procedura deve concludersi entro 30 giorni

dalla data del primo incontro.

2. Al fine di cui al comma 1 la parte interessata invia all’altra apposita richiesta

scritta con lettera raccomandata. La richiesta deve contenere una sintetica descrizione

dei fatti e degli elementi di diritto sui quali si basa; essa deve comunque far

riferimento a problemi interpretativi ed applicativi di rilevanza generale.

3. L’eventuale accordo sostituisce la clausola controversa sin dall’inizio della vigenza

del contratto collettivo nazionale o integrativo.

Capo II – Relazioni sindacali



ART.3 – OBIETTIVI E STRUMENTI

1. Il sistema delle relazioni sindacali, nel rispetto delle distinzioni dei ruoli e delle

rispettive responsabilità dell’amministrazione scolastica e dei sindacati, persegue

l’obiettivo di contemperare l’interesse dei dipendenti al miglioramento delle

condizioni di lavoro e alla crescita professionale con l’esigenza di incrementare

l’efficacia e l’efficienza dei servizi prestati alla collettività. Esso è improntato alla

correttezza e trasparenza dei comportamenti.

2. Qualora il contesto delle relazioni sindacali, di cui al presente capo, faccia

riferimento a criteri o linee di indirizzo che, ai sensi dei successivi articoli, siano

anche oggetto di trattativa integrativa decentrata, queste stesse linee di indirizzo, al

fine di garantire e tutelare omogeneità di impostazione per l’intero sistema scolastico

nazionale, possono essere oggetto di indicazioni- quadro elaborate dal Ministro

dell’Istruzione, nell’ambito di quanto definito dal presente contratto e dandone

preventiva informazione alle OO.SS. firmatarie del presente CCNL.

3. Il sistema delle relazioni sindacali si articola nei seguenti modelli relazionali:

a) contrattazione collettiva: si svolge in ambito territoriale nazionale, regionale e

a livello di istituzione scolastica, con le modalità, i tempi e le materie indicate

agli articoli 4 e 6;

b) partecipazione: si articola negli istituti dell’informazione, della concertazione

e delle intese. Essa può prevedere altresì l’istituzione di commissioni

paritetiche con finalità propositive, secondo le modalità indicate nell’articolo 5;

c) interpretazione autentica dei contratti collettivi di cui all’art. 2.

ART.4 – CONTRATTAZIONE COLLETTIVA INTEGRATIVA

1. La contrattazione collettiva integrativa è finalizzata ad incrementare la qualità del

servizio scolastico, sostenendo i processi innovatori in atto anche mediante la

valorizzazione delle professionalità coinvolte.

2. In sede di contrattazione collettiva integrativa nazionale è disciplinato:

A) MOBILITA’:

• con cadenza, di norma biennale, collegata alla durata di definizione dell’organico,

la mobilità compartimentale, a domanda e d’ufficio. In tale ambito si dovrà garantire

la stabilità pluriennale dell’organico al fine di assicurare la continuità didattica del

personale docente con particolare riferimento ai docenti di sostegno e a quelli

impegnati nelle aree a rischio, nelle scuole di montagna e nelle classi funzionanti

negli ospedali. Inoltre, sempre in sede di contrattazione, verranno ricercate le forme

appropriate per favorire l’incontro tra competenze ed aspirazioni dei singoli

insegnanti e le esigenze formative che processi innovativi e diagnosi valutative fanno

maturare nelle singole scuole;

• utilizzazione del personale in altre attività di insegnamento;

• utilizzazione del personale soprannumerario e inidoneo, nonchè di quello

collocato fuori ruolo;

• procedure e criteri di utilizzazione del personale, tenuto altresì conto di quanto

previsto dalla legge n.268/2002 e dalla legge n. 289/2002;

• mobilità intercompartimentale.

B) FORMAZIONE: obiettivi, finalità e criteri di ripartizione delle risorse finanziarie

per la formazione del personale. Si perseguirà l’obiettivo di superare la

frammentazione degli interventi, ridefinendo le modalità di accreditamento degli enti

e delle associazioni professionali e disciplinari, nonchè delle iniziative idonee a

costituire adeguato supporto alle attività didattiche, le procedure per strutturare le

singole iniziative formative, riallocando le risorse a favore dell’attività delle singole

scuole e monitorando gli esiti della formazione.

C) Criteri per l’esercizio dei diritti e dei permessi sindacali.

D) Criteri e parametri di attribuzione delle risorse per le scuole collocate in aree a

rischio educativo, con forte processo immigratorio e per la dispersione scolastica, per

le funzioni strumentali e per gli incarichi aggiuntivi del personale ATA.

3. Presso ciascuna direzione scolastica regionale la contrattazione integrativa si

svolge annualmente sulle seguenti materie:

a) linee di indirizzo e criteri per la tutela della salute nell’ambiente di lavoro;

b) criteri di allocazione e utilizzo delle risorse, provenienti dall’Ente Regione e

da Enti diversi dal MPI, a livello d’istituto per la lotta contro

l’emarginazione scolastica e per gli interventi sulle aree a rischio e a forte

processo immigratorio, inclusa l’assegnazione di una quota dei fondi

destinati alla formazione per il finanziamento di moduli formativi, da

concludersi entro il 31 ottobre;

c) criteri, modalità e opportunità formative per il personale docente, educativo

ed ATA.;

d) criteri di utilizzazione del personale;

e) criteri e modalità di verifica dei risultati delle attività di formazione.

4. Presso ciascuna direzione scolastica regionale la contrattazione integrativa si

svolge con cadenza quadriennale sulle seguenti materie:

a) criteri per la fruizione dei permessi per il diritto allo studio;

b) criteri e modalità per lo svolgimento delle assemblee territoriali e l’esercizio

dei diritti e dei permessi sindacali;

c) istituzione di procedure di raffreddamento dell’eventuale conflittualità

contrattuale generatasi a livello di singola istituzione scolastica;

d) modalità per la costituzione di una commissione bilaterale incaricata

dell’assistenza, supporto e monitoraggio delle relazioni sindacali sul territorio

regionale.

5. Il direttore regionale, nelle materie di cui al comma 3, deve formalizzare la propria

proposta contrattuale entro termini congrui con l’inizio dell’anno scolastico, e, in

ogni caso, entro i successivi dieci giorni lavorativi decorrenti dall’inizio delle

trattative.

6. La contrattazione integrativa si svolge alle condizioni previste dagli artt. 40 e 40

bis del decreto legislativo n. 165/2001. La verifica sulla compatibilità dei costi della

contrattazione collettiva integrativa si attua ai sensi dell’art. 48 del D.lgs. n.165/2001.

Entro i primi 10 giorni di negoziato le parti non assumono iniziative unilaterali nè

procedono ad azioni dirette.

Decorsi ulteriori 20 giorni dall’inizio effettivo delle trattative, le parti riassumono le

rispettive prerogative e libertà di iniziativa, nell’ambito della vigente disciplina

contrattuale.

ART.5 – PARTECIPAZIONE

1.Le forme di partecipazione sindacale si svolgono al livello istituzionale competente

per materia.

L’Amministrazione scolastica nazionale e regionale, con cadenza almeno annuale e

nell’ambito delle proprie autonome e distinte responsabilità, fornisce informazioni

preventive e la relativa documentazione cartacea e/o informatica necessaria sulle

seguenti materie, ai soggetti identificati all’articolo 7;

a) formazione in servizio, aggiornamento, autoaggiornamento e piani di

riconversione del personale in relazione alle situazioni di esubero;

b) criteri per la definizione e la distribuzione degli organici di tutto il personale;

c) modalità organizzative per l’assunzione del personale a tempo determinato e

indeterminato;

d) documenti di previsione di bilancio relativi alle spese per il personale;

e) operatività di nuovi sistemi informativi o di modifica dei sistemi preesistenti

concernenti i servizi amministrativi e di supporto dell’attività scolastica;

f) dati generali sullo stato dell’occupazione degli organici e di utilizzazione del

personale;

g) strumenti e metodologie per la valutazione della produttività ed efficacia

qualitativa del sistema scolastico, anche in rapporto alle sperimentazioni in

atto;

h) andamento generale della mobilità;

i) esiti dei monitoraggi effettuati dall’Amministrazione;

j) accesso all’intranet scolastico per le informazioni di cui sono titolari le OO.SS.

ai sensi del relativo CCNQ;

k) informazione sulle risorse globali assegnate alle scuole per il loro

funzionamento.

2. Su ciascuna delle materie previste al comma 1 e sulle linee essenziali di indirizzo

in materia di gestione della organizzazione scolastica, le OO.SS. firmatarie del

presente CCNL possono richiedere, nel termine di due giorni lavorativi dal

ricevimento dell’informazione, che sia attivato un tavolo di concertazione. Questo

sarà aperto dall’Amministrazione nel termine di cinque giorni lavorativi successivi

alla ricezione della richiesta di concertazione, e dovrà in ogni caso chiudersi nel

termine perentorio di sette giorni lavorativi dall’apertura.

ART.6 – RELAZIONI A LIVELLO DI ISTITUZIONE SCOLASTICA

1. A livello di ogni istituzione scolastica ed educativa, in coerenza con l’autonomia

della stessa e nel rispetto delle competenze del dirigente scolastico e degli organi

collegiali, le relazioni sindacali si svolgono con le modalità previste dal presente

articolo.

2. Sono materie di informazione preventiva annuale le seguenti:

a) proposte di formazione delle classi e di determinazione degli organici della

scuola;

b) piano delle risorse complessive per il salario accessorio, ivi comprese quelle di

fonte non contrattuale;

c) criteri di attuazione dei progetti nazionali, europei e territoriali;

d) criteri per la fruizione dei permessi per l’aggiornamento;

e) utilizzazione dei servizi sociali;

f) criteri di individuazione e modalità di utilizzazione del personale in progetti

derivanti da specifiche disposizioni legislative, nonchè da convenzioni, intese o

accordi di programma stipulati dalla singola istituzione scolastica o

dall’Amministrazione scolastica periferica con altri enti e istituzioni;

g) tutte le materie oggetto di contrattazione;

Sono materie di contrattazione integrativa le seguenti:

h) modalità di utilizzazione del personale docente in rapporto al piano dell’offerta

formativa e al piano delle attività e modalità di utilizzazione del personale

ATA in relazione al relativo piano delle attività formulato dal DSGA, sentito il

personale medesimo;

i) criteri riguardanti le assegnazioni del personale docente, educativo ed ATA alle

sezioni staccate e ai plessi, ricadute sull’organizzazione del lavoro e del

servizio derivanti dall’intensificazione delle prestazioni legate alla definizione

dell’unità didattica. Ritorni pomeridiani;

j) criteri e modalità di applicazione dei diritti sindacali, nonché determinazione

dei contingenti di personale previsti dall’accordo sull’attuazione della legge n.

146/1990, così come modificata e integrata dalla legge n.83/2000;

k) attuazione della normativa in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro;

l) i criteri per la ripartizione delle risorse del fondo d’istituto e per l’attribuzione

dei compensi accessori, ai sensi dell’art. 45, comma 1, del d.lgs. n. 165/2001,

al personale docente, educativo ed ATA, compresi i compensi relativi ai

progetti nazionali e comunitari;

m) criteri e modalità relativi alla organizzazione del lavoro e all’articolazione

dell’orario del personale docente, educativo ed ATA, nonché i criteri per

l’individuazione del personale docente, educativo ed ATA da utilizzare nelle

attività retribuite con il fondo di istituto;

Il dirigente scolastico, nelle materie di cui sopra, deve formalizzare la propria

proposta contrattuale entro termini congrui con l’inizio dell’anno scolastico, e, in

ogni caso, entro i successivi dieci giorni lavorativi decorrenti dall’inizio delle

trattative. Queste ultime devono comunque iniziare non oltre il 15 settembre.

La contrattazione di cui sopra si svolge con cadenza annuale. Le parti possono

prorogare, anche tacitamente, l’accordo già sottoscritto.

Se le Parti non giungono alla sottoscrizione del contratto entro il successivo 30

novembre, le questioni controverse potranno dalle Parti medesime essere

sottoposte alla commissione di cui all’art.4, comma 4, lettera d), che fornirà la

propria assistenza.

Sono materia di informazione successiva le seguenti:

n) nominativi del personale utilizzato nelle attività e progetti retribuiti con il

fondo di istituto;

o) verifica dell’attuazione della contrattazione collettiva integrativa d’istituto

sull’utilizzo delle risorse.

3. Le informazioni previste dal presente articolo sono fornite nel corso di appositi

incontri, unitamente alla relativa documentazione.

4. Sulle materie che incidono sull’ordinato e tempestivo avvio dell’anno scolastico

tutte le procedure previste dal presente articolo debbono concludersi nei termini

stabiliti dal direttore generale regionale per le questioni che incidono sull’assetto

organizzativo e, per le altre, nei tempi congrui per assicurare il tempestivo ed efficace

inizio delle lezioni.

I compensi per le attività svolte e previste dal contratto integrativo vigente sono

erogate entro il 31 agosto.

5. Fermo restando il principio dell’autonomia negoziale e nel quadro di un sistema di

relazioni sindacali improntato ai criteri di comportamento richiamati di correttezza, di

collaborazione e di trasparenza, e fatto salvo quanto previsto dal precedente comma,

decorsi venti giorni dall’inizio effettivo delle trattative, le parti riassumono le

rispettive prerogative e libertà di iniziativa.

6. I revisori effettuano il controllo sulla compatibilità dei costi della contrattazione

collettiva integrativa con i vincoli di bilancio e la relativa certificazione degli oneri,

secondo i principi di cui all’art. 48 del d.lgs. n.165/2001. A tal fine, l’ipotesi di

contratto collettivo integrativo definita dalla delegazione trattante è inviata dal

dirigente scolastico per il controllo, entro 5 giorni, corredata dall’apposita relazione

illustrativa tecnico finanziaria. Trascorsi 30 giorni senza rilievi, il contratto collettivo

integrativo viene definitivamente stipulato e produce i conseguenti effetti. Eventuali

rilievi ostativi sono tempestivamente portati a conoscenza delle organizzazioni

sindacali di cui al successivo art.7, ai fini della riapertura della contrattazione.

ART.7 – COMPOSIZIONE DELLE DELEGAZIONI

1. Le delegazioni trattanti sono costituite come segue:

I – A livello di amministrazione:

a) Per la parte pubblica:

– dal titolare del potere di rappresentanza o da un suo delegato;

– da una rappresentanza dei dirigenti titolari degli uffici direttamente interessati alla

trattativa.

b) Per le organizzazioni sindacali:

– dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali nazionali di categoria firmatarie

del presente CCNL.

II – A livello di ufficio scolastico regionale:

a) Per la parte pubblica:

– dal dirigente titolare del potere di rappresentanza dell’amministrazione nell’ambito

dell’ufficio o da un suo delegato. L’amministrazione può avvalersi del supporto di

personale di propria scelta.

b) Per le organizzazioni sindacali:

– dai rappresentanti territoriali delle organizzazioni sindacali di categoria firmatarie

del presente CCNL.

III – A livello di istituzione scolastica:

a) Per la parte pubblica:

– dal dirigente scolastico.

b) Per le organizzazioni sindacali:

– dalla R.S.U. e dai rappresentanti territoriali delle organizzazioni sindacali di

categoria firmatarie del presente CCNL, come previsto dall’Accordo quadro 7- 8- 1998

sulla costituzione della RSU.

2. Il MPI può avvalersi, nella contrattazione collettiva integrativa nazionale,

dell’assistenza dell’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche

amministrazioni (A.Ra.N.).

ART.8 – ASSEMBLEE

1. I dipendenti hanno diritto a partecipare, durante l’orario di lavoro, ad assemblee

sindacali, in idonei locali sul luogo di lavoro concordati con la parte datoriale

pubblica, per n. 10 ore pro capite in ciascun anno scolastico, senza decurtazione

della retribuzione.

2. In ciascuna scuola e per ciascuna categoria di personale (ATA e docenti) non

possono essere tenute più di due assemblee il mese.

3. Le assemblee che riguardano la generalità dei dipendenti o gruppi di essi sono

indette con specifico ordine del giorno:

a) singolarmente o congiuntamente da una o più organizzazioni sindacali

rappresentative nel comparto ai sensi dell’art. 1, comma 5, del CCNQ del 9

agosto 2000 sulle prerogative sindacali;

b) dalla R.S.U. nel suo complesso e non dai singoli componenti, con le

modalità dell’art. 8, comma 1, dell’accordo quadro sulla elezione delle RSU del

7 agosto 1998;

c) dalla RSU congiuntamente con una o più organizzazioni sindacali

rappresentative del comparto ai sensi dell’art. 1, comma 5, del CCNQ del 9

agosto 2000 sulle prerogative sindacali.

4. Le assemblee coincidenti con l’orario di lezione si svolgono all’inizio o al termine

delle attività didattiche giornaliere di ogni scuola interessata all’assemblea. Le

assemblee del personale ATA possono svolgersi in orario non coincidente con quello

delle assemblee del personale docente, comprese le ore intermedie del servizio

scolastico.

5. Negli istituti di educazione, le assemblee possono svolgersi in orario diverso da

quello previsto dal comma precedente, secondo le modalità stabilite con le procedure

di cui all’art.6 e con il vincolo di osservanza del minor disagio possibile per gli

alunni.

6. Ciascuna assemblea può avere una durata massima di 2 ore se si svolge a livello di

singola istituzione scolastica o educativa nell’ambito dello stesso comune. La durata

massima delle assemblee territoriali è definita in sede di contrattazione integrativa

regionale, in modo da tener conto dei tempi necessari per il raggiungimento della

sede di assemblea e per il ritorno alla sede di servizio, sempre nei limiti di cui al

comma 1 del presente articolo.

7. La convocazione dell’assemblea, la durata, la sede e l’eventuale partecipazione di

dirigenti sindacali esterni sono rese note dai soggetti sindacali promotori almeno 6

giorni prima, con comunicazione scritta, fonogramma, fax o e- mail, ai dirigenti

scolastici delle scuole o istituzioni educative interessate all’assemblea.

La comunicazione deve essere affissa, nello stesso giorno in cui è pervenuta, all’albo

dell’istituzione scolastica o educativa interessata, comprese le eventuali sezioni

staccate o succursali. Alla comunicazione va unito l’ordine del giorno. Nel termine

delle successive quarantotto ore, altri organismi sindacali, purché ne abbiano diritto,

possono presentare richiesta di assemblea per la stessa data e la stessa ora

concordando un’unica assemblea congiunta o – nei limiti consentiti dalla disponibilità

di locali – assemblee separate. La comunicazione definitiva relativa all’assemblea – o

alle assemblee – di cui al presente comma va affissa all’albo dell’istituzione prescelta

entro il suddetto termine di quarantotto ore, dandone comunicazione alle altre sedi.

8. Contestualmente all’affissione all’albo, il dirigente scolastico ne farà oggetto di

avviso, mediante circolare interna, al personale interessato all’assemblea al fine di

raccogliere la dichiarazione individuale di partecipazione espressa in forma scritta del

personale in servizio nell’orario dell’assemblea. Tale dichiarazione fa fede ai fini del

computo del monte ore individuale ed è irrevocabile.

9. Il dirigente scolastico:

a) per le assemblee in cui è coinvolto anche il personale docente sospende le attività

didattiche delle sole classi, o sezioni di scuola dell’infanzia, i cui docenti hanno

dichiarato di partecipare all’assemblea, avvertendo le famiglie interessate e

disponendo gli eventuali adattamenti di orario, per le sole ore coincidenti con quelle

dell’assemblea, del personale che presta regolare servizio;

b) per le assemblee in cui è coinvolto anche il personale ATA, se la partecipazione è

totale, stabilirà, con la contrattazione d’istituto, la quota e i nominativi del personale

tenuto ad assicurare i servizi essenziali relativi alla vigilanza agli ingressi alla scuola,

al centralino e ad altre attività indifferibili coincidenti con l’assemblea sindacale.

10. Non possono essere svolte assemblee sindacali in ore concomitanti con lo

svolgimento degli esami e degli scrutini finali.

11. Per il personale docente, quanto previsto dai commi 1, 3, e 8 si applica anche nel

caso di assemblee indette in orario di servizio per attività funzionali all’insegnamento.

12. Per le riunioni di scuola e territoriali indette al di fuori dell’orario di servizio del

personale si applica il comma 3 del presente articolo, fermo restando l’obbligo da

parte dei soggetti sindacali di concordare con i dirigenti scolastici l’uso dei locali e la

tempestiva affissione all’albo da parte del dirigente scolastico della comunicazione

riguardante l’assemblea.

13. Per quanto non previsto e modificato dal presente articolo restano ferme la

disciplina del diritto di assemblea prevista dall’art. 2 del CCNQ 7 agosto 1998 e le

modalità di utilizzo dei distacchi, aspettative e permessi, nonché delle altre

prerogative sindacali.

CAPO III – NORME COMUNI



ART.9 – MISURE INCENTIVANTI PER PROGETTI RELATIVI ALLE AREE A

RISCHIO, A FORTE PROCESSO IMMIGRATORIO E CONTRO L’EMARGINAZIONE

SCOLASTICA

1. Le Parti affermano il comune impegno ad incentivare la scolarizzazione ed il

raggiungimento di buoni esiti formativi nelle aree a rischio e a forte processo

immigratorio.

2. A tale scopo ogni direttore regionale stipulerà, entro i termini di cui all’art.4,

comma 3, lettera b, apposito contratto integrativo regionale con le OO.SS. firmatarie

del presente CCNL per indicare i criteri di utilizzo da parte delle scuole del fondo

accreditato dal Ministero per le aree a rischio, a forte processo immigratorio e per la

dispersione scolastica, la durata dei progetti, gli obiettivi di lotta all’emarginazione

scolastica da conseguire e i sistemi di rilevazione dei risultati da comunicare al MPI e

alle OO.SS, favorendo la pluralità e la diffusione delle esperienze sul territorio.

3. Le scuole, con riferimento allo specifico contesto territoriale di rischio, accedono

ai fondi in questione anche consorziandosi in rete, e comunque privilegiando la

dimensione territoriale dell’area. A tal fine saranno elaborati progetti finalizzati al

recupero dell’insuccesso scolastico anche con l’ampliamento dell’offerta formativa..

4. I compensi per il personale coinvolto nelle attività di cui al presente articolo

saranno definiti in sede di contrattazione d’istituto, sulla base dei criteri generali

assunti in sede di contrattazione regionale.

ART.10 – MOBILITA’ TERRITORIALE, PROFESSIONALE E INTERCOMPARTIMENTALE

1. I criteri e le modalità per attuare la mobilità territoriale, professionale e

intercompartimentale, nonché i processi di riconversione anche attraverso la

previsione di specifici momenti formativi, del personale di cui al presente contratto

vengono definiti in sede di contrattazione integrativa nazionale, al fine di rendere più

agevole la fruizione di questi istituti da parte dei lavoratori, che ne conservano

comunque il diritto individuale. La mobilità professionale del personale della scuola

ha come fine non solo superare o prevenire il soprannumero, ma anche valorizzare le

esperienze acquisite dal personale, sostenere lo scambio di esperienze nel sistema

scolastico e del lavoro pubblico.

2. In tale sede saranno definiti modalità e criteri per le verifiche periodiche sugli

effetti degli istituti relativi alla mobilità territoriale, al fine di apportare, con

contrattazione nazionale integrativa, i conseguenti adattamenti degli stessi istituti.

3. Analogamente si procederà per la contrattazione relativa alla utilizzazione del

personale.

4. A sostegno dei processi di innovazione, che esigono un equilibrio dinamico tra le

esigenze del sistema scolastico e le aspettative del personale, la mobilità

professionale è finalizzata a:

a) promuovere il reimpiego e la valorizzazione delle professionalità esistenti;

b) promuovere la stessa mobilità professionale ai fini del riassorbimento delle

eccedenze di personale.

Ciò si può realizzare anche attraverso:

– specifici percorsi formativi di riqualificazione e riconversione professionale mirati

all’assegnazione di posti di lavoro vacanti;

– rimborso spese, da erogare anche in misura forfetaria, per l’effettiva frequenza dei

relativi corsi;

– indennità forfetaria di prima sistemazione;

– incentivazione al conseguimento di titoli di studio ed alla integrazione dei percorsi

universitari, utili ai fini del reimpiego.

5. La mobilità professionale a domanda nell’ambito del comparto si attua sulla base

della previsione del fabbisogno di risorse professionali, mediante la programmazione

delle iniziative di formazione, riqualificazione e riconversione in ambito provinciale

o regionale, rivolta, con priorità, al personale appartenente a classi di concorso, aree

disciplinari, ruoli, aree e profili professionali in situazione di esubero. E’ assicurata la

necessaria informazione al personale per il pieno esercizio del diritto alla formazione.

6. Il personale che ha frequentato i corsi di cui al precedente comma conseguendo il

titolo richiesto è tenuto ad accettare la sede assegnata, a domanda o d’ufficio, nella

procedura di mobilità relativa al tipo di posto o cattedra per il quale ha frequentato il

corso.

7. La formazione, la riqualificazione e la riconversione professionale di cui sopra è

altresì orientata verso le esigenze emergenti dall’attuazione dell’autonomia scolastica,

con l’individuazione di specifiche competenze e profili professionali innovativi

connessi allo sviluppo dell’educazione permanente e degli adulti, al potenziamento

della ricerca, sperimentazione, documentazione e aggiornamento educativo, alla

prevenzione e recupero della dispersione scolastica e degli insuccessi formativi,

all’espansione dell’istruzione e formazione integrata post- secondaria, nonché al

rafforzamento dell’efficienza organizzativa e amministrativa delle istituzioni

scolastiche ed educative.

8. Sulla base di accordi promossi dal MPI con altre Amministrazioni ed Enti pubblici

si procede alla mobilità intercompartimentale a domanda, previa definizione, nella

contrattazione integrativa nazionale, di criteri e modalità per l’individuazione del

personale da trasferire; la contrattazione integrativa prevederà anche le modalità di

informazione sulle posizioni di lavoro disponibili e sui connessi aspetti retributivi,

sulle indennità di prima sistemazione e sul rimborso delle spese di trasferimento

sostenute.

9. Nei confronti del personale che abbia fruito di percorsi di mobilità professionale

anche a seguito di procedure concorsuali è applicabile l’istituto della restituzione al

ruolo di provenienza, su posto disponibile in tale ruolo, a domanda o, nel caso di

verificato esito negativo della prestazione lavorativa, d’ufficio. Sono, comunque, fatte

salve le norme sul periodo di prova, ove previsto, nonché la competenza degli organi

individuali o collegiali cui è demandata la formulazione di pareri obbligatori e

l’adozione dei conseguenti provvedimenti.

10. Ai sensi dell’art. 52 del decreto legislativo n. 165/2001, il personale docente

utilizzato, a domanda o d’ufficio, ivi compresa l’assegnazione provvisoria, in altro

tipo di cattedra o posto, ha diritto all’eventuale trattamento economico superiore,

rispetto a quello di titolarità, previsto per detto tipo di cattedra o posto. La maggiore

retribuzione è corrisposta per il periodo di utilizzazione, in misura corrispondente a

quella cui l’interessato avrebbe avuto titolo se avesse ottenuto il passaggio alla

cattedra o posto di utilizzazione.

In caso di utilizzazione parziale, la corresponsione avrà luogo in rapporto

proporzionale con l’orario settimanale d’obbligo.

11. Il servizio non di ruolo di cui agli articoli 485 e 569 del d.lgs. n.297/94 e

successive modifiche è riconoscibile per intero ai fini della mobilità a domanda, sia

compartimentale che intercompartimentale.

ART.11 – PARI OPPORTUNITÀ

1. Al fine di consentire una reale parità uomini- donne, è istituito, presso il MPI il

Comitato pari opportunità con il compito di proporre misure adatte a creare effettive

condizioni di pari opportunità, secondo i principi definiti dalla legge 10 aprile 1991,

n. 125, con particolare riferimento all’art. 1. Il Comitato è costituito da una persona

designata da ciascuna delle organizzazioni sindacali di comparto firmatarie del

presente CCNL e da un pari numero di rappresentanti dell’amministrazione. Il

presidente del Comitato è nominato dal Ministro dell’IUR e designa un

vicepresidente. Per ogni componente effettivo è previsto un componente supplente.

2. Il Comitato svolge i seguenti compiti:

a) raccolta dei dati relativi alle materie di propria competenza, che

l’amministrazione è tenuta a fornire;

b) formulazione di proposte in ordine ai medesimi temi anche ai fini della

contrattazione integrativa;

c) c) promozione di iniziative volte ad attuare le direttive comunitarie per

l’affermazione sul lavoro della pari dignità delle persone nonchè a

realizzare azioni positive, ai sensi della legge n. 125/1991.

3. Nell’ambito dei vari livelli di relazioni sindacali devono essere sentite le proposte

formulate dal Comitato pari opportunità, per ciascuna delle materie sottoindicate, al

fine di prevedere misure che favoriscano effettive pari opportunità nelle condizioni di

lavoro e di sviluppo professionale delle lavoratrici:

– percorsi di formazione mirata del personale sulla cultura delle pari

opportunità in campo formativo, con particolare riferimento ai progetti

per l’orientamento scolastico, alla riformulazione dei contenuti

d’insegnamento, al superamento degli stereotipi nei libri di testo, alle

politiche di riforma;

– azioni positive, con particolare riferimento alle condizioni di accesso ai

corsi di formazione e aggiornamento e all’attribuzione d’incarichi o

funzioni più qualificate;

– iniziative volte a prevenire o reprimere molestie sessuali nonché pratiche

discriminatorie in generale;

– flessibilità degli orari di lavoro;

– fruizione del part- time;

– processi di mobilità.

4. L’amministrazione assicura l’operatività del Comitato e garantisce tutti gli

strumenti idonei e le risorse necessarie al suo funzionamento in applicazione dell’art.

17 del decreto legislativo 29 ottobre 1998, n°387. In particolare, valorizza e

pubblicizza con ogni mezzo, nell’ambito lavorativo, i risultati del lavoro svolto dallo

stesso. Il Comitato è tenuto a svolgere una relazione annuale sulle condizioni delle

lavoratrici della scuola, di cui deve essere data la massima pubblicizzazione.

5. Il Comitato per le pari opportunità rimane in carica per la durata di un quadriennio

e comunque fino alla costituzione del nuovo. I componenti del Comitato possono

essere rinnovati nell’incarico per un solo mandato.

6. A livello di Amministrazione scolastica regionale, su richiesta delle organizzazioni

sindacali abilitate alla contrattazione integrativa, possono essere costituiti appositi

comitati entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente contratto, con

composizione e compiti analoghi a quello nazionale dei quali deve essere assicurato il

funzionamento da parte delle Direzioni regionali. Il Presidente è nominato dal

Direttore regionale.

ART.12 – CONGEDI PARENTALI

1. Al personale dipendente si applicano le vigenti disposizioni in materia di tutela

della maternità contenute nel D. L.gs. n. 151/2001.

2. Nel periodo di astensione obbligatoria, ai sensi degli articoli 16 e 17 del D.

Lgs. n. 151/2001 alla lavoratrice o al lavoratore, anche nell’ipotesi di cui all’art. 28

dello stesso decreto, spetta l’intera retribuzione fissa mensile nonché le quote di

salario accessorio fisse e ricorrenti che competono nei casi di malattia superiore a 15

giorni consecutivi o in caso di ricovero ospedaliero e per il successivo periodo di

convalescenza post- ricovero, secondo la disciplina di cui all’art. 17, comma 8.

Durante il medesimo periodo di astensione, tale periodo è da considerarsi servizio

effettivamente prestato anche per quanto concerne l’eventuale proroga dell’incarico

di supplenza.

3. In caso di parto prematuro, alle lavoratrici spettano comunque i mesi di

astensione obbligatoria. Qualora il figlio nato prematuro abbia necessità di un periodo

di degenza presso una struttura ospedaliera pubblica o privata, la madre ha la facoltà

di richiedere che il restante periodo di congedo obbligatorio post- parto ed il restante

periodo ante- parto non fruito, possano decorrere in tutto o in parte dalla data di

effettivo rientro a casa del figlio; la richiesta è accolta qualora sia avallata da idonea

certificazione medica dalla quale risulti che le condizioni di salute della lavoratrice

consentono il rientro al lavoro. Alla lavoratrice rientrata al lavoro spettano in ogni

caso i periodi di riposo di cui all’art. 39 del D. Lgs. n. 151/2001.

4. Nell’ambito del periodo di astensione dal lavoro previsto dall’art. 32 , comma 1,

lett. a) del D. Lgs. n. 151/2001, per le lavoratrici madri o in alternativa per i lavoratori

padri, i primi trenta giorni, computati complessivamente per entrambi i genitori e

fruibili anche in modo frazionato, non riducono le ferie, sono valutati ai fini

dell’anzianità di servizio e sono retribuiti per intero, con esclusione dei compensi per

lavoro straordinario e le indennità per prestazioni disagiate, pericolose o dannose per

la salute.

5. Successivamente al periodo di astensione di cui al comma 2 e sino al

compimento del terzo anno di vita del bambino, nei casi previsti dall’art. 47, comma

1, del D. L.gs. n. 151/2001, alle lavoratrici madri ed ai lavoratori padri sono

riconosciuti trenta giorni per ciascun anno di età del bambino, computati

complessivamente per entrambi i genitori, di assenza retribuita secondo le modalità

indicate nello stesso comma 2. Ciascun genitore, alternativamente, ha altresì diritto di

astenersi dal lavoro, nel limite di cinque giorni lavorativi l’anno, per le malattie di

ogni figlio di età compresa fra i tre e gli otto anni.

6. I periodi di assenza di cui ai precedenti commi 4 e 5, nel caso di fruizione

continuativa, comprendono anche gli eventuali giorni festivi che ricadano all’interno

degli stessi. Tale modalità di computo trova applicazione anche nel caso di fruizione

frazionata, ove i diversi periodi di assenza non siano intervallati dal ritorno al lavoro

del lavoratore o della lavoratrice.

7. Ai fini della fruizione, anche frazionata, dei periodi di astensione dal lavoro, di

cui all’art. 32, comma 1, del D. Lgs. n.151/2001, la lavoratrice madre o il lavoratore

padre presentano la relativa domanda, con l’indicazione della durata, all’ufficio di

appartenenza di norma quindici giorni prima della data di decorrenza del periodo di

astensione. La domanda può essere inviata anche per mezzo di raccomandata con

avviso di ricevimento purché sia assicurato comunque il rispetto del termine minimo

di quindici giorni. Tale disciplina trova applicazione anche nel caso di proroga

dell’originario periodo di astensione.

8. In presenza di particolari e comprovate situazioni personali che rendano

impossibile il rispetto della disciplina di cui al precedente comma 7, la domanda può

essere presentata entro le quarantotto ore precedenti l’inizio del periodo di astensione

dal lavoro.

ART.13 – FERIE

1. Il dipendente con contratto di lavoro a tempo indeterminato ha diritto, per ogni

anno di servizio, ad un periodo di ferie retribuito. Durante tale periodo al dipendente

spetta la normale retribuzione, escluse le indennità previste per prestazioni di lavoro

aggiuntivo o straordinario e quelle che non siano corrisposte per dodici mensilità.

2. La durata delle ferie è di 32 giorni lavorativi comprensivi delle due giornate

previste dall’art. 1, comma 1, lett. a), della legge 23 dicembre 1977, n. 937.

3. I dipendenti neo- assunti nella scuola hanno diritto a 30 giorni lavorativi di ferie

comprensivi delle due giornate previste dal comma 2.

4. Dopo 3 anni di servizio, a qualsiasi titolo prestato, ai dipendenti di cui al comma 3

spettano i giorni di ferie previsti dal comma 2.

5. Nell’ipotesi che il POF d’istituto preveda la settimana articolata su cinque giorni di

attività, per il personale ATA il sesto è comunque considerato lavorativo ai fini del

computo delle ferie e i giorni di ferie goduti per frazioni inferiori alla settimana

vengono calcolati in ragione di 1,2 per ciascun giorno.

6. Nell’anno di assunzione o di cessazione dal servizio la durata delle ferie è

determinata in proporzione dei dodicesimi di servizio prestato. La frazione di mese

superiore a quindici giorni è considerata a tutti gli effetti come mese intero.

7. Il dipendente che ha usufruito dei permessi retribuiti di cui all’art. 15 conserva il

diritto alle ferie.

8. Le ferie sono un diritto irrinunciabile e non sono monetizzabili, salvo quanto

previsto nel comma 15. Esse devono essere richieste dal personale docente e ATA al

dirigente scolastico.

9. Le ferie devono essere fruite dal personale docente durante i periodi di sospensione

delle attività didattiche; durante la rimanente parte dell’anno, la fruizione delle ferie è

consentita al personale docente per un periodo non superiore a sei giornate lavorative.

Per il personale docente la fruibilità dei predetti sei giorni è subordinata alla

possibilità di sostituire il personale che se ne avvale con altro personale in servizio

nella stessa sede e, comunque, alla condizione che non vengano a determinarsi oneri

aggiuntivi anche per l’eventuale corresponsione di compensi per ore eccedenti, salvo

quanto previsto dall’art. 15, comma 2.

10. In caso di particolari esigenze di servizio ovvero in caso di motivate esigenze di

carattere personale e di malattia, che abbiano impedito il godimento in tutto o in parte

delle ferie nel corso dell’anno scolastico di riferimento, le ferie stesse saranno fruite

dal personale docente, a tempo indeterminato, entro l’anno scolastico successivo nei

periodi di sospensione dell’attività didattica.

In analoga situazione, il personale A.T.A. fruirà delle ferie non godute di norma non

oltre il mese di aprile dell’anno successivo, sentito il parere del DSGA.

11. Compatibilmente con le esigenze di servizio, il personale A.T.A. può frazionare

le ferie in più periodi. La fruizione delle ferie dovrà comunque essere effettuata nel

rispetto dei turni prestabiliti, assicurando al dipendente il godimento di almeno 15

giorni lavorativi continuativi di riposo nel periodo 1 luglio- 31 agosto.

12. Qualora le ferie già in godimento siano interrotte o sospese per motivi di servizio,

il dipendente ha diritto al rimborso delle spese documentate per il viaggio di rientro

in sede e per quello di ritorno al luogo di svolgimento delle ferie medesime. Il

dipendente ha, inoltre, diritto al rimborso delle spese sostenute per il periodo di ferie

non goduto.

13. Le ferie sono sospese da malattie adeguatamente e debitamente documentate che

abbiano dato luogo a ricovero ospedaliero o si siano protratte per più di 3 giorni.

L’Amministrazione deve essere posta in grado, attraverso una tempestiva

comunicazione, di compiere gli accertamenti dovuti.

14. Il periodo di ferie non è riducibile per assenze per malattia o per assenze

parzialmente retribuite, anche se tali assenze si siano protratte per l’intero anno

scolastico.

15. All’atto della cessazione dal rapporto di lavoro, qualora le ferie spettanti a tale

data non siano state fruite, si procede al pagamento sostitutivo delle stesse, sia per il

personale a tempo determinato che indeterminato.

ART.14 – FESTIVITÀ

1. A tutti i dipendenti sono altresì attribuite 4 giornate di riposo ai sensi ed alle

condizioni previste dalla legge 23 dicembre 1977, n. 937. E’ altresì considerata giorno

festivo la ricorrenza del Santo Patrono della località in cui il dipendente presta

servizio, purché ricadente in giorno lavorativo.

2. Le quattro giornate di riposo, di cui al comma 1, sono fruite nel corso dell’anno

scolastico cui si riferiscono e, in ogni caso, dal personale docente esclusivamente

durante il periodo tra il termine delle lezioni e degli esami e l’inizio delle lezioni

dell’anno scolastico successivo, ovvero durante i periodi di sospensione delle lezioni.

ART.15 – PERMESSI RETRIBUITI

1. Il dipendente della scuola con contratto di lavoro a tempo indeterminato, ha diritto,

sulla base di idonea documentazione anche autocertificata, a permessi retribuiti per i

seguenti casi:

– partecipazione a concorsi od esami: gg. 8 complessivi per anno scolastico, ivi

compresi quelli eventualmente richiesti per il viaggio;

– lutti per perdita del coniuge, di parenti entro il secondo grado, di soggetto

componente la famiglia anagrafica o comunque convivente e di affini di primo grado:

gg. 3 per evento, anche non continuativi.

I permessi sono erogati a domanda, da presentarsi al dirigente scolastico da parte del

personale docente ed ATA.

2. Il dipendente, inoltre, ha diritto, a domanda, nell’anno scolastico, a tre giorni di

permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante

autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, sono fruiti i sei

giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9,

prescindendo dalle condizioni previste in tale norma.

3. Il dipendente ha, altresì, diritto ad un permesso retribuito di quindici giorni

consecutivi in occasione del matrimonio, con decorrenza indicata dal dipendente

medesimo ma comunque fruibili da una settimana prima a due mesi successivi al

matrimonio stesso.

4. I permessi dei commi 1, 2 e 3 possono essere fruiti cumulativamente nel corso di

ciascun anno scolastico, non riducono le ferie e sono valutati agli effetti dell’anzianità

di servizio.

5. Durante i predetti periodi al dipendente spetta l’intera retribuzione, esclusi i

compensi per attività aggiuntive e le indennità di direzione, di lavoro

notturno/festivo, di bilinguismo e di trilinguismo.

6. I permessi di cui all’art. 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 sono

retribuiti come previsto dall’art. 2, comma 3 ter, del decreto legge 27 agosto 1993, n.

324, convertito dalla legge 27 ottobre 1993 n. 423, e non sono computati ai fini del

raggiungimento del limite fissato dai precedenti commi nè riducono le ferie; essi

devono essere possibilmente fruiti dai docenti in giornate non ricorrenti.

7. Il dipendente ha diritto, inoltre, ove ne ricorrano le condizioni, ad altri permessi

retribuiti previsti da specifiche disposizioni di legge.

ART.16 – PERMESSI BREVI

1. Compatibilmente con le esigenze di servizio, al dipendente con contratto a tempo

indeterminato e al personale con contratto a tempo determinato, sono attribuiti, per

esigenze personali e a domanda, brevi permessi di durata non superiore alla metà

dell’orario giornaliero individuale di servizio e, comunque, per il personale docente

fino ad un massimo di due ore. Per il personale docente i permessi brevi si riferiscono

ad unità minime che siano orarie di lezione.

2. I permessi complessivamente fruiti non possono eccedere 36 ore nel corso

dell’anno scolastico per il personale A.T.A.; per il personale docente il limite

corrisponde al rispettivo orario settimanale di insegnamento.

3. Entro i due mesi lavorativi successivi a quello della fruizione del permesso, il

dipendente è tenuto a recuperare le ore non lavorate in una o più soluzioni in

relazione alle esigenze di servizio.

Il recupero da parte del personale docente avverrà prioritariamente con riferimento

alle supplenze o allo svolgimento di interventi didattici integrativi, con precedenza

nella classe dove avrebbe dovuto prestare servizio il docente in permesso.

4. Nei casi in cui non sia possibile il recupero per fatto imputabile al dipendente,

l’Amministrazione provvede a trattenere una somma pari alla retribuzione spettante al

dipendente stesso per il numero di ore non recuperate.

5. Per il personale docente l’attribuzione dei permessi è subordinata alla possibilità

della sostituzione con personale in servizio.

ART.17 – ASSENZE PER MALATTIA

1. Il dipendente assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto per un

periodo di diciotto mesi. Ai fini della maturazione del predetto periodo, si sommano,

alle assenze dovute all’ultimo episodio morboso, le assenze per malattia verificatesi

nel triennio precedente.

2. Superato il periodo previsto dal comma 1, al lavoratore che ne faccia richiesta è

concesso di assentarsi per un ulteriore periodo di 18 mesi in casi particolarmente

gravi, senza diritto ad alcun trattamento retributivo.

3. Prima di concedere su richiesta del dipendente l’ulteriore periodo di assenza di cui

al comma 2 l’amministrazione procede all’accertamento delle sue condizioni di salute,

per il tramite del competente organo sanitario ai sensi delle vigenti disposizioni, al

fine di stabilire la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità

fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro.

4. Superati i periodi di conservazione del posto previsti dai commi 1 e 2, oppure nel

caso che, a seguito dell’accertamento disposto ai sensi del comma 3, il dipendente sia

dichiarato permanentemente inidoneo a svolgere qualsiasi proficuo lavoro,

l’amministrazione può procedere, salvo quanto previsto dal successivo comma 5, alla

risoluzione del rapporto corrispondendo al dipendente l’indennità sostitutiva del

preavviso.

5. Il personale docente dichiarato inidoneo alla sua funzione per motivi di salute può

a domanda essere collocato fuori ruolo e/o utilizzato in altri compiti tenuto conto

della sua preparazione culturale e professionale. Tale utilizzazione è disposta dal

Direttore regionale sulla base di criteri definiti in sede di contrattazione integrativa

nazionale.

6. I periodi di assenza per malattia, salvo quelli previsti dal comma 2 del presente

articolo, non interrompono la maturazione dell’anzianità di servizio a tutti gli effetti.

7. Sono fatte salve le vigenti disposizioni di legge a tutela degli affetti da TBC,

nonché quanto previsto dalla legge 26 giugno 1990, n. 162 e dal D.P.R. 9 ottobre

1990, n. 309.

8. Il trattamento economico spettante al dipendente, nel caso di assenza per malattia

nel triennio di cui al comma 1, è il seguente:

a) intera retribuzione fissa mensile, ivi compresa la retribuzione professionale

docenti ed il compenso individuale accessorio, con esclusione di ogni altro

compenso accessorio, comunque denominato, per i primi nove mesi di

assenza.

Nell’ambito di tale periodo per le malattie superiori a 15 gg. lavorativi o in

caso di ricovero ospedaliero e per il successivo periodo di convalescenza

post- ricovero, al dipendente compete anche ogni trattamento economico

accessorio a carattere fisso e continuativo;

b) 90% della retribuzione di cui alla lett. a) per i successivi 3 mesi di assenza;

c) 50% della retribuzione di cui alla lett. a) per gli ulteriori 6 mesi del periodo

di conservazione del posto previsto nel comma 1.

9. In caso di gravi patologie che richiedano terapie temporaneamente e/o

parzialmente invalidanti sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia,

di cui ai commi 1 e 8 del presente articolo, oltre ai giorni di ricovero ospedaliero o di

day hospital anche quelli di assenza dovuti alle conseguenze certificate delle terapie.

Pertanto per i giorni anzidetti di assenza spetta l’intera retribuzione.

10. L’assenza per malattia, salva l’ipotesi di comprovato impedimento, deve essere

comunicata all’istituto scolastico o educativo in cui il dipendente presta servizio,

tempestivamente e comunque non oltre l’inizio dell’orario di lavoro del giorno in cui

essa si verifica, anche nel caso di eventuale prosecuzione di tale assenza.

11. Il dipendente, salvo comprovato impedimento, è tenuto a recapitare o spedire a

mezzo raccomandata con avviso di ricevimento il certificato medico di

giustificazione dell’assenza con indicazione della sola prognosi entro i cinque giorni

successivi all’inizio della malattia o alla eventuale prosecuzione della stessa,

comunicando per le vie brevi la presumibile durata della prognosi. Qualora tale

termine scada in giorno festivo esso è prorogato al primo giorno lavorativo

successivo.

12. L’istituzione scolastica o educativa, oppure l’amministrazione di appartenenza o

di servizio può disporre, sin dal primo giorno, il controllo della malattia, ai sensi delle

vigenti disposizioni di legge, attraverso il competente organo sanitario. Il controllo

non è disposto se il dipendente è ricoverato in strutture ospedaliere, pubbliche o

private.

13. Il dipendente, che durante l’assenza, per particolari motivi, dimori in luogo

diverso da quello di residenza o del domicilio dichiarato all’amministrazione deve

darne immediata comunicazione, precisando l’indirizzo dove può essere reperito.

14. Il dipendente assente per malattia, pur in presenza di espressa autorizzazione del

medico curante ad uscire, è tenuto a farsi trovare nel domicilio comunicato

all’amministrazione, in ciascun giorno, anche se domenicale o festivo, dalle ore 10

alle ore 12 e dalle ore 17 alle ore 19.

15. La permanenza del dipendente nel proprio domicilio durante le fasce orarie come

sopra definite può essere verificata nell’ambito e nei limiti delle vigenti disposizioni

di legge.

16. Qualora il dipendente debba allontanarsi, durante le fasce di reperibilità,

dall’indirizzo comunicato per visite mediche, prestazioni o accertamenti specialistici

o per altri giustificati motivi, che devono essere, a richiesta, documentati, è tenuto a

darne preventiva comunicazione all’amministrazione con l’indicazione della diversa

fascia oraria di reperibilità da osservare.

17. Nel caso in cui l’infermità sia causata da colpa di un terzo, il risarcimento del

danno da mancato guadagno effettivamente liquidato da parte del terzo responsabile qualora

comprensivo anche della normale retribuzione – è versato dal dipendente

all’amministrazione fino a concorrenza di quanto dalla stessa erogato durante il

periodo di assenza ai sensi del comma 8, lettere a), b) e c), compresi gli oneri riflessi

inerenti. La presente disposizione non pregiudica l’esercizio, da parte

dell’amministrazione, di eventuali azioni dirette nei confronti del terzo responsabile.

18. Le disposizioni di cui al presente articolo sono comunque adottate nel rispetto

dell’art. 35 della legge 27.12.2002, n.289 e successive modifiche.

ART.18 – ASPETTATIVA PER MOTIVI DI FAMIGLIA, DI LAVORO, PERSONALI E DI

STUDIO

1. L’aspettativa per motivi di famiglia o personali continua ad essere regolata dagli

artt. 69 e 70 del T.U. approvato con D.P.R. n. 3 del 10 gennaio 1957 e dalle leggi

speciali che a tale istituto si richiamano. L’aspettativa è erogata dal dirigente

scolastico al personale docente ed ATA.

L’aspettativa è erogata anche ai docenti di religione cattolica di cui all’art. 3, comma 6

e 7 del D.P.R. n. 399/1988, ed al personale di cui al comma 3 dell’art. 19 del presente

CCNL, limitatamente alla durata dell’incarico.

2. Ai sensi della predetta norma il dipendente può essere collocato in aspettativa

anche per motivi di studio, ricerca o dottorato di ricerca. Per gli incarichi e le borse di

studio resta in vigore l’art. 453 del D.P.R. n. 297 del 1994.

3. Il dipendente è inoltre collocato in aspettativa, a domanda, per un anno scolastico

senza assegni per realizzare, l’esperienza di una diversa attività lavorativa o per

superare un periodo di prova.

ART.19 – FERIE, PERMESSI ED ASSENZE DEL PERSONALE ASSUNTO A TEMPO

DETERMINATO

1. Al personale assunto a tempo determinato, al personale di cui all’art. 3, comma 6,

del D.P.R. n. 399 del 1988 e al personale non licenziabile di cui agli artt. 43 e 44

della legge 20 maggio 1982 n. 270, si applicano, nei limiti della durata del rapporto di

lavoro, le disposizioni in materia di ferie, permessi ed assenze stabilite dal presente

contratto per il personale assunto a tempo indeterminato, con le precisazioni di cui ai

seguenti commi.

2. Le ferie del personale assunto a tempo determinato sono proporzionali al servizio

prestato. Qualora la durata del rapporto di lavoro a tempo determinato sia tale da non

consentire la fruizione delle ferie maturate, le stesse saranno liquidate al termine

dell’anno scolastico e comunque dell’ultimo contratto stipulato nel corso dell’anno

scolastico. La fruizione delle ferie nei periodi di sospensione delle lezioni nel corso

dell’anno scolastico non è obbligatoria. Pertanto, per il personale docente a tempo

determinato che, durante il rapporto di impiego, non abbia chiesto di fruire delle ferie

durante i periodi di sospensione delle lezioni, si dà luogo al pagamento sostitutivo

delle stesse al momento della cessazione del rapporto.

3. Il personale docente ed ATA assunto con contratto a tempo determinato per l’intero

anno scolastico o fino al termine delle attività didattiche, nonché quello ad esso

equiparato ai sensi delle vigenti disposizioni di legge, assente per malattia, ha diritto

alla conservazione del posto per un periodo non superiore a 9 mesi in un triennio

scolastico.

4. Fermo restando tale limite, in ciascun anno scolastico la retribuzione spettante al

personale di cui al comma precedente è corrisposta per intero nel primo mese di

assenza, nella misura del 50% nel secondo e terzo mese. Per il restante periodo il

personale anzidetto ha diritto alla conservazione del posto senza assegni.

5. Il personale docente assunto con contratto di incarico annuale per l’insegnamento

della religione cattolica, secondo la disciplina di cui all’art. 309 del D.lgs. n. 297 del

1994, e che non si trovi nelle condizioni previste dall’art. 3, comma 6, del D.P.R. n.

399 del 1988, assente per malattia, ha diritto alla conservazione del posto per un

periodo non superiore a nove mesi in un triennio scolastico, con la retribuzione

calcolata con le modalità di cui al comma 4.

6. Le assenze per malattia parzialmente retribuite non interrompono la maturazione

dell’anzianità di servizio a tutti gli effetti.

7. Al personale docente, educativo ed ATA assunto a tempo determinato, ivi

compreso quello di cui al precedente comma 5, sono concessi permessi non retribuiti,

per la partecipazione a concorsi od esami, nel limite di otto giorni complessivi per

anno scolastico, ivi compresi quelli eventualmente richiesti per il viaggio. Sono,

inoltre, attribuiti permessi non retribuiti, fino ad un massimo di sei giorni, per i

motivi previsti dall’art.15, comma 2.

8. I periodi di assenza senza assegni interrompono la maturazione dell’anzianità di

servizio a tutti gli effetti.

9. Il dipendente di cui al presente articolo ha diritto a tre giorni di permesso retribuito

per lutti per perdita del coniuge, di parenti entro il secondo grado, del convivente o di

soggetto componente la famiglia anagrafica e di affini di primo grado.

10. Nei casi di assenza dal servizio per malattia del personale docente ed ATA,

assunto con contratto a tempo determinato stipulato dal dirigente scolastico, si

applica l’art. 5 del D.L. 12 settembre 1983, n. 463, convertito con modificazioni dalla

legge 11 novembre 1983, n. 638. Tale personale ha comunque diritto, nei limiti di

durata del contratto medesimo, alla conservazione del posto per un periodo non

superiore a 30 giorni annuali, retribuiti al 50%.

11. I periodi di assenza parzialmente retribuiti di cui al precedente comma 10 non

interrompono la maturazione dell’anzianità di servizio a tutti gli effetti.

12. Il personale docente ed ATA assunto a tempo determinato ha diritto entro i limiti

di durata del rapporto, ad un permesso retribuito di 15 giorni consecutivi in occasione

del matrimonio.

13. I permessi di cui ai commi 9 e 12 sono computati nell’anzianità di servizio a tutti

gli effetti.

14. Al personale di cui al presente articolo si applicano le norme relative ai congedi

parentali come disciplinati dall’art.12.

15. Al personale di cui al presente articolo si applicano le disposizioni relative alle

gravi patologie, di cui all’art.17, comma 9.

ART.20 – INFORTUNIO SUL LAVORO E MALATTIE DOVUTE A CAUSA DI

SERVIZIO

1. In caso di assenza dovuta ad infortunio sul lavoro, non si computa ai fini del limite

massimo del diritto alla conservazione del posto il periodo di malattia necessario

affinchè il dipendente giunga a completa guarigione clinica. In tale periodo al

dipendente spetta l’intera retribuzione di cui all’art. 17, comma 8, let. a).

2. Fuori dei casi previsti nel comma 1, se l’assenza è dovuta a malattia riconosciuta

dipendente da causa di servizio, al lavoratore spetta l’intera retribuzione per tutto il

periodo di conservazione del posto di cui all’art. 17, commi 1, 2 e 3.

3. Le disposizioni di cui al presente articolo sono dirette alla generalità del personale

della scuola e pertanto si applicano anche ai dipendenti con contratto a tempo

determinato, nei limiti di durata della nomina, e anche a valere su eventuale ulteriore

nomina conferita in costanza delle patologie di cui sopra.

ART.21 – INDIVIDUAZIONE DEL PERSONALE AVENTE DIRITTO DI MENSA

GRATUITA

1. Il diritto alla fruizione del servizio di mensa gratuita riguarda il personale docente

in servizio in ciascuna classe o sezione durante la refezione.

2. Laddove, per effetto dell’orario di funzionamento adottato dalle singole scuole,

nella sezione risultino presenti contemporaneamente due insegnanti, entrambi hanno

diritto al servizio di mensa.

3.Nella scuola elementare ne hanno diritto gli insegnanti assegnati a classi

funzionanti a tempo pieno e a classi che svolgano un orario settimanale delle attività

didattiche che prevede rientri pomeridiani, i quali siano tenuti ad effettuare

l’assistenza educativa alla mensa nell’ambito dell’orario di insegnamento.

4.Nella scuola media ne hanno diritto i docenti in servizio nelle classi a tempo

prolungato che prevedono l’organizzazione della mensa, assegnati sulla base

dell’orario scolastico alle attività di interscuola e i docenti incaricati dei compiti di

assistenza e vigilanza sugli alunni per ciascuna classe che attui la sperimentazione ai

sensi dell’art. 278 del decreto legislativo n. 297/94.

5.Il personale ATA di servizio alla mensa usufruisce anch’esso della mensa gratuita.

6.Ulteriori, eventuali modalità attuative possono essere definite in sede di

contrattazione integrativa regionale, ferme restando le competenze del MIUR per

quanto concerne le modalità di erogazione dei contributi ai Comuni.

ART.22 – PERSONALE IMPEGNATO IN ATTIVITA’ DI EDUCAZIONE DEGLI ADULTI

ED IN ALTRE TIPOLOGIE DI ATTIVITA’ DIDATTICA

1. Sono destinatari del presente articolo i docenti che operano nei centri territoriali

permanenti, nei corsi serali della scuola secondaria superiore, nelle scuole presso gli

ospedali e gli istituti penitenziari.

Considerata la specificità professionale che contraddistingue il settore

dell’educazione degli adulti, si stabilisce che:

a) deve essere assicurata la precedenza nelle operazioni di mobilità a domanda o

d’ufficio per analoga tipologia per chi abbia maturato esperienza nel settore o

abbia frequentato specifici percorsi di formazione in ingresso;

b) in sede di piano nazionale di aggiornamento saranno annualmente definiti risorse

e interventi formativi mirati agli obiettivi dell’educazione degli adulti;

c) secondo cadenze determinate in sede locale, può essere prevista la convocazione

di conferenze di servizio che devono vedere il coinvolgimento dei docenti del

settore quale sede di proposta per la definizione del piano di formazione in

servizio, nonchè di specifiche iniziative per i docenti assegnati per la prima volta a

questo settore;

d) l’articolazione dell’orario di rapporto con l’utenza dei docenti in servizio presso i

centri territoriali permanenti è definita in base alla programmazione annuale

dell’attività e all’articolazione flessibile su base annuale. Nelle funzioni di

competenza dei docenti all’interno dell’orario di rapporto con l’utenza si debbono

considerare le attività di accoglienza e ascolto, nonché quelle di analisi dei bisogni

dei singoli utenti. Per le attività funzionali alla prestazione dell’insegnamento si fa

riferimento a quanto stabilito dal precedente art. 29;

e) la contrattazione integrativa regionale sull’utilizzazione del personale disciplina le

possibili utilizzazioni sia in corsi ospedalieri sia in classi ordinarie, anche al fine

di individuare scuole polo che assicurino l’attività educativa in un certo numero di

ospedali. Al personale è garantita la tutela sanitaria a livello di informazione, di

prevenzione e controllo sulla base di intese con l’autorità sanitaria promosse

dall’autorità scolastica;

f) nelle scuole carcerarie è garantita la tutela sanitaria a livello di informazione, di

prevenzione e controllo, ivi compresa la possibilità per docenti di accedere ai

presidi medici, sulla base di intese con le autorità competenti promosse

dall’autorità scolastica;

g) la contrattazione integrativa regionale riguarderà anche il personale di cui al

presente articolo, con particolare riguardo alla specificità delle tematiche relative

al settore, anche in riferimento ai processi di innovazione in corso e in

considerazione dell’espansione quantitativa e qualitativa del settore. In sede di

contrattazione integrativa regionale sarà prevista una specifica ed autonoma

destinazione di risorse per il personale impegnato nel settore.

2 .Le Parti concordano di rimandare ad apposita sequenza contrattuale la disciplina

della materia in attesa che sia attuato l’art. 1, comma 632, della legge finanziaria

27.12.2006, n.296

ART.23 – TERMINI DI PREAVVISO

1. In tutti i casi in cui il presente contratto prevede la risoluzione del rapporto con

preavviso o con corresponsione dell’indennità sostitutiva dello stesso, i relativi

termini sono fissati come segue:

– 2 mesi per dipendenti con anzianità di servizio fino a 5 anni;

– 3 mesi per dipendenti con anzianità di servizio fino a 10 anni;

– 4 mesi per dipendenti con anzianità di servizio oltre 10 anni.

CAPO IV – DOCENTI



ART.24 – INTENTI COMUNI

1. Le Parti confermano gli esiti, sottoscritti il 24 maggio 2004, della Commissione

che ha operato ai sensi dell’art. 22 del CCNL 24.07.03.Le

Parti stesse si impegnano a ricercare, in sede contrattuale, in coerenza con lo

sviluppo dei processi di valutazione complessiva del sistema nazionale d’istruzione e

con risorse specificamente destinate, forme, modalità, procedure e strumenti

d’incentivazione e valorizzazione professionale e di carriera degli insegnanti.

ART.25 – AREA DOCENTI E CONTRATTO INDIVIDUALE DI LAVORO

1. Il personale docente ed educativo degli istituti e scuole di ogni ordine e grado,

delle istituzioni educative e degli istituti e scuole speciali statali, è collocato nella

distinta area professionale del personale docente.

2.Rientrano in tale area i docenti della scuola dell’infanzia; i docenti della scuola

primaria; i docenti della scuola secondaria di 1° grado; i docenti diplomati e laureati

della scuola secondaria di 2° grado; il personale educativo dei convitti e degli

educandati femminili.

3. I rapporti individuali di lavoro a tempo indeterminato o determinato del personale

docente ed educativo degli istituti e scuole statali di ogni ordine e grado, sono

costituiti e regolati da contratti individuali, nel rispetto delle disposizioni di legge,

della normativa comunitaria e del contratto collettivo nazionale vigente.

4. Nel contratto di lavoro individuale, per il quale è richiesta la forma scritta, sono,

comunque, indicati:

a) tipologia del rapporto di lavoro;

b) data di inizio del rapporto di lavoro;

c) data di cessazione del rapporto di lavoro per il personale a tempo

determinato;

d) qualifica di inquadramento professionale e livello retributivo iniziale;

e) compiti e mansioni corrispondenti alla qualifica di assunzione;

f) durata del periodo di prova, per il personale a tempo indeterminato;

g) sede di prima destinazione, ancorché provvisoria, dell’attività lavorativa.

5. Il contratto individuale specifica le cause che ne costituiscono condizioni risolutive

e specifica, altresì, che il rapporto di lavoro è regolato dalla disciplina del presente

CCNL. E’ comunque causa di risoluzione del contratto l’annullamento della

procedura di reclutamento che ne costituisce il presupposto.

6. L’assunzione a tempo determinato e a tempo indeterminato può avvenire con

rapporto di lavoro a tempo pieno o a tempo parziale. In quest’ultimo caso, il contratto

individuale di cui al comma 4 indica anche l’articolazione dell’orario di lavoro.

ART.26 – FUNZIONE DOCENTE

1. La funzione docente realizza il processo di insegnamento/apprendimento volto a

promuovere lo sviluppo umano, culturale, civile e professionale degli alunni, sulla

base delle finalità e degli obiettivi previsti dagli ordinamenti scolastici definiti per i

vari ordini e gradi dell’istruzione.

2. La funzione docente si fonda sull’autonomia culturale e professionale dei docenti;

essa si esplica nelle attività individuali e collegiali e nella partecipazione alle attività

di aggiornamento e formazione in servizio.

3. In attuazione dell’autonomia scolastica i docenti, nelle attività collegiali, attraverso

processi di confronto ritenuti più utili e idonei, elaborano, attuano e verificano, per gli

aspetti pedagogico – didattici, il piano dell’offerta formativa, adattandone

l’articolazione alle differenziate esigenze degli alunni e tenendo conto del contesto

socio – economico di riferimento, anche al fine del raggiungimento di condivisi

obiettivi qualitativi di apprendimento in ciascuna classe e nelle diverse discipline. Dei

relativi risultati saranno informate le famiglie con le modalità decise dal collegio dei

docenti.

ART.27 – PROFILO PROFESSIONALE DOCENTE

1. Il profilo professionale dei docenti è costituito da competenze disciplinari,

psicopedagogiche, metodologico- didattiche, organizzativo- relazionali e di ricerca,

documentazione e valutazione tra loro correlate ed interagenti, che si sviluppano col

maturare dell’esperienza didattica, l’attività di studio e di sistematizzazione della

pratica didattica. I contenuti della prestazione professionale del personale docente si

definiscono nel quadro degli obiettivi generali perseguiti dal sistema nazionale di

istruzione e nel rispetto degli indirizzi delineati nel piano dell’offerta formativa della

scuola.

ART.28 – ATTIVITÀ DI INSEGNAMENTO

1. Le istituzioni scolastiche adottano ogni modalità organizzativa che sia espressione

di autonomia progettuale e sia coerente con gli obiettivi generali e specifici di ciascun

tipo e indirizzo di studio, curando la promozione e il sostegno dei processi innovativi

e il miglioramento dell’offerta formativa.

2. Nel rispetto della libertà d’insegnamento, i competenti organi delle istituzioni

scolastiche regolano lo svolgimento delle attività didattiche nel modo più adeguato al

tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine possono adottare le

forme di flessibilità previste dal Regolamento sulla autonomia didattica ed

organizzativa delle istituzioni scolastiche di cui all’articolo 21 della legge n. 59 del

15 marzo 1997 – e, in particolare, dell’articolo 4 dello stesso Regolamento- , tenendo

conto della disciplina contrattuale.

3. Gli obblighi di lavoro del personale docente sono correlati e funzionali alle

esigenze come indicato al comma 2.

4. Gli obblighi di lavoro del personale docente sono articolati in attività di

insegnamento ed in attività funzionali alla prestazione di insegnamento.

Prima dell’inizio delle lezioni, il dirigente scolastico predispone, sulla base delle

eventuali proposte degli organi collegiali, il piano annuale delle attività e i

conseguenti impegni del personale docente, che sono conferiti in forma scritta e che

possono prevedere attività aggiuntive. Il piano, comprensivo degli impegni di lavoro,

è deliberato dal collegio dei docenti nel quadro della programmazione dell’azione

didattico- educativa e con la stessa procedura è modificato, nel corso dell’anno

scolastico, per far fronte a nuove esigenze. Di tale piano è data informazione alle

OO.SS. di cui all’art. 75.

Nell’ambito del calendario scolastico delle lezioni definito a livello regionale,

l’attività di insegnamento si svolge in 25 ore settimanali nella scuola dell’infanzia, in

22 ore settimanali nella scuola elementare e in 18 ore settimanali nelle scuole e

istituti d’istruzione secondaria ed artistica, distribuite in non meno di cinque giornate

settimanali. Alle 22 ore settimanali di insegnamento stabilite per gli insegnanti

elementari, vanno aggiunte 2 ore da dedicare, anche in modo flessibile e su base

plurisettimanale, alla programmazione didattica da attuarsi in incontri collegiali dei

docenti interessati, in tempi non coincidenti con l’orario delle lezioni. Nell’ambito

delle 22 ore d’insegnamento, la quota oraria eventualmente eccedente l’attività

frontale e di assistenza alla mensa è destinata, previa programmazione, ad attività di

arricchimento dell’offerta formativa e di recupero individualizzato o per gruppi

ristretti di alunni con ritardo nei processi di apprendimento, anche con riferimento ad

alunni stranieri, in particolare provenienti da Paesi extracomunitari. Nel caso in cui il

collegio dei docenti non abbia effettuato tale programmazione o non abbia impegnato

totalmente la quota oraria eccedente l’attività frontale e di assistenza alla mensa, tali

ore saranno destinate per supplenze in sostituzione di docenti assenti fino ad un

massimo di cinque giorni nell’ambito del plesso di servizio.

6. Negli istituti e scuole di istruzione secondaria, ivi compresi i licei artistici e gli

istituti d’arte, i docenti, il cui orario di cattedra sia inferiore alle 18 ore settimanali,

sono tenuti al completamento dell’orario di insegnamento da realizzarsi mediante la

copertura di ore di insegnamento disponibili in classi collaterali non utilizzate per la

costituzione di cattedre orario, in interventi didattici ed educativi integrativi, con

particolare riguardo, per la scuola dell’obbligo, alle finalità indicate al comma 2,

nonché mediante l’utilizzazione in eventuali supplenze e, in mancanza, rimanendo a

disposizione anche per attività parascolastiche ed interscolastiche.

7. Al di fuori dei casi previsti dal comma successivo, qualunque riduzione della

durata dell’unità oraria di lezione ne comporta il recupero nell’ambito delle attività

didattiche programmate dall’istituzione scolastica. La relativa delibera è assunta dal

collegio dei docenti.

8. Per quanto attiene la riduzione dell’ora di lezione per cause di forza maggiore

determinate da motivi estranei alla didattica, la materia resta regolata dalle circolari

ministeriali n. 243 del 22.9.1979 e n.192 del 3.7.1980 nonché dalle ulteriori circolari

in materia che le hanno confermate. La relativa delibera è assunta dal consiglio di

circolo o d’istituto.

9. L’orario di insegnamento, anche con riferimento al completamento dell’orario

d’obbligo, può essere articolato, sulla base della pianificazione annuale delle attività e

nelle forme previste dai vigenti ordinamenti, in maniera flessibile e su base

plurisettimanale, in misura, di norma, non eccedente le quattro ore.

10. Per il personale insegnante che opera per la vigilanza e l’assistenza degli alunni

durante il servizio di mensa o durante il periodo della ricreazione il tempo impiegato

nelle predette attività rientra a tutti gli effetti nell’orario di attività didattica.

ART.29 – ATTIVITÀ FUNZIONALI ALL’INSEGNAMENTO

1. L’attività funzionale all’insegnamento è costituita da ogni impegno inerente alla

funzione docente previsto dai diversi ordinamenti scolastici. Essa comprende tutte le

attività, anche a carattere collegiale, di programmazione, progettazione, ricerca,

valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione, compresa la preparazione

dei lavori degli organi collegiali, la partecipazione alle riunioni e l’attuazione delle

delibere adottate dai predetti organi.

2. Tra gli adempimenti individuali dovuti rientrano le attività relative:

a) alla preparazione delle lezioni e delle esercitazioni;

b) alla correzione degli elaborati;

c) ai rapporti individuali con le famiglie.

3. Le attività di carattere collegiale riguardanti tutti i docenti sono costituite da:

a) partecipazione alle riunioni del Collegio dei docenti, ivi compresa l’attività di

programmazione e verifica di inizio e fine anno e l’informazione alle famiglie sui

risultati degli scrutini trimestrali, quadrimestrali e finali e sull’andamento delle

attività educative nelle scuole materne e nelle istituzioni educative, fino a 40 ore

annue;

b) la partecipazione alle attività collegiali dei consigli di classe, di interclasse, di

intersezione. Gli obblighi relativi a queste attività sono programmati secondo criteri

stabiliti dal collegio dei docenti; nella predetta programmazione occorrerà tener conto

degli oneri di servizio degli insegnanti con un numero di classi superiore a sei in

modo da prevedere un impegno fino a 40 ore annue;

c) lo svolgimento degli scrutini e degli esami, compresa la compilazione degli atti

relativi alla valutazione.

4. Per assicurare un rapporto efficace con le famiglie e gli studenti, in relazione alle

diverse modalità organizzative del servizio, il consiglio d’istituto sulla base delle

proposte del collegio dei docenti definisce le modalità e i criteri per lo svolgimento

dei rapporti con le famiglie e gli studenti, assicurando la concreta accessibilità al

servizio, pur compatibilmente con le esigenze di funzionamento dell’istituto e

prevedendo idonei strumenti di comunicazione tra istituto e famiglie.

5. Per assicurare l’accoglienza e la vigilanza degli alunni, gli insegnanti sono tenuti a

trovarsi in classe 5 minuti prima dell’inizio delle lezioni e ad assistere all’uscita degli

alunni medesimi.

ART.30 – ATTIVITA’ AGGIUNTIVE E ORE ECCEDENTI

1. Le attività aggiuntive e le ore eccedenti d’insegnamento restano disciplinate dalla

legislazione e dalle norme contrattuali, nazionali e integrative, attualmente vigenti

all’atto delle stipula del presente CCNL.

ART.31 – RICERCA E INNOVAZIONE

1. In sede di contrattazione integrativa nazionale saranno definite modalità e criteri di

utilizzazione di eventuali finanziamenti aggiuntivi destinati al sostegno della ricerca

educativo- didattica e valutativa funzionali allo sviluppo dei processi d’innovazione e

finalizzati alla valorizzazione del lavoro d’aula e al miglioramento dei livelli di

apprendimento.

2. In sede di contrattazione integrativa nazionale saranno altresì definite modalità e

criteri di utilizzazione di eventuali risorse aggiuntive per le scuole che, sulla base di

valutazioni oggettive operate dal sistema nazionale di valutazione, tengano conto

delle condizioni iniziali di contesto finalizzate all’elevazione degli esiti formativi.

ART.32 – AMPLIAMENTO DELL’OFFERTA FORMATIVA E PRESTAZIONI

PROFESSIONALI

1. I docenti, in coerenza con gli obiettivi di ampliamento dell’offerta formativa delle

singole istituzioni scolastiche, possono svolgere attività didattiche rivolte al pubblico

anche di adulti, nella propria o in altra istituzione scolastica, in relazione alle esigenze

formative provenienti dal territorio, con esclusione degli alunni delle proprie classi,

per quanto riguarda le materie di insegnamento comprese nel curriculum scolastico e

per attività di recupero. Le relative deliberazioni dei competenti organi collegiali

dovranno puntualmente regolamentare lo svolgimento di tali attività, precisando

anche il regime delle responsabilità.

ART.33 – FUNZIONI STRUMENTALI AL PIANO DELL’OFFERTA FORMATIVA

1. Per la realizzazione delle finalità istituzionali della scuola in regime di autonomia,

la risorsa fondamentale è costituita dal patrimonio professionale dei docenti, da

valorizzare per la realizzazione e la gestione del piano dell’offerta formativa

dell’istituto e per la realizzazione di progetti formativi d’intesa con enti ed istituzioni

esterni alla scuola. Le risorse utilizzabili, per le funzioni strumentali, a livello di

ciascuna istituzione scolastica, sono quelle complessivamente spettanti sulla base

dell’applicazione dell’art. 37 del CCNI del 31.08.99 e sono annualmente assegnate

dal MPI.

2. Tali funzioni strumentali sono identificate con delibera del collegio dei docenti in

coerenza con il piano dell’offerta formativa che, contestualmente, ne definisce criteri

di attribuzione, numero e destinatari. Le stesse non possono comportare esoneri totali

dall’insegnamento e i relativi compensi sono definiti dalla contrattazione d’istituto.

3. Le scuole invieranno tempestivamente al Direttore generale regionale competente

schede informative aggiornate in ordine alla quantità e alla tipologia degli incarichi

conferiti, e ciò allo scopo di effettuarne il monitoraggio.

4. Le istituzioni scolastiche possono, nel caso in cui non attivino le funzioni

strumentali nell’anno di assegnazione delle relative risorse, utilizzare le stesse

nell’anno scolastico successivo.

ART.34 – ATTIVITA’ DI COLLABORAZIONE CON IL DIRIGENTE SCOLASTICO

1. Ai sensi dell’art. 25, comma 5, del d.lgs. n.165/2001, in attesa che i connessi

aspetti retributivi siano opportunamente regolamentati attraverso gli idonei strumenti

normativi, il dirigente scolastico può avvalersi, nello svolgimento delle proprie

funzioni organizzative ed amministrative, di docenti da lui individuati ai quali

possono essere delegati specifici compiti. Tali collaborazioni sono riferibili a due

unità di personale docente retribuibili, in sede di contrattazione d’istituto, con i

finanziamenti a carico del fondo per le attività aggiuntive previste per le

collaborazioni col dirigente scolastico di cui all’art. 88, comma 2, lettera e).

ART.35 – COLLABORAZIONI PLURIME

1. I docenti possono prestare la propria collaborazione ad altre scuole statali che, per

la realizzazione di specifici progetti deliberati dai competenti organi, abbiano

necessità di disporre di particolari competenze professionali non presenti o non

disponibili nel corpo docente della istituzione scolastica. Tale collaborazione non

comporta esoneri anche parziali dall’insegnamento nelle scuole di titolarità o di

servizio ed è autorizzata dal dirigente scolastico della scuola di appartenenza, a

condizione che non interferisca con gli obblighi ordinari di servizio.

ART.36 – CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO PER IL PERSONALE IN SERVIZIO

1. Ad integrazione di quanto previsto dall’art. 26, il personale docente può accettare,

nell’ambito del comparto scuola, rapporti di lavoro a tempo determinato in un diverso

ordine o grado d’istruzione, o per altra classe di concorso, purchè di durata non

inferiore ad un anno, mantenendo senza assegni, complessivamente per tre anni, la

titolarità della sede.

2. L’accettazione dell’incarico comporta l’applicazione della relativa disciplina

prevista dal presente CCNL per il personale assunto a tempo determinato, fatti salvi i

diritti sindacali.

ART.37 – RIENTRO IN SERVIZIO DEI DOCENTI DOPO IL 30 APRILE

1. Al fine di garantire la continuità didattica, il personale docente che sia stato

assente, con diritto alla conservazione del posto, per un periodo non inferiore a

centocinquanta giorni continuativi nell’anno scolastico, ivi compresi i periodi di

sospensione dell’attività didattica, e rientri in servizio dopo il 30 aprile, è impiegato

nella scuola sede di servizio in supplenze o nello svolgimento di interventi didattici

ed educativi integrativi e di altri compiti connessi con il funzionamento della scuola

medesima. Per le medesime ragioni di continuità didattica il supplente del titolare che

rientra dopo il 30 aprile è mantenuto in servizio per gli scrutini e le valutazioni finali.

Il predetto periodo di centocinquanta giorni è ridotto a novanta nel caso di docenti

delle classi terminali.

ART.38 – PERMESSI ED ASSENZE DEL PERSONALE DOCENTE CHIAMATO A

RICOPRIRE CARICHE PUBBLICHE ELETTIVE

1. Nei confronti del personale docente chiamato a ricoprire cariche elettive, si

applicano le norme di cui al d.lgs 18.08.2000, n.267 e di cui all’art. 68 del d.lgs. 30

marzo 2001, n.165. Il personale che si avvalga del regime delle assenze e dei

permessi di cui alle leggi predette, è tenuto a presentare, ogni trimestre, a partire

dall’inizio dell’anno scolastico, alla scuola in cui presta servizio, apposita

dichiarazione circa gli impegni connessi alla carica ricoperta, da assolvere nel

trimestre successivo, nonché a comunicare mensilmente alla stessa scuola la

conferma o le eventuali variazioni degli impegni già dichiarati.

2. Nel caso in cui il docente presti servizio in più scuole, la predetta dichiarazione va

presentata a tutte le scuole interessate.

3. Qualora le assenze dal servizio derivanti dall’assolvimento degli impegni dichiarati

non consentano al docente di assicurare la necessaria continuità didattica nella classe

o nelle classi cui sia assegnato può farsi luogo alla nomina di un supplente per il

periodo strettamente indispensabile e, comunque, sino al massimo di un mese, durata

prorogabile soltanto ove se ne ponga l’esigenza in relazione a quanto dichiarato nella

comunicazione mensile di cui al comma 1, sempreché non sia possibile provvedere

con altro personale docente in soprannumero o a disposizione.

4. Per tutta la durata della nomina del supplente il docente, nei periodi in cui non sia

impegnato nell’assolvimento dei compiti connessi alla carica ricoperta, è utilizzato

nell’ambito della scuola e per le esigenze di essa, nei limiti dell’orario obbligatorio di

servizio. prioritariamente per le supplenze e per i corsi di recupero.

5. La programmazione delle assenze di cui ai precedenti commi 1 e 2 non ha alcun

valore sostitutivo della documentazione espressamente richiesta dal D.lgs.

n.267/2000, che dovrà essere prodotta tempestivamente dall’interessato.

ART.39 – RAPPORTI DI LAVORO A TEMPO PARZIALE

1. L’Amministrazione scolastica costituisce rapporti di lavoro a tempo parziale sia

all’atto dell’assunzione sia mediante trasformazione di rapporti a tempo pieno su

richiesta dei dipendenti interessati, nei limiti massimi del 25% della dotazione

organica complessiva di personale a tempo pieno di ciascuna classe di concorso a

cattedre o posti o di ciascun ruolo e, comunque, entro i limiti di spesa massima annua

previsti per la dotazione organica medesima.

2. Per il reclutamento del personale a tempo parziale si applica la normativa vigente

in materia per il personale a tempo pieno.

3. Ai fini della costituzione di rapporti di lavoro a tempo parziale si deve, inoltre,

tener conto delle particolari esigenze di ciascun grado di istruzione, anche in

relazione alle singole classi di concorso a cattedre o posti, ed assicurare l’unicità del

docente, per ciascun insegnamento e in ciascuna classe o sezioni di scuola

dell’infanzia, nei casi previsti dagli ordinamenti didattici, prevedendo a tal fine le ore

di insegnamento che costituiscono la cattedra a tempo parziale.

4. Con ordinanza del MPI, previa intesa con i Ministri dell’Economia e della

Funzione Pubblica, sono determinati, i criteri e le modalità per la costituzione dei

rapporti di lavoro di cui al comma 1, nonché la durata minima delle prestazioni

lavorative, che deve essere di norma pari al 50% di quella a tempo pieno; in

particolare, con la stessa ordinanza sono definite le quote percentuali delle dotazioni

organiche provinciali, per ciascun ruolo, profilo professionale e classe di concorso a

cattedre, da riservare a rapporti a tempo parziale, in relazione alle eventuali situazioni

di soprannumero accertate.

5. I criteri e le modalità di cui al comma 4, nonché la durata minima delle prestazioni

lavorative sono preventivamente comunicate dal MPI alle Organizzazioni sindacali di

cui all’art. 7, comma 1, punto 1/b e verificate in un apposito incontro.

6. Il rapporto di lavoro a tempo parziale deve risultare da contratto scritto e deve

contenere l’indicazione della durata della prestazione lavorativa.

7. Il tempo parziale può essere realizzato:

a) con articolazione della prestazione di servizio ridotta in tutti i giorni lavorativi

(tempo parziale orizzontale);

b) con articolazione della prestazione su alcuni giorni della settimana del mese, o di

determinati periodi dell’anno (tempo parziale verticale);

c) con articolazione della prestazione risultante dalla combinazione delle due

modalità indicate alle lettere a e b (tempo parziale misto), come previsto dal d.lgs.

25.02.2000, n. 61.

8. Il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale è escluso dalle attività

aggiuntive di insegnamento aventi carattere continuativo; né può fruire di benefici

che comunque comportino riduzioni dell’orario di lavoro, salvo quelle previste dalla

legge.

Nell’applicazione degli altri istituti normativi previsti dal presente contratto, tenendo

conto della ridotta durata della prestazione e della peculiarità del suo svolgimento, si

applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di legge e contrattuali dettate per il

rapporto a tempo pieno.

9. Al personale interessato è consentito, previa motivata autorizzazione del dirigente

scolastico, l’esercizio di altre prestazioni di lavoro che non arrechino pregiudizio alle

esigenze di servizio e non siano incompatibili con le attività d’istituto.

10. Il trattamento economico del personale con rapporto di lavoro a tempo parziale è

proporzionale alla prestazione lavorativa.

11. I dipendenti a tempo parziale orizzontale hanno diritto ad un numero di giorni di

ferie e di festività soppresse pari a quello dei lavoratori a tempo pieno. I lavoratori a

tempo parziale verticale hanno diritto ad un numero di giorni proporzionato alle

giornate di lavoro prestate nell’anno.

12. Il trattamento previdenziale e di fine rapporto è disciplinato dalle disposizioni

contenute nell’art. 9 del D.lgs. n.61/2000.

13. Per la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo

parziale e viceversa si applicano, nei limiti previsti dal presente articolo, le

disposizioni contenute nell’O.M. n.446/97, emanata in applicazione delle norme del

CCNL 4 agosto 1995 e delle leggi n.662/96 e n. 140/97, con le integrazioni di cui

all’O.M. n.55/98.

ART.40 – RAPPORTO DI LAVORO A TEMPO DETERMINATO

1. Al personale di cui al presente articolo, si applicano le disposizioni di cui ai commi

2, 3, e 4 dell’art. 25.

2. Nei casi di assunzione in sostituzione di personale assente, nel contratto

individuale è specificato per iscritto il nominativo del dipendente sostituito.

3. In tali casi, qualora il docente titolare si assenti in un’unica soluzione a decorrere

da una data anteriore di almeno sette giorni all’inizio di un periodo predeterminato di

sospensione delle lezioni e fino a una data non inferiore a sette giorni successivi a

quello di ripresa delle lezioni, il rapporto di lavoro a tempo determinato è costituito

per l’intera durata dell’assenza. Rileva esclusivamente l’oggettiva e continuativa

assenza del titolare, indipendentemente dalle sottostanti procedure giustificative

dell’assenza del titolare medesimo.

Le domeniche, le festività infrasettimanali e il giorno libero dell’attività di

insegnamento, ricadenti nel periodo di durata del rapporto medesimo, sono retribuite

e da computarsi nell’anzianità di servizio. Nell’ipotesi che il docente completi tutto

l’orario settimanale ordinario, ha ugualmente diritto al pagamento della domenica ai

sensi dell’art. 2109, comma 1, del codice civile.

4. Il rapporto di lavoro a tempo determinato può trasformarsi in rapporto di lavoro a

tempo indeterminato per effetto di specifiche disposizioni normative.

5. Gli insegnanti di religione cattolica sono assunti secondo la disciplina di cui all’art.

309 del D.lgs. n. 297 del 1994, mediante contratto di incarico annuale che si intende

confermato qualora permangano le condizioni ed i requisiti prescritti dalle vigenti

disposizioni di legge.

6.Il rapporto di lavoro del personale di cui al precedente comma è costituito, secondo

quanto previsto nei punti 2.3., 2.4, 2.5. del D.P.R. 16 dicembre 1985, n.751,

possibilmente in modo da pervenire gradualmente a configurare, limitatamente alle

ore che si rendano disponibili, posti costituiti da un numero di ore corrispondente

all’orario d’obbligo previsto, in ciascun tipo di scuola, per i docenti assunti con

rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

7. Il personale di cui al presente articolo, con orario settimanale inferiore alla cattedra

oraria, ha diritto, in presenza della disponibilità delle relative ore, al completamento

o, comunque, all’elevazione del medesimo orario settimanale.

ART.41 – DOCENTI CHE OPERANO NELL’AMBITO DEI CORSI DI LAUREA IN

SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA E DI SCUOLE DI

SPECIALIZZAZIONE PER L’INSEGNAMENTO NELLE SCUOLE

SECONDARIE

1. In sede di redazione dell’orario di servizio scolastico si terrà conto dell’esigenza di

consentire la presenza nella sede universitaria dei docenti con compiti di supervisione

del tirocinio e di coordinamento del medesimo con altre attivita’ didattiche

nell’ambito dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria e di scuole di

specializzazione per l’insegnamento nelle scuole secondarie.

ART.42 – SERVIZIO PRESTATO DAI DOCENTI PER PROGETTI CONCORDATI

CON LE UNIVERSITÀ

1.Ove si stipulino convenzioni tra Università, Direzioni generali regionali e scuole per

progetti relativi all’orientamento universitario ed al recupero dei fuori corso

universitari, ai docenti coinvolti in detti progetti dovrà essere rilasciata idonea

certificazione dell’attività svolta.

2. Su tali convenzioni il Direttore generale regionale fornisce alle OO.SS.

informazione preventiva.

3. Le Università potranno avvalersi, a loro carico, di personale docente per il

raggiungimento di specifiche finalità.

4. Nelle ipotesi del presente articolo i docenti interessati potranno porsi o in

aspettativa non retribuita o in part- time annuale, o svolgere queste attività in

aggiunta agli obblighi ordinari di servizio, previa autorizzazione del dirigente

scolastico.

ART.43 – MODALITÀ DI SVOLGIMENTO DELLE ATTIVITÀ DI TIROCINIO

DIDATTICO PRESSO LE SEDI SCOLASTICHE E DELLE FUNZIONI DI

SUPPORTO DELL’ATTIVITÀ SCOLASTICA

1. Lo studente universitario in tirocinio si configura come una risorsa per la scuola

che lo accoglie.

2. Esso può essere utilizzato in attività istituzionali in compresenza di un docente

della scuola.

3. Lo studente universitario in tirocinio partecipa alle attività collegiali e al/ai

consigli della classe cui si appoggia e alle eventuali attività extracurriculari, quando

previsto dal relativo programma di tirocinio, che vanno computate all’interno delle

ore di tirocinio.

4. Al docente tutor, sono riconosciute le ore di lavoro aggiuntivo anche con modalità

forfetaria ivi comprese le attività di raccordo con i docenti universitari o con i

supervisori per i progetti di tirocinio; dei predetti impegni si terrà conto in sede di

redazione dell’orario di servizio.

CAPO V – PERSONALE ATA



ART.44 – CONTRATTO INDIVIDUALE DI LAVORO

1. Il personale amministrativo, tecnico e ausiliario statale degli istituti e scuole di

istruzione primaria e secondaria, degli istituti d’arte, dei licei artistici, delle istituzioni

educative e degli istituti e scuole speciali statali, assolve alle funzioni amministrative,

contabili, gestionali, strumentali, operative, di accoglienza e di sorveglianza connesse

all’attività delle istituzioni scolastiche, in rapporto di collaborazione con il dirigente

scolastico e con il personale docente.

2. Tali funzioni sono assolte sulla base dei principi dell’autonomia scolastica di cui

all’articolo 21 della legge n. 59/1997 dei regolamenti attuativi e delle conseguenti

nuove competenze gestionali riorganizzate, in ogni istituzione scolastica, sulla base

del principio generale dell’unità dei servizi amministrativi e generali e delle esigenze

di gestione e organizzazione dei servizi tecnici, con il coordinamento del direttore dei

servizi generali e amministrativi.

3. Il personale di cui al comma 1 è collocato nella distinta area professionale del

personale A.T.A.

4. I rapporti individuali di lavoro a tempo indeterminato o determinato del personale

ATA degli istituti e scuole statali di ogni ordine e grado, sono costituiti e regolati da

contratti individuali, nel rispetto delle disposizioni di legge, della normativa

comunitaria e del contratto collettivo nazionale vigente.

5. Nei casi di assunzione in sostituzione di personale assente, nel contratto

individuale è specificato per iscritto il nominativo del dipendente sostituito.

6. Nel contratto di lavoro individuale, per il quale è richiesta la forma scritta, sono,

comunque, indicati:

a) tipologia del rapporto di lavoro;

b) data di inizio del rapporto di lavoro;

c) data di cessazione del rapporto di lavoro per il personale a tempo determinato;

d) qualifica di inquadramento professionale e livello retributivo iniziale;

e) compiti e mansioni corrispondenti alla qualifica di assunzione;

f) durata del periodo di prova, per il personale a tempo indeterminato;

g) sede di prima destinazione, ancorché provvisoria, dell’attività lavorativa.

7. Il contratto individuale specifica le cause che ne costituiscono condizioni risolutive

e specifica, altresì, che il rapporto di lavoro è regolato dalla disciplina del presente

CCNL. E’ comunque causa di risoluzione del contratto l’annullamento della

procedura di reclutamento che ne costituisce il presupposto.

8. L’assunzione a tempo determinato o indeterminato può avvenire con rapporto di

lavoro a tempo pieno o a tempo parziale. In quest’ultimo caso, il contratto individuale

di cui al comma 6 indica anche l’articolazione dell’orario di lavoro.

ART.45 – PERIODO DI PROVA

1. Il dipendente assunto in servizio a tempo indeterminato è soggetto ad un periodo di

prova la cui durata è stabilita come segue:

– 2 mesi per i profili delle aree A e A super;

– 4 mesi per i restanti profili.

In base a criteri predeterminati dall’Amministrazione, possono essere esonerati dal

periodo di prova i dipendenti che lo abbiano già superato in un equivalente profilo

professionale presso altra amministrazione pubblica.

Sono esonerati dal periodo di prova i dipendenti appartenenti ai ruoli della medesima

Amministrazione che siano stati inquadrati in aree superiori o in profili diversi della

stessa area a seguito di processi di riqualificazione che ne abbiano verificato

l’idoneità.

2. Ai fini del compimento del suddetto periodo di prova si tiene conto del servizio

effettivamente prestato.

3. Il periodo di prova è sospeso in caso di assenza per malattia e negli altri casi

espressamente previsti da leggi o regolamenti non disapplicati dalla previgente

normativa contrattuale.

In caso di malattia il dipendente ha diritto alla conservazione del posto per un periodo

massimo di sei mesi, decorso il quale il rapporto può essere risolto. In caso di

infortunio sul lavoro o malattia derivante da causa di servizio si applica l’art. 20 del

presente CCNL.

4. Le assenze riconosciute come causa di sospensione ai sensi del comma 3, sono

soggette allo stesso trattamento economico previsto per i dipendenti non in prova.

5. Decorsa la metà del periodo di prova ciascuna delle parti può recedere dal rapporto

in qualsiasi momento senza obbligo di preavviso né di indennità sostitutiva del

preavviso, fatti salvi i casi di sospensione previsti dal comma 3. Il recesso opera dal

momento della comunicazione alla controparte. Il recesso dell’amministrazione deve

essere motivato.

6. Decorso il periodo di prova senza che il rapporto di lavoro sia stato risolto, il

dipendente si intende confermato in servizio con il riconoscimento dell’anzianità dal

giorno dell’assunzione a tutti gli effetti.

7. In caso di recesso, la retribuzione è corrisposta fino all’ultimo giorno di effettivo

servizio compresi i ratei della tredicesima mensilità ove maturati; spetta altresì al

dipendente la retribuzione corrispondente alle giornate di ferie maturate e non godute.

8. Il periodo di prova può essere rinnovato o prorogato alla scadenza.

9. Il dipendente proveniente dalla stessa o da altra Amministrazione del comparto,

durante il periodo di prova, ha diritto alla conservazione del posto senza retribuzione,

e in caso di mancato superamento della prova, o per recesso dello stesso dipendente

rientra, a domanda, nella qualifica e profilo di provenienza.

10. Al dipendente già in servizio a tempo indeterminato presso un’Amministrazione

del comparto, vincitore di concorso presso Amministrazione o ente di altro comparto,

è concesso un periodo di aspettativa senza retribuzione e decorrenza dell’anzianità,

per la durata del periodo di prova.

11. Durante il periodo di prova, l’interessato è utilizzato nelle attività relative al suo

profilo professionale.

12. La conferma del contratto a tempo indeterminato per superamento del periodo di

prova è di competenza del dirigente scolastico, come previsto dall’art.14 del DPR

08.03.99, n.275.

ART.46 – SISTEMA DI CLASSIFICAZIONE PROFESSIONALE DEL PERSONALE ATA .

1. I profili professionali del personale ATA sono individuati dall’allegata tabella A.

Le modalità di accesso restano disciplinate dalle disposizioni di legge in vigore,

tranne per i requisiti culturali, che sono individuati dall’allegata tabella B.

2. Il sistema di classificazione del personale, improntato a criteri di flessibilità

correlati alle innovazioni organizzative, è articolato in cinque aree comprendenti

ciascuno uno o più profili professionali; la corrispondenza tra aree e profili è

individuata nella successiva tabella C.

ART.47 – COMPITI DEL PERSONALE ATA

1. I compiti del personale A.T.A. sono costituiti:

a) dalle attività e mansioni espressamente previste dall’area di appartenenza;

b) da incarichi specifici che, nei limiti delle disponibilità e nell’ambito dei profili

professionali, comportano l’assunzione di responsabilità ulteriori, e dallo svolgimento

di compiti di particolare responsabilità, rischio o disagio, necessari per la

realizzazione del piano dell’offerta formativa, come descritto dal piano delle attività.

2. La relativa attribuzione è effettuata dal dirigente scolastico, secondo le modalità, i

criteri e i compensi definiti dalla contrattazione d’istituto nell’ambito del piano delle

attività. Le risorse utilizzabili, per le predette attività, a livello di ciascuna istituzione

scolastica, sono quelle complessivamente spettanti, nell’anno scolastico 2002- 3,

sulla base dell’applicazione dell’art. 50 del CCNI del 31.08.99.

Esse saranno particolarmente finalizzate per l’area A per l’assolvimento dei compiti

legati all’assistenza alla persona, all’assistenza agli alunni diversamente abili e al

pronto soccorso.

ART.48 – MOBILITA’ PROFESSIONALE DEL PERSONALE ATA

1. I passaggi interni al sistema di classificazione di cui all’art.46 possono avvenire:

A) TRA LE AREE con le seguenti procedure:

a) I passaggi del personale A.T.A. da un’area inferiore all’area

immediatamente superiore avvengono mediante procedure selettive, previa frequenza

di apposito corso organizzato dall’amministrazione, le cui modalità saranno definite

con la contrattazione integrativa nazionale, comunque nel rispetto di quanto sancito

dalla Corte Costituzionale con sentenze n. 1/99 e n.194/2002.

b) Alle predette procedure selettive, collegate alla formazione, è consentita la

partecipazione anche del personale privo dei titoli di studio previsti per il profilo

professionale di destinazione – fatti salvi i titoli abilitativi previsti da norme di legge purchè

in possesso del titolo di studio stabilito dall’allegata tabella B per l’accesso al

profilo di appartenenza o comunque del titolo che ha dato accesso al medesimo

profilo, e fatto salvo, comunque, il possesso di un’anzianità di almeno cinque anni di

servizio effettivo nel profilo di appartenenza.

B) ALL’INTERNO DELL’AREA con le seguenti procedure:

Il passaggio dei dipendenti da un profilo all’altro all’interno della stessa area avviene

mediante percorsi di qualificazione ed aggiornamento professionale, ovvero con il

possesso dei requisiti culturali e/o professionali richiesti per l’accesso al profilo

professionale cui si chiede il passaggio.

2. I passaggi di cui alle lettere A e B sono possibili nei limiti della dotazione

organica e della aliquota di posti prevista a tal fine.

ART.49 – VALORIZZAZIONE DELLA PROFESSIONALITA’ DEGLI ASSISTENTI

AMMINISTRATIVI E TECNICI, E DEI COLLABORATORI SCOLASTICI .

1. Per dare attuazione alle disposizioni di cui al precedente articolo, il MPI attiverà

procedure selettive, previa frequenza di apposito corso organizzato

dall’Amministrazione e rivolto a tutti gli assistenti amministrativi e tecnici in

servizio, per ricoprire posti di coordinatore amministrativo e tecnico, e rivolto a tutti i

collaboratori scolastici in servizio per ricoprire i posti di collaboratore scolastico dei

servizi.

ART.50 – POSIZIONI ECONOMICHE PER IL PERSONALE ATA

1. Fino alla definizione della sequenza contrattuale di cui all’art. 62 e salva comunque

la definizione delle procedure connesse agli artt. 48 e 49 del presente CCNL, si

conviene che il personale a tempo indeterminato appartenente alle aree A e B della

Tabella C allegata al presente CCNL possa usufruire di uno sviluppo orizzontale in

una posizione economica finalizzata alla valorizzazione professionale, determinate

rispettivamente in € 330 annui da corrispondere in tredici mensilità al personale

dell’Area A, e in € 1000 annui da corrispondere in tredici mensilità al personale

dell’Area B.

2. L’attribuzione della posizione economica di cui al comma precedente avviene

progressivamente dopo l’esito favorevole della frequenza di apposito corso di

formazione diretto al personale utilmente collocato in una graduatoria di richiedenti

che sarà formata in base alla valutazione del servizio prestato, dei titoli di studio

posseduti e dei crediti professionali maturati, con le procedure di cui all’art. 48 del

presente CCNL.

L’ammissione alla frequenza del corso di cui sopra è determinata, ogni volta che sia

attivata la relativa procedura, nella misura del 105% delle posizioni economiche

disponibili.

3. Al personale delle Aree A e B cui, per effetto delle procedure di cui sopra, sia

attribuita la posizione economica citata al comma 1, sono affidate, in aggiunta ai

compiti previsti dallo specifico profilo, ulteriori e più complesse mansioni

concernenti, per l’Area A, l’assistenza agli alunni diversamente abili e

l’organizzazione degli interventi di primo soccorso e, per quanto concerne l’Area B,

compiti di collaborazione amministrativa e tecnica caratterizzati da autonomia e

responsabilità operativa, aderenti alla logica del percorso di valorizzazione compiuto,

la sostituzione del DSGA, con esclusione della possibilità che siano attribuiti ulteriori

incarichi ai sensi dell’art. 47 del presente CCNL.

ART.51 – ORARIO DI LAVORO ATA

1.L’orario ordinario di lavoro è di 36 ore, suddivise in sei ore continuative, di norma

antimeridiane, o anche pomeridiane per le istituzioni educative e per i convitti annessi

agli istituti tecnici e professionali.

2.In sede di contrattazione integrativa d’istituto saranno disciplinate le modalità di

articolazione dei diversi istituti di flessibilità dell’orario di lavoro, ivi inclusa la

disciplina dei ritardi, recuperi e riposi compensativi sulla base dei seguenti criteri:

– l’orario di lavoro è funzionale all’orario di servizio e di apertura all’utenza;

– ottimizzazione dell’impiego delle risorse umane;

– miglioramento della qualità delle prestazioni;

– ampliamento della fruibilità dei servizi da parte dell’utenza;

– miglioramento dei rapporti funzionali con altri uffici ed altre amministrazioni;

– programmazione su base plurisettimanale dell’orario.

3. L’orario di lavoro massimo giornaliero è di nove ore. Se la prestazione di lavoro

giornaliera eccede le sei ore continuative il personale usufruisce a richiesta di una

pausa di almeno 30 minuti al fine del recupero delle energie psicofisiche e

dell’eventuale consumazione del pasto. Tale pausa deve essere comunque prevista se

l’orario continuativo di lavoro giornaliero è superiore alle 7 ore e 12 minuti.

4. In quanto autorizzate, compatibilmente con gli stanziamenti d’istituto, le

prestazioni eccedenti l’orario di servizio sono retribuite con le modalità definite in

sede di contrattazione integrativa d’istituto.

ART.52 – PERMESSI ED ASSENZE DEL PERSONALE ATA CHIAMATO A

RICOPRIRE CARICHE PUBBLICHE ELETTIVE

1. Nei confronti del personale ATA chiamato a ricoprire cariche elettive si applicano

le norme di cui al d.lgs. 18.08.2000, n.267 e di cui all’art. 68 del d.lgs. 30.03 2001,

n.165.

Il personale che si avvalga del regime delle assenze e dei permessi di cui alle leggi

predette, è tenuto a presentare, ogni trimestre, a partire dall’inizio dell’anno scolastico,

alla scuola in cui presta servizio, apposita dichiarazione circa gli impegni connessi

alla carica ricoperta, da assolvere nel trimestre successivo, nonché a comunicare

mensilmente alla stessa scuola la conferma o le eventuali variazioni degli impegni già

dichiarati.

2. Nel caso in cui il dipendente presti servizio in più scuole, la predetta dichiarazione

va presentata a tutte le scuole interessate.

3. La programmazione delle assenze di cui ai precedenti commi 1 e 2 non ha alcun

valore sostitutivo della documentazione espressamente richiesta dal d.lgs. n.

267/2000, che dovrà essere prodotta tempestivamente dall’interessato.

ART.53 – MODALITA’ DI PRESTAZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO

1. All’inizio dell’anno scolastico il DSGA formula una proposta di piano dell’attività

inerente la materia del presente articolo, sentito il personale ATA.

Il dirigente scolastico, verificatane la congruenza rispetto al POF ed espletate le

procedure di cui all’art.6, adotta il piano delle attività. La puntuale attuazione dello

stesso è affidata al direttore dei servizi generali e amministrativi.

2. In coerenza con le presenti disposizioni, possono essere adottate le sottoindicate

tipologie di orario di lavoro eventualmente coesistenti tra di loro in funzione delle

finalità e degli obiettivi definiti da ogni singolo istituto:

a. Orario di lavoro flessibile:

– l’orario di lavoro è funzionale all’orario di servizio e di apertura all’utenza. Una

volta stabilito l’orario di servizio dell’istituzione scolastica o educativa è possibile

adottare l’orario flessibile di lavoro giornaliero che consiste nell’anticipare o

posticipare l’entrata e l’uscita del personale distribuendolo anche in cinque giornate

lavorative, secondo le necessità connesse alle finalità e agli obiettivi di ciascuna

istituzione scolastica o educativa (piano dell’offerta formativa, fruibilità dei servizi da

parte dell’utenza, ottimizzazione dell’impiego delle risorse umane ecc.).

I dipendenti che si trovino in particolari situazioni previste dalle leggi n.1204/71,

n.903/77, n.104/92 e d.lgs. 26.03.2001, n.151, e che ne facciano richiesta, vanno

favoriti nell’utilizzo dell’orario flessibile compatibilmente con le esigenze di servizio

anche nei casi in cui lo stesso orario non sia adottato dall’istituzione scolastica o

educativa.

Successivamente potranno anche essere prese in considerazione le eventuali necessità

del personale – connesse a situazioni di tossicodipendenze, inserimento di figli in asili

nido, figli in età scolare, impegno in attività di volontariato di cui alla legge n.266/91

– che ne faccia richiesta, compatibilmente con l’insieme delle esigenze del servizio, e

tenendo anche conto delle esigenze prospettate dal restante personale.

b. Orario plurisettimanale:

– la programmazione plurisettimanale dell’orario di lavoro ordinario, è effettuata

in relazione a prevedibili periodi nei quali si rileva un’esigenza di maggior

intensità delle attività o particolari necessità di servizio in determinati settori

dell’istituzione scolastica, con specifico riferimento alle istituzioni con annesse

aziende agrarie, tenendo conto delle disponibilità dichiarate dal personale

coinvolto.

Ai fini dell’adozione dell’orario di lavoro plurisettimanale devono essere osservati

i seguenti criteri:

a. il limite massimo dell’orario di lavoro ordinario settimanale di 36 ore

può eccedere fino a un massimo di 6 ore per un totale di 42 ore per

non più di 3 settimane continuative;

b. al fine di garantire il rispetto delle 36 ore medie settimanali, i periodi

di maggiore e di minore concentrazione dell’orario devono essere

individuati contestualmente di anno in anno e, di norma,

rispettivamente, non possono superare le 13 settimane nell’anno

scolastico.

Le forme di recupero nei periodi di minor carico di lavoro possono essere

attuate mediante riduzione giornaliera dell’orario di lavoro ordinario, oppure

attraverso la riduzione del numero delle giornate lavorative.

c. Turnazioni:

– la turnazione è finalizzata a garantire la copertura massima dell’orario di servizio

giornaliero e dell’orario di servizio settimanale su cinque o sei giorni per specifiche e

definite tipologie di funzioni e di attività. Si fa ricorso alle turnazioni qualora le altre

tipologie di orario ordinario non siano sufficienti a coprire le esigenze di servizio.

I criteri che devono essere osservati per l’adozione dell’orario di lavoro su turni sono

i seguenti:

– si considera in turno il personale che si avvicenda in modo da coprire a

rotazione l’intera durata del servizio;

– la ripartizione del personale nei vari turni dovrà avvenire sulla base delle

professionalità necessarie in ciascun turno;

– l’adozione dei turni può prevedere la sovrapposizione tra il personale

subentrante e quello del turno precedente;

– un turno serale che vada oltre le ore 20 potrà essere attivato solo in presenza

di casi ed esigenze specifiche connesse alle attività didattiche e al

funzionamento dell’istituzione scolastica;

– nelle istituzioni educative il numero dei turni notturni effettuabili nell’arco

del mese da ciascun dipendente non può, di norma, essere superiore ad otto. Il

numero dei turni festivi effettuabili nell’anno da ciascun dipendente non può

essere, di norma, superiore ad un terzo dei giorni festivi dell’anno. Nei periodi

nei quali i convittori non siano presenti nell’istituzione, il turno notturno è

sospeso salvo comprovate esigenze dell’istituzione educativa e previa

acquisizione della disponibilità del personale;

– l’orario notturno va dalle ore 22 alle ore 6 del giorno successivo. Per turno

notturno- festivo si intende quello che cade nel periodo compreso tra le ore 22

del giorno prefestivo e le ore 6 del giorno festivo e dalle ore 22 del giorno

festivo alle ore 6 del giorno successivo.

I dipendenti che si trovino in particolari situazioni previste dalle leggi n.1204/71,

n.903/77, n.104/92 e dal d.lgs. n.151/2001 possono, a richiesta, essere esclusi dalla

effettuazione di turni notturni. Hanno diritto a non essere utilizzate le lavoratrici

dall’inizio dello stato di gravidanza e nel periodo di allattamento fino a un anno.

3. L’orario di lavoro degli assistenti tecnici è articolato nel seguente modo:

a) assistenza tecnica alle esercitazioni didattiche per almeno 24 ore in compresenza

del docente;

b) le restanti 12 ore per la manutenzione e riparazione delle attrezzature tecnico scientifiche

del laboratorio o dei laboratori cui sono addetti, nonché per la

preparazione del materiale di esercitazione.

Nei periodi di sospensione dell’attività didattica gli assistenti tecnici saranno

utilizzati in attività di manutenzione del materiale tecnico- scientifico- informatico dei

laboratori, officine, reparti di lavorazione o uffici di loro competenza.

ART.54 – RITARDI, RECUPERI E RIPOSI COMPENSATIVI

1. Il ritardo sull’orario di ingresso al lavoro comporta l’obbligo del recupero entro

l’ultimo giorno del mese successivo a quello in cui si è verificato il ritardo.

2. In caso di mancato recupero, attribuibile ad inadempienza del dipendente, si opera

la proporzionale decurtazione della retribuzione cumulando le frazioni di ritardo fino

a un’ora di lavoro o frazione non inferiori alla mezza ora.

3.In quanto autorizzate, le prestazioni eccedenti l’orario di servizio sono retribuite.

4. Se il dipendente, per esigenze di servizio e previe disposizioni impartite, presta

attività oltre l’orario ordinario giornaliero, può richiedere, in luogo della retribuzione,

il recupero di tali ore anche in forma di corrispondenti ore e/o giorni di riposo

compensativo, compatibilmente con le esigenze organizzative dell’istituzione

scolastica o educativa. Le giornate di riposo a tale titolo maturate potranno essere

cumulate e usufruite nei periodi estivi o di sospensione delle attività didattiche,

sempre con prioritario riguardo alla funzionalità e alla operatività dell’istituzione

scolastica.

5. Le predette giornate di riposo non possono essere cumulate oltre l’anno scolastico

di riferimento, e devono essere usufruite entro e non oltre i tre mesi successivi

all’anno scolastico nel quale si sono maturate, sempre compatibilmente con le

esigenze di funzionalità dell’istituzione scolastica. In mancanza di recupero delle

predette ore, per motivate esigenze di servizio o comprovati impedimenti del

dipendente, le stesse devono comunque essere retribuite.

6. L’istituzione scolastica fornirà mensilmente a ciascun dipendente un quadro

riepilogativo del proprio profilo orario, contenente gli eventuali ritardi da recuperare

o gli eventuali crediti orari acquisiti.

ART.55 – RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO A 35 ORE SETTIMANALI

1. Il personale destinatario della riduzione d’orario a 35 ore settimanali è quello

adibito a regimi di orario articolati su più turni o coinvolto in sistemi d’orario

comportanti significative oscillazioni degli orari individuali, rispetto all’orario

ordinario, finalizzati all’ampliamento dei servizi all’utenza e/o comprendenti

particolari gravosità nelle seguenti istituzioni scolastiche:

– Istituzioni scolastiche educative;

– Istituti con annesse aziende agrarie;

– Scuole strutturate con orario di servizio giornaliero superiore alle dieci ore per

almeno 3 giorni a settimana.

2. Sarà definito a livello di singola istituzione scolastica il numero, la tipologia e

quant’altro necessario a individuare il personale che potrà usufruire della predetta

riduzione in base ai criteri di cui al comma 1.

ART.56 – INDENNITA’ DI DIREZIONE E SOSTITUZIONE DEL DSGA

1. Ai DSGA delle scuole di ogni ordine e grado e delle istituzioni educative è

corrisposta un’indennità di direzione come nella misura prevista dalla Tabella 9. La

stessa indennità è corrisposta, a carico del fondo di cui all’art. 88, comma 2, lettera

h), al personale che, in base alla normativa vigente, sostituisce la predetta figura

professionale o ne svolge le funzioni.

2. Ai sensi dell’art. 4, comma 2 del CCNQ del 29 luglio 1999, a decorrere dal

1/1/2006 l’indennità di direzione, di cui al comma 1, nella misura base indicata alla

Tabella 9, è inclusa nel calcolo della quota utile ai fini del trattamento di fine

rapporto (TFR), in aggiunta alle voci retributive già previste dal comma 1 dell’art. 4

del CCNQ del 29 luglio 1999.

3. A decorrere dal 31/12/2007, al fine di garantire la copertura dei futuri oneri

derivanti dall’incremento dei destinatari della disciplina del trattamento di fine

rapporto, è posto annualmente a carico delle disponibilità complessive del fondo

dell’istituzione scolastica di cui all’art. 84, comma 1, un importo pari al 6,91% del

valore dell’indennità di direzione nella misura base effettivamente corrisposta in

ciascun anno. Conseguentemente, il fondo è annualmente decurtato dell’ammontare

occorrente per la copertura dei maggiori oneri per il personale che progressivamente

sarà soggetto alla predetta disciplina.

4. Il direttore dei servizi generali ed amministrativi è sostituito, nei casi di assenza,

dal coordinatore amministrativo che, a sua volta, è sostituito secondo le vigenti

disposizioni in materia di supplenze. Fino alla concreta e completa attivazione del

profilo del coordinatore amministrativo, il DSGA è sostituito dall’assistente

amministrativo con incarico conferito ai sensi dell’art. 47.

5. In caso di assenza del DGSA dall’inizio dell’anno scolastico, su posto vacante e

disponibile, il relativo incarico a tempo determinato verrà conferito sulla base delle

graduatorie permanenti.

ART.57 – COLLABORAZIONI PLURIME PER IL PERSONALE ATA

1. Il personale ATA può prestare la propria collaborazione ad altra scuola per

realizzare specifiche attività che richiedano particolari competenze professionali non

presenti in quella scuola.

Tale collaborazione non comporta esoneri, anche parziali, nella scuola di servizio ed

è autorizzata dal dirigente scolastico sentito il direttore dei servizi generali ed

amministrativi .

ART.58 – RAPPORTO DI LAVORO A TEMPO PARZIALE

1.Per il personale di cui al precedente art. 44, nelle scuole di ogni ordine e grado e

delle istituzioni educative possono essere costituiti rapporti di lavoro a tempo

parziale mediante assunzione o trasformazione di rapporti a tempo pieno su richiesta

dei dipendenti, nei limiti massimi del 25% della dotazione organica provinciale

delle aree di personale a tempo pieno, con esclusione della qualifica di DSGA e,

comunque, entro i limiti di spesa massima annua previsti per la dotazione organica

medesima.

2. Per il reclutamento del personale a tempo parziale si applica la normativa vigente

in materia per il personale a tempo pieno.

3. Con ordinanza del MPI, previa intesa con i Ministri dell’Economia e della

Funzione Pubblica, sono determinati, i criteri e le modalità per la costituzione dei

rapporti di lavoro di cui al comma 1; in particolare, con la stessa ordinanza sono

definite le quote percentuali delle dotazioni organiche provinciali, per ciascun

profilo professionale, da riservare a rapporti a tempo parziale, fermo restando il

limite massimo del 25%, in relazione alle eventuali situazioni di soprannumero

accertate.

4. I criteri e le modalità di cui al comma 3, nonché la durata minima delle

prestazioni lavorative, sono preventivamente comunicate dal MPI alle

organizzazioni sindacali di cui all’art.7 , comma 1, punto 1/b, e verificate in un

apposito incontro.

5. Il dipendente a tempo parziale copre una frazione di posto di organico

corrispondente alla durata della prestazione lavorativa che non può essere inferiore

al 50% di quella a tempo pieno. In ogni caso, la somma delle frazioni di posto a

tempo parziale non può superare il numero complessivo dei posti di organico a

tempo pieno trasformati in tempo parziale.

6. Il rapporto di lavoro a tempo parziale deve risultare da contratto scritto e deve

contenere l’indicazione della durata della prestazione lavorativa di cui al successivo

comma 7. La domanda va presentata al dirigente scolastico entro i termini

specificati dalla relativa O.M.7.

Il tempo parziale può essere realizzato:

a) con articolazione della prestazione di servizio ridotta in tutti i giorni lavorativi

(tempo parziale orizzontale);

b) con articolazione della prestazione su alcuni giorni della settimana, del mese, o di

determinati periodi dell’anno (tempo parziale verticale), in misura tale da rispettare

la media della durata del lavoro settimanale prevista per il tempo parziale nell’arco

temporale preso in considerazione (settimana, mese o anno);

c) con articolazione della prestazione risultante dalla combinazione delle due

modalità indicate alle lettere a e b (tempo parziale misto), come previsto dal d.lgs.

25.02.2000, n. 61.

8. Il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale è escluso dalle attività

aggiuntive aventi carattere continuativo, né può fruire di benefici che comunque

comportino riduzioni dell’orario di lavoro, salvo quelle previste dalla legge.

Nell’applicazione degli altri istituti normativi previsti dal presente contratto, tenendo

conto della ridotta durata della prestazione e della peculiarità del suo svolgimento, si

applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di legge e contrattuali dettate per il

rapporto a tempo pieno.

9. Al personale interessato è consentito, previa autorizzazione del dirigente

scolastico, l’esercizio di altre prestazioni di lavoro che non arrechino pregiudizio alle

esigenze di servizio e non siano incompatibili con le attività d’istituto della stessa

Amministrazione. L’assunzione di altro lavoro, o la variazione della seconda attività

da parte del dipendente con rapporto di lavoro a tempo parziale, deve essere

comunicata al dirigente scolastico entro 15 giorni.

10. Il trattamento economico, anche accessorio, del personale con rapporto di lavoro

a tempo parziale è proporzionale alla prestazione lavorativa, con riferimento a tutte

le competenze fisse e periodiche, ivi compresa l’indennità integrativa speciale e

l’eventuale retribuzione individuale di anzianità, spettanti al personale con rapporto

a tempo pieno appartenente alla stessa qualifica e profilo professionale.

11. I dipendenti a tempo parziale orizzontale hanno diritto ad un numero di giorni di

ferie pari a quello dei lavoratori a tempo pieno. I lavoratori a tempo parziale

verticale hanno diritto ad un numero di giorni proporzionato alle giornate di lavoro

prestate nell’anno. Il relativo trattamento economico è commisurato alla durata della

prestazione lavorativa.

12. Il trattamento previdenziale e di fine rapporto è disciplinato dalle disposizioni

contenute nell’art. 9 del D.lgs. n.61/2000.

13. Per la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo

parziale e viceversa si applicano, nei limiti previsti dal presente articolo, le

disposizioni di cui all’art. 39, comma 13.

ART.59 – CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO PER IL PERSONALE IN

SERVIZIO

1. Il personale ATA può accettare, nell’ambito del comparto scuola, contratti a tempo

determinato di durata non inferiore ad un anno, mantenendo senza assegni,

complessivamente per tre anni, la titolarità della sede.

2. L’accettazione dell’incarico comporta l’applicazione della relativa disciplina

prevista dal presente CCNL per il personale assunto a tempo determinato, fatti salvi i

diritti sindacali.

ART.60 – RAPPORTO DI LAVORO A TEMPO DETERMINATO

1. Al personale di cui al presente articolo, si applicano le disposizioni di cui ai commi

2, 3 e 4 dell’art. 40. Anche il personale ATA, ove ne ricorrano le condizioni, ha

diritto al completamento dell’orario.

2. Le domeniche e le festività infrasettimanali ricadenti nel periodo di durata del

rapporto medesimo, sono retribuite e da computarsi nell’anzianità di servizio.

Nell’ipotesi che il dipendente completi tutto l’orario settimanale ordinario, ha

ugualmente diritto al pagamento della domenica ai sensi dell’art. 2109, comma 1, del

codice civile.

3. Il rapporto di lavoro a tempo determinato può trasformarsi in rapporto di lavoro a

tempo indeterminato per effetto di specifiche disposizioni normative.

ART.61 – RESTITUZIONE ALLA QUALIFICA DI PROVENIENZA

1. Il personale appartenente ad una qualifica ATA può, a domanda, essere restituito

alla qualifica ATA di provenienza con effetto dall’anno scolastico successivo alla

data del provvedimento di restituzione. Il provvedimento è disposto dal Direttore

regionale scolastico della sede di titolarità.

2. Il personale restituito alla qualifica di provenienza assume in essa il trattamento

giuridico ed economico che gli sarebbe spettato in caso di permanenza nella qualifica

stessa.

ART.62 – SEQUENZA CONTRATTUALE

1. Le Parti convengono che la materia di cui al presente Capo possa essere rivista

in una successiva sequenza contrattuale da attivarsi entro 30 giorni dalla firma

definitiva del presente CCNL.

2. Per le finalità di cui al comma 3, sono destinate alla sequenza contrattuale le

seguenti risorse finanziarie:

a) a decorrere dal 31.12.2007, le risorse derivanti dal contenimento della spesa del

personale ATA, pari a 34 milioni di euro al lordo degli oneri riflessi;

b) a decorrere dal 31.12.2007, le risorse corrispondenti allo 0,39% della massa

salariale al 31.12.2005 che saranno stanziate dalla Legge finanziaria 2008 in base al

Protocollo Governo – OO.SS. del 29 maggio 2007;

c) quota parte delle risorse di cui all’art. 47, comma 1 lett. b), attualmente

finalizzate al finanziamento dei incarichi specifici del personale ATA.

3. La sequenza contrattuale di cui al comma 1, avrà ad oggetto le seguenti

finalità:

a) la rivalutazione del valore unitario delle posizione economiche per la

valorizzazione del personale ATA di cui all’art. 49, nonchè l’estensione della platea

dei beneficiari;

b) assegnazione di nuove posizioni economiche nell’Area B finalizzate

all’individuazione di attività lavorative complesse, caratterizzata da autonomia

operativa, attraverso le procedure selettive di cui all’art. 48;

c) il riesame delle modalità di applicazione dell’art. 55.

4. Nella medesima sequenza contrattuale, saranno affrontate le modifiche della

declaratoria dei profili professionali, nonché le eventuali modifiche degli artt. 56 e 89

del presente CCNL. In quella sede verrà definito il raccordo tra i titoli di studio

attualmente richiesti e quelli stabiliti dalla tabella B del presente CCNL.

CAPO VI – LA FORMAZIONE



ART.63 – FORMAZIONE IN SERVIZIO

1. La formazione costituisce una leva strategica fondamentale per lo sviluppo

professionale del personale, per il necessario sostegno agli obiettivi di cambiamento,

per un’efficace politica di sviluppo delle risorse umane. L’Amministrazione è tenuta

a fornire strumenti, risorse e opportunità che garantiscano la formazione in servizio.

La formazione si realizza anche attraverso strumenti che consentono l’accesso a

percorsi universitari, per favorire l’arricchimento e la mobilità professionale mediante

percorsi brevi finalizzati ad integrare il piano di studi con discipline coerenti con le

nuove classi di concorso e con profili considerati necessari secondo le norme vigenti.

Conformemente all’Intesa sottoscritta il 27 giugno 2007 tra il Ministro per le riforme

e le innovazioni nella pubblica amministrazione e le Confederazioni sindacali, verrà

promossa, con particolare riferimento ai processi d’innovazione, mediante

contrattazione, una formazione dei docenti in servizio organica e collegata ad un

impegno di prestazione professionale che contribuisca all’accrescimento delle

competenze richieste dal ruolo.

2.Per garantire le attività formative di cui al presente articolo l’Amministrazione

utilizza tutte le risorse disponibili, nonché le risorse allo scopo previste da specifiche

norme di legge o da norme comunitarie. Le somme destinate alla formazione e non

spese nell’esercizio finanziario di riferimento sono vincolate al riutilizzo nell’esercizio

successivo con la stessa destinazione. In via prioritaria si dovranno assicurare alle

istituzioni scolastiche opportuni finanziamenti per la partecipazione del personale in

servizio ad iniziative di formazione deliberate dal collegio dei docenti o programmate

dal DSGA, sentito il personale ATA, necessarie per una qualificata risposta alle

esigenze derivanti dal piano dell’offerta formativa.

ART.64 – FRUIZIONE DEL DIRITTO ALLA FORMAZIONE

1. La partecipazione ad attività di formazione e di aggiornamento costituisce un

diritto per il personale in quanto funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo

delle proprie professionalità.

2. Le iniziative formative, ordinariamente, si svolgono fuori dell’orario di

insegnamento.

3. Il personale che partecipa ai corsi di formazione organizzati dall’amministrazione a

livello centrale o periferico o dalle istituzioni scolastiche è considerato in servizio a

tutti gli effetti. Qualora i corsi si svolgano fuori sede, la partecipazione ad essi

comporta il rimborso delle spese di viaggio.

4. Il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, può partecipare, previa

autorizzazione del capo d’istituto, in relazione alle esigenze di funzionamento del

servizio, ad iniziative o di aggiornamento organizzate dall’amministrazione o svolte

dall’Università o da enti accreditati. La partecipazione alle iniziative di

aggiornamento avviene nel limite delle ore necessarie alla realizzazione del processo

formativo, da utilizzare prioritariamente in relazione all’attuazione dei profili

professionali. In quest’ultimo caso il numero di ore può essere aumentato secondo le

esigenze, tenendo conto anche del tempo necessario per raggiungere la sede

dell’attività di formazione.

5. Gli insegnanti hanno diritto alla fruizione di cinque giorni nel corso dell’anno

scolastico per la partecipazione a iniziative di formazione con l’esonero dal servizio e

con sostituzione ai sensi della normativa sulle supplenze brevi vigente nei diversi

gradi scolastici. Con le medesime modalità, e nel medesimo limite di 5 giorni, hanno

diritto a partecipare ad attività musicali ed artistiche, a titolo di formazione, gli

insegnanti di strumento musicale e di materie artistiche.

6. Il dirigente scolastico assicura, nelle forme e in misura compatibile con la qualità

del servizio, un’articolazione flessibile dell’orario di lavoro per consentire la

partecipazione a iniziative di formazione anche in aggiunta a quanto stabilito dal

precedente comma 5.

7. Le stesse opportunità, fruizione dei cinque giorni e/o adattamento dell’orario di

lavoro, devono essere offerte al personale docente che partecipa in qualità di

formatore, esperto e animatore ad iniziative di formazione. Le predette opportunità di

fruizione di cinque giorni per la partecipazione ad iniziative di formazione come

docente o come discente non sono cumulabili. Il completamento della laurea e

l’iscrizione a corsi di laurea per gli insegnanti diplomati in servizio hanno un

carattere di priorità.

8. La formazione dei docenti si realizza anche mediante l’accesso a percorsi

universitari brevi finalizzati all’integrazione dei piani di studio in coerenza con

esigenze derivanti dalle modifiche delle classi di concorso e degli ambiti disciplinari.

9. Il Ministero ricercherà tutte le utili convergenze con gli interlocutori istituzionali e

le Università Italiane per favorire l’accesso al personale interessato, ivi compreso il

riconoscimento dei crediti formativi.

10. I criteri per la fruizione dei permessi per il diritto allo studio, sono definiti

nell’ambito della contrattazione decentrata presso gli uffici scolastici regionali.

11. All’interno delle singole scuole, per il personale in servizio, iscritto ai corsi di

laurea, a corsi di perfezionamento o a scuole di specializzazione, con particolare

riferimento ai corsi utili alla mobilità professionale, alla riconversione e al reimpiego,

il dirigente scolastico, nei limiti di compatibilità con la qualità del servizio, garantisce

che siano previste modalità specifiche di articolazione dell’orario di lavoro.

12. Per garantire efficacia nei processi di crescita professionale e personalizzare i

percorsi formativi saranno favorite le iniziative che fanno ricorso alla formazione a

distanza, all’apprendimento in rete e all’autoaggiornamento, con la previsione anche

di particolari forme di attestazione e di verifica delle competenze.

13. A livello di singola scuola il dirigente scolastico fornisce un’informazione

preventiva sull’attuazione dei criteri di fruizione dei permessi per l’aggiornamento.

ART.65 – LIVELLI DI ATTIVITÀ

1. Alle istituzioni scolastiche singole, in rete o consorziate, compete la

programmazione delle iniziative di formazione, riferite anche ai contenuti disciplinari

dell’insegnamento, funzionali al POF, individuate sia direttamente sia all’interno

dell’offerta disponibile sul territorio, ferma restando la possibilità

dell’autoaggiornamento.

2. L’amministrazione scolastica regionale garantisce, su richiesta delle istituzioni

scolastiche, servizi professionali di supporto alla progettualità delle scuole, azioni

perequative e interventi legati a specificità territoriali e tipologie professionali.

3. All’amministrazione centrale competono gli interventi di interesse generale,

soprattutto quelli che si rendono necessari per le innovazioni, sia di ordinamento sia

curriculari, per l’anno di formazione, per i processi di mobilità e di riqualificazione e

riconversione professionale, per la formazione finalizzata all’attuazione di specifici

istituti contrattuali, nonché il coordinamento complessivo degli interventi.

ART.66 – IL PIANO ANNUALE DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE

1. In ogni istituzione scolastica ed educativa il Piano annuale delle attività di

aggiornamento e formazione destinate ai docenti è deliberato dal Collegio dei docenti

coerentemente con gli obiettivi e i tempi del POF, considerando anche esigenze ed

opzioni individuali. Analogamente il DSGA predispone il piano di formazione per il

personale ATA.

Il Piano complessivo si può avvalere delle offerte di formazione promosse

dall’amministrazione centrale e periferica e/o da soggetti pubblici e privati qualificati

o accreditati. Il Piano si articola in iniziative:

• promosse prioritariamente dall’Amministrazione;

• progettate dalla scuola autonomamente o consorziata in rete, anche in

collaborazione con l’Università (anche in regime di convenzione), con le

associazioni professionali qualificate, con gli Istituti di Ricerca e con gli Enti

accreditati.

ART.67 – I SOGGETTI CHE OFFRONO FORMAZIONE

1. Le parti confermano il principio dell’accreditamento degli enti e delle agenzie per

la formazione del personale della scuola e delle istituzioni educative e del

riconoscimento da parte dell’amministrazione delle iniziative di formazione.

2. Sono considerati soggetti qualificati per la formazione del personale della scuola le

medesime istituzioni scolastiche, le università, i consorzi universitari,

interuniversitari e gli istituti pubblici di ricerca, ivi compresa l’Agenzia di cui all’art.

1, comma 610, della legge n.296/2006. Il MPI può riconoscere come soggetti

qualificati associazioni professionali sulla base della vigente normativa.

3. Il Ministero, sulla base dei criteri sottoindicati e sentite le OO.SS., definisce le

procedure da seguire per l’accreditamento di soggetti – i soggetti qualificati di cui al

precedente comma sono di per sé accreditati – per la realizzazione di progetti di

interesse generale. I criteri di riferimento sono:

• la missione dell’ente o dell’agenzia tenendo conto delle finalità contenute nello

statuto;

• l’attività svolta per lo sviluppo professionale del personale della scuola;

• l’esperienza accumulata nel campo della formazione;

• le capacità logistiche e la stabilità economica e finanziaria;

• l’attività di ricerca condotta e le iniziative di innovazione metodologica

condotte nel settore specifico;

• il livello di professionalizzazione raggiunto, anche con riferimento a specifiche

certificazioni e accreditamenti già avuti e alla differenza funzionale di compiti

e di competenze;

• la padronanza di approcci innovativi, anche in relazione al monitoraggio e alla

valutazione di impatto delle azioni di formazione;

• il ricorso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione;

• la documentata conoscenza della natura e delle caratteristiche dei processi di

sviluppo professionale del personale della scuola;

• la specifica competenza di campo in relazione alle aree progettuali di lavoro;

• la disponibilità a consentire il monitoraggio, l’ispezione e la valutazione delle

singole azioni di formazione.

4. I soggetti qualificati di cui al comma 2 e i soggetti accreditati di cui al comma 3

possono accedere alle risorse destinate a progetti di interesse generale promossi

dall’amministrazione.

5. Possono proporsi anche le istituzioni scolastiche, singole o in rete e/o in consorzio,

sulla base di specifiche competenze e di adeguate infrastrutture.

6. La contrattazione decentrata regionale individua i criteri con cui i soggetti che

offrono formazione partecipano ai progetti definiti a livello territoriale.

7. I soggetti qualificati, accreditati o proponenti corsi riconosciuti sono tenuti a

fornire al sistema informativo, l’informazione, secondo moduli standard che saranno

definiti, relativa alle iniziative proposte al personale della scuola.

ART.68 – FORMAZIONE IN INGRESSO

1. Per i docenti a tempo indeterminato di nuova assunzione l’anno di formazione

trova realizzazione attraverso specifici progetti contestualizzati, anche con la

collaborazione di reti e/o consorzi di scuole.

2. L’impostazione delle attività tiene conto dell’esigenza di personalizzare i percorsi,

di armonizzare la formazione sul lavoro – con il sostegno di tutor appositamente

formati – e l’approfondimento teorico assicurando adeguate condizioni di

accoglienza.

3. Nel corso dell’anno di formazione sono create particolari opportunità opzionali per

il miglioramento delle competenze tecnologiche e della conoscenza di lingue

straniere, anche nella prospettiva dell’acquisizione di certificazioni

internazionalmente riconosciute.

ART.69 – FORMAZIONE PER IL PERSONALE DELLE SCUOLE IN AREE A RISCHIO

O A FORTE PROCESSO IMMIGRATORIO O FREQUENTATE DA NOMADI

1. Per le scuole collocate nelle aree a rischio l’amministrazione promuove e sostiene

iniziative di formazione in relazione agli obiettivi di prevenire la dispersione

scolastica, di sviluppare la cultura della legalità, nonché di aumentare

significativamente i livelli di successo scolastico, utilizzando metodi e tecniche di

elevata efficacia, di formazione e di sostegno professionale facendo ricorso anche alle

tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

2. Partecipano alle attività di formazione, in relazione ai progetti delle scuole

coinvolte, gli insegnanti e il personale ATA. I corsi sono organizzati dalle scuole,

singole o in rete, e si avvalgono della collaborazione di soggetti qualificati o

accreditati, nonché della cooperazione di istituzioni ed enti presenti sul territorio.

3. Per gli insegnanti delle scuole collocate nelle aree a forte processo immigratorio,

tenendo conto delle esperienze già realizzate l’amministrazione promuove

l’organizzazione di seguenti attività formative:

• pronto intervento linguistico,

• corsi specifici sull’insegnamento della lingua italiana ad alunni ed adulti, di

lingua nativa diversa dall’italiano,

• approfondimento delle tematiche dell’educazione interculturale,

• produzione e diffusione di materiali didattici.

4. A seguito di specifiche intese i corsi per l’insegnamento della lingua italiana ad

allievi ed adulti, di lingua nativa diversa dall’italiano, possono anche essere offerti

dalle Università come corsi di perfezionamento. Per la predisposizione di materiali

per il pronto intervento linguistico e per la messa a disposizione di risorse didattiche

si fa ricorso alle tecnologie della comunicazione e dell’informazione.

5. Per l’impostazione e l’organizzazione delle attività le scuole e l’amministrazione si

avvalgono della collaborazione di soggetti qualificati e/o accreditati, cooperano con

le iniziative già realizzate o in corso da parte degli enti locali, delle associazioni

espressione delle comunità di immigrati, delle organizzazioni non governative e delle

associazioni di volontariato riconosciute.

ART.70 – FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI CHE OPERANO IN AMBIENTI DI

APPRENDIMENTO PARTICOLARI

1.Gli obiettivi delle iniziative di formazione finalizzata sono l’acquisizione e lo

sviluppo di specifiche competenze per insegnanti che operano nei centri territoriali

permanenti, nei corsi serali delle scuola secondaria superiore, nelle sezioni presso gli

ospedali e gli istituti penitenziari e l’attivazione delle condizioni per il pieno sviluppo

delle politiche di formazione permanente. L’Amministrazione garantisce che

specifiche iniziative siano rivolte ai docenti che operano o che intendano operare in

tali settori.

2. I corsi mirano a diffondere la conoscenza dei diversi contesti e processi di

apprendimento, ad accrescere la familiarità con le metodologie attive di

insegnamento, a sviluppare la padronanza delle strategie formative (modularità,

riconoscimento dei crediti formativi e professionali, percorsi individuali di

apprendimento, certificazione delle competenze).

3. In questa prospettiva il campo di azione potrà ampliarsi in relazione anche

all’evoluzione dei processi di rinnovamento nel settore della formazione integrata e

dei modelli di cooperazione tra l’istruzione e la formazione professionale.

4. Per il settore delle scuole negli ospedali e negli istituti di prevenzione e pena il

MPI realizza le necessarie intese, con i Ministeri della Salute e di Giustizia, per la

programmazione, l’organizzazione e la finalizzazione delle attività.

ART.71 – COMMISSIONE BILATERALE PER LA FORMAZIONE

1. Le Parti convengono che, entro 60 gg. dalla sottoscrizione definitiva del presente

CCNL, sia istituita una Commissione, tra il MPI e le OO.SS. firmatarie, che

persegua l’obiettivo di programmare e realizzare qualificate e certificate iniziative di

formazione nazionale per il personale del comparto.

2. La costituzione della predetta Commissione non potrà comportare alcun onere

aggiuntivo e la partecipazione alla stessa sarà a titolo gratuito per tutti i componenti.

CAPO VII – TUTELA DELLA SALUTE NELL’AMBIENTE DI LAVORO



ART.72 – FINALITÀ

1. Al fine di assicurare compiuta attuazione a forme di partecipazione e di

collaborazione dei soggetti interessati al sistema di prevenzione e di sicurezza

dell’ambiente di lavoro, previste dal D.lgs.626/94 come modificato dal D.lgs.242/96,

le parti convengono sulla necessità di realizzare l’intero sistema di prevenzione

all’interno delle istituzioni scolastiche sulla base dei criteri e delle modalità previste

dai successivi articoli del presente capo, in coerenza con le norme legislative di

riferimento e con quanto stabilito dal contratto collettivo nazionale quadro del 10

luglio 1996 in materia di rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza nel comparto

pubblico.

ART.73 – IL RAPPRESENTANTE DEI LAVORATORI PER LA SICUREZZA

1.Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, in tutte le unità scolastiche previste

dal D.M. n.382/98, è eletto nei modi previsti dal succitato Accordo quadro 10- 7- 1996

e dall’art.58 del CCNI 31.08.99. Qualora non possa essere individuato, la RSU

designa altro soggetto disponibile tra i lavoratori della scuola. Ove successivi Accordi

quadro modificassero in tutto o in parte la normativa contrattuale anzidetta, questa

dovrà ritenersi recepita previo confronto con le OO.SS del comparto scuola.

2. Con riferimento alle attribuzioni del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza,

la cui disciplina è contenuta negli artt.18 e 19 del D.lgs.626/94, le parti a solo titolo

esemplificativo concordano sulle seguenti indicazioni:

a. il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ha diritto di accesso ai

luoghi di lavoro nel rispetto dei limiti previsti dalla legge; egli segnala

preventivamente al dirigente scolastico le visite che intende effettuare negli

ambienti di lavoro; tali visite possono svolgersi congiuntamente con il

responsabile del servizio di prevenzione o un addetto da questi incaricato;

b. laddove il D.lgs.626/94 prevede l’obbligo da parte del dirigente scolastico

di consultare il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, la consultazione

si deve svolgere in modo da garantire la sua effettività e tempestività; pertanto

il dirigente scolastico consulta il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

su tutti quegli eventi per i quali la disciplina legislativa prevede un intervento

consultivo del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza; in occasione della

consultazione il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ha facoltà di

formulare proposte e opinioni sulle tematiche oggetto di consultazione; la

consultazione deve essere verbalizzata e nel verbale, depositato agli atti,

devono essere riportate le osservazioni e le proposte del rappresentante dei

lavoratori per la sicurezza. Inoltre il rappresentante dei lavoratori per la

sicurezza è consultato sulla designazione del responsabile e degli addetti del

servizio di prevenzione, sul piano di valutazione dei rischi, programmazione,

realizzazione e verifica della prevenzione nell’istituzione scolastica; è altresì

consultato in merito all’organizzazione della formazione di cui all’art.22,

comma 5 del D.lgs.626/94. Gli esiti delle attività di consultazione di cui sopra

sono riportati in apposito verbale sottoscritto dal rappresentante dei lavoratori

per la sicurezza.

c. il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ha diritto di ricevere le

informazioni e la documentazione relativa alla valutazione dei rischi e alle

misure di prevenzione, nonché quelle inerenti le sostanze e i preparati

pericolosi, le macchine, gli impianti, l’organizzazione del lavoro e gli ambienti

di lavoro, la certificazione relativa all’idoneità degli edifici, agli infortuni e alle

malattie professionali; riceve inoltre informazioni provenienti dai servizi di

vigilanza;

d. il dirigente scolastico su istanza del rappresentante dei lavoratori per la

sicurezza è tenuto a fornire tutte le informazioni e la documentazione richiesta;

il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è tenuto a fare delle

informazioni e documentazione ricevute un uso strettamente connesso alla sua

funzione;

e. il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ha diritto alla formazione

specifica prevista all’art.19, comma 1, lett.G) del D.lgs.n.626 citato e del

relativo Accordo quadro. La formazione del rappresentante dei lavoratori per la

sicurezza deve prevedere un programma base di minimo 32 ore; i contenuti

della formazione sono quelli previsti dal D.lgs.626/94, e dal Decreto Ministro

del Lavoro del 16/1/1997; in sede di organismo paritetico possono essere

proposti percorsi formativi aggiuntivi in considerazione di particolari esigenze;

f. il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza non può subire pregiudizio

alcuno a causa dello svolgimento della propria attività e nei suoi confronti si

applicano le tutele previste dalla legge per le rappresentanze sindacali;

g. per l’espletamento dei compiti di cui all’art.19 del D.lgs.626/94,

rappresentanti per la sicurezza oltre ai permessi già previsti per le

rappresentanze sindacali, utilizzano appositi permessi retribuiti orari pari a 40

ore annue per ogni rappresentante; per l’espletamento e gli adempimenti

previsti dai punti b), c), d), g), i), ed l) dell’art.19 del D.lgs.626/94, il predetto

monte- ore e l’attività sono considerati tempo di lavoro.

ART.74 – ORGANISMI PARITETICI TERRITORIALI

1. Alle delegazioni trattanti a livello scolastico regionale, sono affidati i compiti e i

ruoli dell’organismo paritetico di cui all’art. 20 del D.lgs.626/94.

2. Tale organismo ha compiti di orientamento e promozione delle iniziative formative

e informative nei confronti dei prestatori d’opera subordinati, degli altri soggetti ad

essi equiparati e dei loro rappresentanti, di orientamento degli standard di qualità di

tutto il processo formativo, di raccordo con i soggetti istituzionali di livello

territoriale operanti in materia di salute e sicurezza per favorire la realizzazione di

dette finalità. Inoltre, tali organismi assumono la funzione di prima istanza di

riferimento in merito a controversie sorte sull’applicazione dei diritti di

rappresentanza, informazione e formazione, previsti dalle norme vigenti legislative e

contrattuali non escludendo la via giurisdizionale.

ART.75 – OSSERVATORIO NAZIONALE PARITETICO DELLA SICUREZZA

1. Al fine di stabilizzare i rapporti partecipativi in materia di igiene e sicurezza

l’Osservatorio Nazionale Paritetico ha il compito di monitorare lo stato di

applicazione della normativa, di coordinare l’azione dei comitati paritetici territoriali,

di avanzare proposte agli organi competenti in merito alla normativa e alle sue

applicazioni, di fare da raccordo con i soggetti istituzionali a livello nazionale

operanti in materia di salute e sicurezza.

ART.76 – NORME DI RINVIO

1. Per quanto non previsto dal presente capo si fa esplicito riferimento al

D.lgs.626/94, al D.lgs.242/96, al D.M.292/96, al D.M.382/98, al CCNQ del 7 maggio

1996 e alla legislazione in materia di igiene e sicurezza.

CAPO VIII – ASPETTI ECONOMICO- RETRIBUTIVI GENERALI



ART.77 – STRUTTURA DELLA RETRIBUZIONE

1. La struttura della retribuzione del personale docente, educativo ed A.T.A.

appartenente al comparto della Scuola si compone delle seguenti voci:

– trattamento fondamentale:

a) stipendio tabellare per posizioni stipendiali;

b) posizioni economiche orizzontali;

c) eventuali assegni “ad personam”.

– trattamento accessorio:

a) retribuzione professionale docenti;

b) compenso per le funzioni strumentali del personale docente;

c)

d) compenso per le ore eccedenti e le attività aggiuntive;

e) indennità di direzione dei DSGA;

f) compenso individuale accessorio per il personale ATA;

g) compenso per incarichi ed attività al personale ATA;

h) indennità e compensi retribuiti con il fondo d’istituto;

i) altre indennità previste dal presente contratto e/o da specifiche disposizioni

di legge.

2. Al personale, ove spettante, è corrisposto l’assegno per il nucleo familiare ai sensi

della legge 13 maggio 1988, n.153 e successive modificazioni.

3. Le competenze di cui ai commi precedenti aventi carattere fisso e continuativo

sono corrisposte congiuntamente in unica soluzione mensile.

ART.78 – AUMENTI DELLA RETRIBUZIONE BASE

1. Gli stipendi tabellari previsti dall’art. 2, comma 2, del CCNL 7.12.2005 sono

incrementati delle misure mensili lorde, per tredici mensilità, indicate nell’allegata

Tabella 1, alle scadenze ivi previste.

2. Per effetto degli incrementi indicati al comma 1, i valori degli stipendi annui sono

rideterminati nelle misure ed alle decorrenze stabilite nella Tabella 2.

3. Al personale educativo spetta il trattamento economico previsto per i docenti di

scuola dell’infanzia e primaria.

ART.79 – PROGRESSIONE PROFESSIONALE

1. Al personale scolastico è attribuito un trattamento economico differenziato per

posizioni stipendiali. Il passaggio tra una posizione stipendiale e l’altra potrà

essere acquisito al termine dei periodi previsti dall’allegata Tabella 2, sulla base

dell’accertato utile assolvimento di tutti gli obblighi inerenti alla funzione. Il

servizio si intende reso utilmente qualora il dipendente, nel periodo di maturazione

della posizione stipendiale, non sia incorso in sanzioni disciplinari definitive

implicanti la sospensione dal servizio; in caso contrario il passaggio alla posizione

stipendiale superiore potrà essere ritardato, per mancata maturazione dei requisiti

richiesti, nelle fattispecie e per i periodi seguenti:

a. due anni di ritardo in caso di sospensione dal servizio per una durata superiore ad

un mese per il personale docente e in caso di sospensione del lavoro di durata

superiore a cinque giorni per il personale ATA;

b. un anno di ritardo in caso di sanzione disciplinare di sospensione dal servizio e

dalla retribuzione fino a un mese per il personale docente e fino a cinque giorni

per il personale ATA.

ART.80 – TREDICESIMA MENSILITA’

1. Al personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato

spetta una tredicesima mensilità corrisposta nel mese di dicembre di ogni anno.

2. L’importo della tredicesima mensilità è pari al trattamento fondamentale spettante

al personale nel mese di dicembre, fatto salvo quanto previsto nei commi

successivi.

3. La tredicesima mensilità è corrisposta per intero al personale in servizio

continuativo dal primo gennaio dello stesso anno.

4. Nel caso di servizio prestato per un periodo inferiore all’anno o in caso di

cessazione del rapporto nel corso dell’anno, la tredicesima è dovuta in ragione di

un dodicesimo per ogni mese di servizio prestato o frazione di mese superiore a 15

giorni.

5. I ratei della tredicesima non spettano per i periodi trascorsi in aspettativa per

motivi personali o di famiglia o in altra condizione che comporti la sospensione o

la privazione del trattamento economico e non sono dovuti al personale cessato

dal servizio per motivi disciplinari.

6. Per i periodi temporali che comportino la riduzione del trattamento economico, il

rateo della tredicesima mensilità, relativo ai medesimi periodi, è ridotto nella

stessa proporzione della riduzione del trattamento economico.

ART.81 – EFFETTI DEI NUOVI STIPENDI

1. Gli incrementi stipendiali di cui all’art. 78 hanno effetto integralmente sulla 13°

mensilità, sui compensi per le attività aggiuntive, sulle ore eccedenti, sul

trattamento ordinario di quiescenza, normale e privilegiato, sull’indennità di

buonuscita, sull’equo indennizzo e sull’assegno alimentare.

2. I benefici economici risultanti dall’applicazione dell’art. 78 sono corrisposti

integralmente alle scadenze e negli importi ivi previsti al personale comunque

cessato dal servizio, con diritto a pensione nel periodo di vigenza contrattuale.

Agli effetti dell’indennità di buonuscita e di licenziamento si considerano solo gli

incrementi maturati alla data di cessazione dal servizio.

ART.82 – COMPENSO INDIVIDUALE ACCESSORIO PER IL PERSONALE ATA.

1. Al personale ATA delle scuole di ogni ordine e grado e delle istituzioni educative,

è corrisposto, con le decorrenze a fianco indicate, un compenso individuale

accessorio, nelle misure e con le modalità di seguito indicate, salvo restando

l’eventuale residua sussistenza di compensi corrisposti ad personam.

2. Il compenso di cui al comma 1 è incrementato nelle misure ed alle scadenze

indicate nell’allegata Tabella 3.

3. Ai sensi dell’art. 4, comma 2 del CCNQ del 29 luglio 1999, a decorrere dal

1/1/2006 il Compenso Incentivante Accessorio, di cui al comma 1, è incluso nella

base di calcolo utile ai fini del trattamento di fine rapporto (TFR), in aggiunta alle

voci retributive già previste dal comma 1 dell’art. 4 del CCNQ del 29 luglio 1999.

4. A decorrere dal 31/12/2007, al fine di garantire la copertura dei futuri oneri

derivanti dall’incremento dei destinatari della disciplina del trattamento di fine

rapporto, è posto annualmente a carico delle disponibilità complessive del fondo

dell’istituzione scolastica di cui all’art. 84, comma 1, un importo pari al 6,91% del

valore del Compenso Incentivante Accessorio effettivamente corrisposto in

ciascun anno. Conseguentemente, il fondo è annualmente decurtato

dell’ammontare occorrente per la copertura dei maggiori oneri per il personale che

progressivamente sarà soggetto alla predetta disciplina.

5. Il compenso di cui al comma 1, per il personale a tempo determinato, è corrisposto

secondo le seguenti specificazioni:

a. dalla data di assunzione del servizio, per ciascun anno scolastico, al personale

ATA con rapporto di impiego a tempo determinato su posto vacante e

disponibile per l’intera durata dell’anno scolastico;

b. dalla data di assunzione del servizio, e per un massimo di dieci mesi per

ciascun anno scolastico, al personale ATA con rapporto di impiego a tempo

determinato fino al termine delle attività didattiche.

6 . Nei confronti del direttore dei servizi generali ed amministrativi detto compenso

viene corrisposto nell’ambito delle indennità di direzione di cui all’art.56.

7 .Il compenso individuale accessorio in questione spetta in ragione di tante mensilità

per quanti sono i mesi di servizio effettivamente prestato o situazioni di stato

assimilate al servizio;

8. Per i periodi di servizio o situazioni di stato assimilate al servizio inferiori al mese

detto compenso è liquidato al personale in ragione di 1/30 per ciascun giorno di

servizio prestato o situazioni di stato assimilate al servizio.

9. Nei casi di assenza per malattia si applica l’art. 17, comma 8, lettera a).

10. Per i periodi di servizio prestati in posizioni di stato che comportino la riduzione

dello stipendio il compenso medesimo è ridotto nella stessa misura.

11. Nei confronti del personale ata con contratto part- time, il compenso in questione è

liquidato in rapporto all’orario risultante dal contratto.

12. Il compenso di cui trattasi è assoggettato alle ritenute previste per i compensi

accessori. Alla sua liquidazione mensile provvedono le direzioni provinciali del

tesoro (DPT).

13. A tutto il personale ATA a tempo determinato e indeterminato, a valere sulle

risorse derivanti dalle economie realizzate nell’applicazione progressioni economiche

di cui all’art. 7 del CCNL 7.12.2005 (22 milioni di euro al lordo degli oneri riflessi

per l’anno 2006) e dal contenimento della spesa del personale ATA (96,3 milioni di

euro al lordo degli oneri riflessi per l’anno 2007), è corrisposta un compenso una-

tantum pari a € 344,65 in ragione del servizio prestato nel biennio contrattuale

2006/07.

ART.83 – RETRIBUZIONE PROFESSIONALE DOCENTI.

1. La retribuzione professionale docenti di cui all’art. 81 del CCNL 24.07.2003 è

incrementata nelle misure mensili lorde ed alle scadenze indicate nella allegata

Tabella 4.

2. Ai sensi dell’art. 4, comma 2 del CCNQ del 29 luglio 1999, a decorrere dal

1/1/2006 la retribuzione professionale docenti, di cui al comma 1, è inclusa nella

base di calcolo utile ai fini del trattamento di fine rapporto (TFR), in aggiunta alle

voci retributive già previste dal comma 1 dell’art. 4 del CCNQ del 29 luglio 1999.

3. A decorrere dal 31/12/2007, al fine di garantire la copertura dei futuri oneri

derivanti dall’incremento dei destinatari della disciplina del trattamento di fine

rapporto, è posto annualmente a carico delle disponibilità complessive del fondo

dell’istituzione scolastica di cui all’art. 84, comma 1, un importo pari al 6,91% del

valore della retribuzione professionale docenti effettivamente corrisposta in

ciascun anno. Conseguentemente, il fondo è annualmente decurtato

dell’ammontare occorrente per la copertura dei maggiori oneri per il personale che

progressivamente sarà soggetto alla predetta disciplina.

4. Al personale docente ed educativo, a valere sulla quota aggiuntiva per il solo anno

2005 di risorse derivanti dalle mancata applicazione delle funzioni tutoriali dei

docenti (63,8 milioni di euro al lordo degli oneri riflessi), è corrisposta una una-

tantum pari a € 51,46 complessiva in ragione del servizio prestato da ciascun

docente durante l’anno 2006.

ART.84 – FONDO DELL’ISTITUZIONE SCOLASTICA

1. Le risorse destinate al finanziamento del fondo di Istituto, già definite ai sensi

dell’art. 5 del CCNL 7.12.2005, sono incrementate, a decorrere dal 31.12.2007 ed

a valere sull’anno 2008, di un importo pari a € 2,36 mensili pro- capite per tredici

mensilità per ogni unità di personale in servizio al 31.12.2005, corrispondente allo

0,11% della massa salariale alla predetta data.

2. Gli incrementi previsti all’art. 5, comma 1, I e II alinea, del CCNL 7.12.05

ricevono nel presente accordo una diversa finalizzazione, poiché destinate a

coprire gli oneri derivanti dall’applicazione degli articoli 82 e 83 del presente

CCNL, conseguentemente sono stornati in via definitiva dalle risorse complessive

del fondo a decorrere dall’anno 2006.

ART.85 – NUOVI CRITERI DI RIPARTIZIONE DELLE RISORSE PER IL

FINANZIAMENTO DEL FONDO DELL’ISTITUZIONE SCOLASTICA

1. A decorrere dal 31.12.2007, l’importo complessivo delle risorse del fondo

dell’istituzione scolastica di cui all’art. 84 del presente CCNL, sono ripartite,

annualmente, tra le singole istituzioni scolastiche ed educative, in relazione ai

seguenti criteri:

. 15 % in funzione del numero delle sedi di erogazione del servizio;

. 68 % in funzione del numero degli addetti individuati dai decreti

interministeriali quale organico di diritto di tutto il personale docente e del

personale amministrativo, educativo, tecnico ed ausiliario;

. 17 % in funzione del numero degli addetti individuati dal decreto

interministeriale quale organico di diritto del personale docente degli istituti

secondari di secondo grado.

2. I criteri definiti dal comma 1 ed i conseguenti valori unitari che ne discendono

saranno oggetto di aggiornamento nei successivi bienni contrattuali, al fine di

renderli compatibili con le future risorse contrattuali, con le variazioni delle sedi

di erogazioni del servizio e dell’organico di diritto, nonché con gli effetti derivanti

dall’art.82, comma 4, art. 83, comma 3 e art. 56, comma3.

3. A seguito dell’introduzione dei criteri definiti al comma 1, in sede di apposita

sequenza contrattuale da concludersi entro 30 giorni dalla definitiva sottoscrizione

del presente CCNL saranno individuati gli esatti valori unitari annui relativi a

ciascuna sede di erogazione e addetto individuato dall’organico di diritto.

ART.86 – COMPENSI ACCESSORI PER IL PERSONALE IN SERVIZIO PRESSO EX

IRRE e MPI

1. Per l’erogazione di compensi per il trattamento accessorio da corrispondere al

personale docente, educativo ed ATA in servizio presso gli ex IRRE e comandato

nell’Amministrazione centrale e periferica del MPI, in base alle vigenti

disposizioni, nonché al personale con incarico di supervisione nelle attività di

tirocinio sono corrisposti compensi accessori nelle misure e secondo le modalità

definite nel CCNI del 18.2.2003.

2. Al finanziamento dei compensi di cui al comma 1 sono destinate il 50% delle

risorse di cui all’art.18, ultimo periodo, del CCNL del 15 marzo 2001. La restante

quota del 50% alimenta le risorse complessive per il finanziamento del fondo

dell’istituzione scolastica di cui all’art. 84 del presente CCNL.

3. Le risorse non utilizzate alla fine dell’esercizio finanziario alimentano le risorse

complessive per il finanziamento del fondo dell’istituzione scolastica di cui all’art.

84 del presente CCNL.

ART.87 – ATTIVITA’ COMPLEMENTARI DI EDUCAZIONE FISICA

1. Le ore eccedenti le 18 settimanali effettuabili, fino ad un massimo di 6 settimanali,

del personale insegnante di educazione fisica nell’avviamento alla pratica

sportiva, vanno individuate ed erogate nell’ambito di uno specifico progetto

contenuto nel POF, progetto che può riguardare anche la prevenzione di

paramorfismi fisici degli studenti.

2. Ferma restando la spesa complessiva sostenuta nel decorso anno scolastico, il

compenso in parola può essere corrisposto, nella misura oraria, maggiorata del

10%, prevista dall’art. 70 del CCNL del 4.8.1995, ovvero in modo forfetario e

riguardare solo docenti di educazione fisica impegnati nel progetto in servizio

nell’istituzione scolastica.

3. Ai docenti coordinatori provinciali per l’educazione fisica è erogato, nel limite

orario settimanale del precedente comma 1, il compenso per le ore eccedenti con

la maggiorazione prevista dal presente articolo.

ART.88 – INDENNITA’ E COMPENSI A CARICO DEL FONDO D’ISTITUTO

1. Le attività da retribuire, compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili,

sono quelle relative alle diverse esigenze didattiche, organizzative, di ricerca e di

valutazione e alle aree di personale interno alla scuola, eventualmente prevedendo

compensi anche in misura forfetaria, da definire in sede di contrattazione, in

correlazione con il POF., su delibera del consiglio di circolo o d’istituto, il quale, a

tal fine, acquisisce la delibera del collegio dei docenti. La ripartizione delle risorse

del fondo, dovrà tenere conto anche con riferimento alle consistenze organiche

delle aree, docenti ed ata, dei vari ordini e gradi di scuola eventualmente presenti

nell’unità scolastica e delle diverse tipologie di attività (eda, scuola ospedaliera,

carceraria, corsi serali, convitti).

Per gli insegnanti la finalizzazione delle risorse del presente articolo va

prioritariamente orientata agli impegni didattici in termini di flessibilità, ore

aggiuntive di insegnamento, di recupero e di potenziamento. La progettazione va

ricondotta ad unitarietà nell’ambito del POF, evitando la burocratizzazione e le

frammentazione dei progetti.

Nella determinazione delle misure unitarie dei compensi dovrà essere posta

particolare attenzione a costituire un ragionevole equilibrio tra le diverse

componenti della retribuzione.

2. Con il fondo sono, altresì, retribuite:

a. Il particolare impegno professionale “in aula” connesso alle innovazioni

e alla ricerca didattica, la flessibilità organizzativa e didattica che

consiste nelle prestazioni connesse alla turnazione ed a particolari forme

di flessibilità dell’orario, alla sua intensificazione mediante una diversa

scansione dell’ora di lezione ed all’ampliamento del funzionamento

dell’attività scolastica, previste nel regolamento sull’autonomia. Per il

personale docente ed educativo in servizio nelle istituzioni scolastiche

che abbiano attivato la flessibilità organizzativa e didattica spetta un

compenso definito in misura forfetaria in contrattazione integrativa

d’istituto;

b. le attività aggiuntive di insegnamento. Esse consistono nello

svolgimento, oltre l’orario obbligatorio di insegnamento e fino ad un

massimo di 6 ore settimanali, di interventi didattici volti

all’arricchimento e alla personalizzazione dell’offerta formativa, con

esclusione delle attività aggiuntive di insegnamento previste dall’art.70

del CCNL del 4 agosto 1995 e di quelle previste dal precedente art.86.

Per tali attività spetta un compenso nelle misure stabilite nella Tabella 5;

c. le ore aggiuntive prestate per l’attuazione dei corsi di recupero per gli

alunni con debito formativo. Tali attività sono parte integrante

dell’offerta formativa dell’istituto, sono programmate dal collegio dei

docenti in coerenza con il POF e con i processi di valutazione attivati.

d. le attività aggiuntive funzionali all’insegnamento. Esse consistono nello

svolgimento di compiti relativi alla progettazione e alla produzione di

materiali utili per la didattica, con particolare riferimento a prodotti

informatici e in quelle previste dall’art.29 , comma 3 – lettera a) del

presente CCNL eccedenti le 40 ore annue. Per tali attività spetta un

compenso nelle misure stabilite nella Tabella 5;

e. le prestazioni aggiuntive del personale ATA, che consistono in

prestazioni di lavoro oltre l’orario d’obbligo, ovvero

nell’intensificazione di prestazioni lavorative dovute anche a particolari

forme di organizzazione dell’orario di lavoro connesse all’attuazione

dell’autonomia. Per tali attività spetta un compenso nelle misure stabilite

nella Tabella 6;

f. i compensi da corrispondere al personale docente ed educativo, non più

di due unità, della cui collaborazione il dirigente scolastico intende

avvalersi nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative e

gestionali. Tali compensi non sono cumulabili con il compenso per le

funzioni strumentali al piano dell’offerta formativa di cui all’art. 33 del

presente CCNL;

g. le indennità di turno notturno, festivo, notturno- festivo con le modalità

stabilite nel CCNI del 31.8.1999 e nelle misure definite con la Tabella 7;

h. l’indennità di bilinguismo e di trilinguismo, nei casi in cui non sia già

prevista a carico di soggetti diversi dal MPI in base alla normativa

vigente – nel qual caso potrà essere contrattata la relativa rivalutazione- ,

con le modalità stabilite nel CCNI del 31.8.1999 e nelle misure definite

con la Tabella 8;

i. il compenso spettante al personale che in base alla normativa vigente

sostituisce il DSGA o ne svolge le funzioni ai sensi dell’art.56, comma

1, del presente CCNL, detratto l’importo del CIA già in godimento;

j. la quota variabile dell’indennità di direzione di cui all’art.56 del presente

CCNL spettante al DSGA con le modalità stabilite nel CCNI del

31.8.1999 e nelle misure definite con la Tabella 9;

k. compensi per il personale docente, educativo ed ATA per ogni altra

attività deliberata dal consiglio di circolo o d’istituto nell’ambito del

POF;

l. particolari impegni connessi alla valutazione degli alunni.

ART.89 – DIRETTORE DEI SERVIZI GENERALI E AMMINISTRATIVI

1. Al personale DSGA possono essere corrisposti, fatto salvo quanto previsto

dall’art. 88, comma 2, lettera i), esclusivamente i seguenti compensi a carico del

fondo d’istituto:

a. per compensi per lavoro straordinario per un massimo di 100 ore annue;

b. per attività e prestazioni aggiuntive connesse a progetti finanziati con

risorse dell’UE, da enti pubblici e da soggetti privati.

ART.90 – NORME TRANSITORIE DI PARTE ECONOMICA

1. In attuazione degli impegni assunti nel Protocollo tra Governo e sindacati del 29

maggio 2007, le parti si rincontreranno per la sottoscrizione dell’accordo relativo

al riconoscimento dei benefici economici in ordine alla integrazione delle risorse

contrattuali per il biennio 2006- 2007, non appena verrà approvata la legge

finanziaria per l’anno 2008, contenente gli appositi stanziamenti aggiuntivi.

2. Le risorse di cui al comma 1 saranno destinate ad attribuire decorrenza febbraio

2007 all’aumento stipendiale a regime indicato nella Tabella 2, nonché ad

aumentare le quantità complessive delle risorse indicate nell’art. 84, comma 1,

finalizzate al fondo dell’istituzione scolastica per la contrattazione integrativa, in

modo da garantirne un ammontare pari allo 0,5% del monte salari al 31.12.2005

del personale docente.

3. Nell’ambito della sequenza contrattuale saranno altresì disponibili le risorse

derivanti dal processo triennale di razionalizzazione del personale docente

conclusosi nell’anno scolastico 2004/05, pari a 210 milioni di euro al lordo degli

oneri riflessi dal 31.12.2007. Per la finalizzazione di tali risorse sarà valutata

l’opportunità dell’istituzione della tredicesima mensilità sul CIA, RPD e indennità

di direzione o, in alternativa, l’eventuale incremento della retribuzione base.

4. Eventuali ulteriori risorse destinate alla ricerca didattica in classe, all’innovazione

e agli interventi didattici integrativi saranno ripartite con particolare attenzione

rivolta alle scuole dove il sistema di valutazione maggiormente rilevi disagio

ambientale e funzionale, nonché alle istituzioni che avranno evidenziato un

particolare successo formativo a seguito delle oggettive verifiche previste dal

medesimo sistema di valutazione.

5. Al fine di operare un completa ricognizione di tutte le risorse utilizzabili in sede di

contrattazione integrativa le Parti si impegnano a redigere un elenco esaustivo

delle singole poste finanziarie e delle loro corrispondenti finalità.

6. Si procederà altresì al riesame e all’omogenizzazione delle materie di cui agli

articoli 9, 29, 30, 47 e 86, ricercando altresì una progressiva equiparazione tra

insegnanti a tempo indeterminato e a tempo determinato.

7. Si procederà inoltre a definire i compensi per i presidenti e i commissari incaricati

dell’esame di Stato, ai sensi dell’art.4, comma 10, della legge n.1/2007.

CAPO IX – NORME DISCIPLINARI



SEZIONE I – Personale docente

ART.91 – RINVIO DELLE NORME DISCIPLINARI

1. Per il personale docente ed educativo delle scuole di ogni ordine e grado,

continuano ad applicarsi le norme di cui al Titolo I, Capo IV della Parte III del

D.L.vo n. 297 del 1994 .

2. Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali ed in attesa del loro riordino,

al fine di garantire al personale docente ed educativo procedure disciplinari certe,

trasparenti e tempestive, entro 30 giorni dalla stipula del presente contratto, le Parti

regoleranno con apposita sequenza contrattuale l’intera materia.

SEZIONE II: Personale Amministrativo, tecnico e ausiliario

ART.92 – OBBLIGHI DEL DIPENDENTE

1. Il dipendente adegua il proprio comportamento all’obbligo costituzionale di servire

esclusivamente la Repubblica con impegno e responsabilità e di rispettare i princìpi

di buon andamento e imparzialità dell’attività amministrativa, anteponendo il rispetto

della legge e l’interesse pubblico agli interessi privati propri ed altrui.

2. Il dipendente si comporta in modo tale da favorire l’instaurazione di rapporti di

fiducia e collaborazione tra l’Amministrazione e i cittadini.

3. In tale contesto, tenuto conto dell’esigenza di garantire la migliore qualità del

servizio, il dipendente deve in particolare:

a) esercitare con diligenza, equilibrio e professionalità i compiti costituenti

esplicazione del profilo professionale di titolarità;

b) cooperare al buon andamento dell’istituto, osservando le norme del presente

contratto, le disposizioni per l’esecuzione e la disciplina del lavoro impartite

dall’Amministrazione scolastica, le norme in materia di sicurezza e di ambiente di

lavoro;

c) rispettare il segreto d’ufficio nei casi e nei modi previsti dalle norme vigenti;

d) non utilizzare ai fini privati le informazioni di cui disponga per ragioni d’ufficio;

e) nei rapporti con il cittadino, fornire tutte le informazioni cui abbia titolo, nel

rispetto delle disposizioni in materia di trasparenza e di accesso alle attività

amministrative previste dalla legge 7 agosto 1990 n. 241, dai regolamenti attuativi

della stessa vigenti nell’Amministrazione, nonché agevolare le procedure ai sensi del

D.lgs. n.443/2000 e del DPR n.445/2000 in tema di autocertificazione;

f) favorire ogni forma di informazione e di collaborazione con le famiglie e con gli

alunni;

g) rispettare l’orario di lavoro, adempiere alle formalità previste per la rilevazione

delle presenze e non assentarsi dal luogo di lavoro senza l’autorizzazione del dirigente

scolastico;

h) durante l’orario di lavoro, mantenere nei rapporti interpersonali e con gli utenti

condotta uniformata non solo a princìpi generali di correttezza ma, altresì,

all’esigenza di coerenza con le specifiche finalità educative dell’intera comunità

scolastica, astenendosi da comportamenti lesivi della dignità degli altri dipendenti,

degli utenti e degli alunni;

i) non attendere ad occupazioni estranee al servizio e ad attività lavorative, ancorché

non remunerate, in periodo di malattia od infortunio;

l) eseguire gli ordini inerenti all’esplicazione delle proprie funzioni o mansioni che gli

siano impartiti dai superiori. Se ritiene che l’ordine sia palesemente illegittimo, il

dipendente deve farne rimostranza a chi l’ha impartito dichiarandone le ragioni; se

l’ordine è rinnovato per iscritto ha il dovere di darvi esecuzione. Il dipendente, non

deve, comunque, eseguire l’ordine quando l’atto sia vietato dalla legge penale o

costituisca illecito amministrativo;

m) tenere i registri e le altre forme di documentazione previste da specifiche

disposizioni vigenti per ciascun profilo professionale;

n) assicurare l’integrità degli alunni secondo le attribuzioni di ciascun profilo

professionale;

o) avere cura dei locali, mobili, oggetti, macchinari, attrezzi, strumenti ed automezzi

a lui affidati;

p) non valersi di quanto è di proprietà dell’Amministrazione per ragioni che non siano

di servizio;

q) non chiedere né accettare, a qualsiasi titolo, compensi, regali o altre utilità in

connessione con la prestazione lavorativa;

r) osservare scrupolosamente le disposizioni che regolano l’accesso ai locali

dell’Amministrazione da parte del personale e non introdurre, salvo che non siano

debitamente autorizzate, persone estranee all’Amministrazione stessa in locali non

aperti al pubblico;

s) comunicare all’Amministrazione la propria residenza e dimora, ove non

coincidenti, ed ogni successivo mutamento delle stesse;

t) in caso di malattia, dare tempestivo avviso all’ufficio di appartenenza, salvo

comprovato impedimento;

u) astenersi dal partecipare all’adozione di decisioni o ad attività che possano

coinvolgere direttamente o indirettamente propri interessi finanziari o non finanziari.

ART.93 – SANZIONI E PROCEDURE DISCIPLINARI

1. Le violazioni degli obblighi disciplinati dall’art. 92 del presente contratto danno

luogo, secondo la gravità dell’infrazione, previo procedimento disciplinare,

all’applicazione delle seguenti sanzioni disciplinari:

a) rimprovero verbale;

b) rimprovero scritto;

c) multa di importo variabile fino ad un massimo di quattro ore di

retribuzione;

d) sospensione dal servizio con privazione della retribuzione fino a dieci

giorni;

e) licenziamento con preavviso;

f) licenziamento senza preavviso.

2. L’Amministrazione, salvo il caso del rimprovero verbale, non può adottare alcun

provvedimento disciplinare nei confronti del dipendente senza previa contestazione

scritta dell’addebito – da effettuarsi entro 20 giorni da quando il soggetto competente

per la contestazione, di cui al successivo art. 94, è venuto a conoscenza del fatto – e

senza averlo sentito a sua difesa con l’eventuale assistenza di un procuratore ovvero

di un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato.

3. Il dipendente al quale sono stati contestati i fatti è convocato con lettera per la

difesa non prima che siano trascorsi cinque giorni lavorativi dall’accadimento del

fatto che vi ha dato causa. Trascorsi inutilmente 15 giorni dalla convocazione per la

difesa del dipendente, la sanzione è applicata nei successivi 15 giorni.

4. Nel caso in cui la sanzione da comminare non sia di sua competenza, ai sensi del

successivo art. 94, il dirigente scolastico, ai fini del comma 2, segnala entro 10 giorni,

all’ufficio competente i fatti da contestare al dipendente per l’istruzione del

procedimento, dandone contestuale comunicazione all’interessato.

5. Al dipendente o, su espressa delega al suo difensore, è consentito l’accesso a tutti

gli atti istruttori riguardanti il procedimento a suo carico.

6. Il procedimento disciplinare deve concludersi entro 120 giorni dalla data di

contestazione di addebito. Qualora non sia stato portato a termine entro tale data, il

procedimento si estingue.

7. L’ufficio competente per i procedimenti disciplinari sulla base degli accertamenti

effettuati e delle giustificazioni addotte dal dipendente, irroga la sanzione applicabile

tra quelle indicate al comma 1. Quando il medesimo ufficio ritenga che non vi sia

luogo a procedere disciplinarmente dispone la chiusura del procedimento, dandone

comunicazione all’interessato.

8. I provvedimenti di cui al comma 1 non sollevano il lavoratore dalle eventuali

responsabilità di altro genere nelle quali egli sia incorso.

9. I termini di cui al presente articolo devono intendersi come perentori.

10. Per quanto non previsto dalla presente disposizione si rinvia all’art. 55 del D.L.vo

165/2001 .

11. Per quanto riguarda conciliazione ed arbitrato, si rinvia al capo XII del presente

CCNL.

ART.94 – COMPETENZE

1. Il rimprovero verbale, il rimprovero scritto e la multa sono inflitti dal dirigente

scolastico.

2. La sospensione dal lavoro e dalla retribuzione fino ad un massimo di 10 giorni, il

licenziamento con preavviso e il licenziamento senza preavviso sono inflitti dal

Direttore generale regionale.

ART.95 – CODICE DISCIPLINARE

1. Nel rispetto del principio di gradualità e proporzionalità delle sanzioni, in relazione

alla gravità della mancanza ed in conformità di quanto previsto dall’art. 55 del D.L.vo

n. 165/2001, il tipo e l’entità di ciascuna delle sanzioni sono determinati in relazione

ai seguenti criteri generali:

a) intenzionalità del comportamento, grado di negligenza, imprudenza, e imperizia

dimostrate, tenuto conto anche della prevedibilità dell’evento;

b) rilevanza degli obblighi violati;

c) responsabilità connesse alla posizione di lavoro occupata dal dipendente;

d) grado di danno o di pericolo causato all’Amministrazione, agli utenti o a terzi

ovvero al disservizio determinatosi;

e) sussistenza di circostanze aggravanti o attenuanti, con particolare riguardo al

comportamento del lavoratore, ai precedenti disciplinari nell’ambito del biennio

previsto dalla legge, al comportamento verso gli utenti;

f) al concorso nel fatto di più lavoratori in accordo tra loro.

2. La recidiva in mancanze già sanzionate nel biennio di riferimento comporta una

sanzione di maggiore gravità tra quelle previste nell’ambito della medesima

fattispecie.

3. Al dipendente responsabile di più mancanze compiute con unica azione od

omissione o con più azioni od omissioni tra loro collegate ed accertate con un unico

procedimento, è applicabile la sanzione prevista per la mancanza più grave se le

suddette infrazioni sono punite con sanzioni di diversa gravità.

4. La sanzione disciplinare dal minimo del rimprovero verbale o scritto al massimo

della multa di importo pari a quattro ore di retribuzione si applica, graduando l’entità

delle sanzioni in relazione ai criteri di cui al comma 1, per:

a) inosservanza delle disposizioni di servizio, anche in tema di assenze per malattia,

nonché dell’orario di lavoro;

b) condotta non conforme a princìpi di correttezza verso i superiori o altri dipendenti

o nei confronti dei genitori, degli alunni o del pubblico;

c) negligenza nell’esecuzione dei compiti assegnati ovvero nella cura dei locali e dei

beni mobili o strumenti affidati al dipendente o sui quali, in relazione alle sue

responsabilità, debba espletare azione di vigilanza;

d) inosservanza degli obblighi in materia di prevenzione degli infortuni e di sicurezza

sul lavoro ove non ne sia derivato danno o disservizio;

e) rifiuto di assoggettarsi a visite personali disposte a tutela del patrimonio

dell’Amministrazione, nel rispetto di quanto previsto dall’art. 6 della legge n. 300 del

1970;

f) insufficiente rendimento, rispetto a carichi di lavoro e, comunque,

nell’assolvimento dei compiti assegnati;

g) violazione di doveri di comportamento non ricompresi specificatamente nelle

lettere precedenti, da cui sia derivato disservizio ovvero danno o pericolo

all’Amministrazione, agli utenti o ai terzi.

5. L’importo delle ritenute per multa sarà introitato dal bilancio della scuola e

destinato ad attività sociali a favore degli alunni.

6. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della

retribuzione fino a un massimo di 10 giorni si applica, graduando l’entità della

sanzione in relazione ai criteri di cui al comma 1, per:

a) recidiva nelle mancanze previste dal comma 4 che abbiano comportato

l’applicazione del massimo della multa;

b) particolare gravità delle mancanze previste nel comma 4;

c) assenza ingiustificata dal servizio fino a 10 giorni o arbitrario abbandono dello

stesso; in tali ipotesi, l’entità della sanzione è determinata in relazione alla durata

dell’assenza o dell’abbandono del servizio, al disservizio determinatosi, alla gravità

della violazione dei doveri del dipendente, agli eventuali danni causati

all’Amministrazione, agli utenti o ai terzi;

d) ingiustificato ritardo, fino a 10 giorni, a trasferirsi nella sede assegnata dai

superiori;

e) testimonianza falsa o reticente in procedimenti disciplinari o rifiuto della stessa;

f) comportamenti minacciosi, gravemente ingiuriosi, calunniosi o diffamatori nei

confronti dei superiori, di altri dipendenti, dei genitori, degli alunni o dei terzi;

g) alterchi con ricorso a vie di fatto negli ambienti di lavoro, anche con genitori,

alunni o terzi;

h) manifestazioni ingiuriose nei confronti dell’Amministrazione, esulanti dal rispetto

della libertà di pensiero, ai sensi dell’art. 1 della legge 300 del 1970;

i) atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale, che siano lesivi della

dignità della persona;

l) violazione di doveri di comportamento non ricompresi specificatamente nelle

lettere precedenti da cui sia, comunque, derivato grave danno all’Amministrazione, ai

genitori, agli alunni o a terzi.

7. La sanzione disciplinare del licenziamento con preavviso di applica per:

a) recidiva plurima, almeno tre volte nell’anno, nelle mancanze previste nel comma 6,

anche se di diversa natura, o recidiva, nel biennio, in una mancanza tra quelle

previste nel medesimo comma, che abbia comportato l’applicazione della sanzione di

dieci giorni di sospensione dal servizio e dalla retribuzione;

b) occultamento, da parte del responsabile della custodia, del controllo o della

vigilanza, di fatti e circostanze relativi ad illecito uso, manomissione, distrazione o

sottrazione di somme o beni di pertinenza dell’Amministrazione o ad essa affidati;

c) rifiuto espresso del trasferimento disposto per motivate esigenze di servizio;

d) assenza ingiustificata ed arbitraria dal servizio per un periodo superiore a dieci

giorni consecutivi lavorativi;

e) persistente insufficiente rendimento o fatti che dimostrino grave incapacità ad

adempiere adeguatamente agli obblighi di servizio;

f) condanna passata in giudicato per un delitto che, commesso fuori del servizio e non

attinente in via diretta al rapporto di lavoro, non ne consenta la prosecuzione per la

sua specifica gravità;

g) violazione dei doveri di comportamento non ricompresi specificatamente nelle

lettere precedenti di gravità tale, secondo i criteri di cui al comma 1, da non

consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro.

8. La sanzione disciplinare del licenziamento senza preavviso si applica per:

a) terza recidiva nel biennio di: minacce, ingiurie gravi, calunnie o diffamazioni verso

il pubblico o altri dipendenti; alterchi con vie di fatto negli ambienti di lavoro, anche

con utenti;

b) accertamento che l’impiego fu conseguito mediante la produzione di documenti

falsi e, comunque, con mezzi fraudolenti;

c)condanne passate in giudicato:

1. di cui art. 58 del D.lgs. 18 agosto 2000, n.267 ,nonchè per i reati di cui

agli art. 316 e 316 bis del codice penale;

2. quando alla condanna consegua comunque l’interdizione perpetua dai

pubblici uffici;

3. per i delitti indicati dall’art. 3, comma 1, della legge n. 97 del 2001.

d) condanna passata in giudicato per un delitto commesso in servizio o fuori servizio

che, pur non attenendo in via diretta al rapporto di lavoro, non ne consenta neanche

provvisoriamente la prosecuzione per la sua specifica gravità;

e) commissione in genere di fatti o atti dolosi, anche non consistenti in illeciti di

rilevanza penale per i quali vi sia obbligo di denuncia, anche nei confronti di terzi, di

gravità tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di

lavoro.

9. Al codice disciplinare di cui al presente articolo deve essere data la massima

pubblicità mediante affissione in luogo accessibile a tutti i dipendenti. Tale forma di

pubblicità è tassativa e non può essere sostituita con altre.

ART.96 – RAPPORTO TRA PROCEDIMENTO DISCIPLINARE E PROCEDIMENTO

PENALE

1. Nel caso di commissione in servizio di gravi fatti illeciti, commessi in servizio, di

rilevanza penale l’amministrazione inizia il procedimento disciplinare ed inoltra la

denuncia penale. Il procedimento disciplinare rimane tuttavia sospeso fino alla

sentenza definitiva. Analoga sospensione è disposta anche nel caso in cui l’obbligo

della denuncia penale emerga nel corso del procedimento disciplinare già avviato.

2. Al di fuori dei casi previsti nel comma precedente, quando l’amministrazione

venga a conoscenza dell’esistenza di un procedimento penale a carico del dipendente

per i medesimi fatti oggetto di procedimento disciplinare, questo è sospeso fino alla

sentenza definitiva.

3. Fatte salve le ipotesi di cui all’art. 5, commi 2 e 4, della legge 97 del 2001, negli

altri casi il procedimento disciplinare sospeso ai sensi del presente articolo è riattivato

entro 180 giorni da quando l’amministrazione ha avuto notizia della sentenza

definitiva e si conclude entro 120 giorni dalla sua riattivazione.

4. Per i casi previsti all’art. 5, comma 4, della legge 97 del 2001, il procedimento

disciplinare precedentemente sospeso è riattivato entro 90 giorni da quando

l’amministrazione ha avuto notizia della sentenza definitiva e deve concludersi entro i

successivi 120 giorni dalla sua riattivazione.

5. L’applicazione della sanzione prevista dall’art. 95, come conseguenza delle

condanne penali citate nei commi 8, lett. f) e 9, lett. c) e d), non ha carattere

automatico, essendo correlata all’esperimento del procedimento disciplinare, salvo

quanto previsto dall’art. 5, comma 2 della legge n. 97 del 2001.

6. In caso di assoluzione si applica quanto previsto dall’art. 653 c.p.p.- Ove nel

procedimento disciplinare sospeso al dipendente, oltre ai fatti oggetto del giudizio

penale per i quali vi sia stata assoluzione, siano state contestate altre violazioni, il

procedimento medesimo riprende per dette infrazioni.

7. In caso di proscioglimento si procede analogamente al comma 6.

8. In caso di sentenza irrevocabile di condanna trova applicazione l’art. 1 della legge

97 del 2001.

9. Il dipendente licenziato ai sensi dell’art. 95, comma 8, lettera f) e comma 9, lettere

c) e d), e successivamente assolto a seguito di revisione del processo, ha diritto, dalla

data della sentenza di assoluzione, alla riammissione in servizio nella medesima sede

o in altra su sua richiesta, anche in soprannumero, nella medesima qualifica e con

decorrenza dell’anzianità posseduta all’atto del licenziamento.

10. Il dipendente riammesso ai sensi del comma 9, è reinquadrato, nell’area e nella

posizione economica in cui è confluita la qualifica posseduta al momento del

licenziamento qualora sia intervenuta una nuova classificazione del personale. In

caso di premorienza, il coniuge o il convivente superstite e i figli hanno diritto a tutti

gli assegni che sarebbero stati attribuiti al dipendente nel periodo di sospensione o di

licenziamento, escluse le indennità comunque legate alla presenza in servizio ovvero

alla prestazione di lavoro straordinario.

ART.97 – SOSPENSIONE CAUTELARE IN CASO DI PROCEDIMENTO PENALE

1. Il dipendente che sia colpito da misura restrittiva della libertà personale è sospeso

d’ufficio dal servizio con privazione della retribuzione per la durata dello stato di

detenzione o comunque dello stato restrittivo della libertà.

2. L’amministrazione, ai sensi del presente articolo, cessato lo stato di restrizione

della libertà personale, può prolungare il periodo di sospensione del dipendente, fino

alla sentenza definitiva alle medesime condizioni del comma 3.

3. Il dipendente, può essere sospeso dal servizio con privazione della retribuzione

anche nel caso in cui sia sottoposto a procedimento penale che non comporti la

restrizione della libertà personale quando sia stato rinviato a giudizio per fatti

direttamente attinenti al rapporto di lavoro o comunque per fatti tali da comportare, se

accertati, l’applicazione della sanzione disciplinare del licenziamento ai sensi dell’art.

95, commi 8 e 9.

4. Resta fermo l’obbligo di sospensione cautelare dal servizio per i reati indicati

dall’art. 58 del D.lgs. n.267/2000.

5. Nel caso dei reati previsti all’art. 3, comma 1, della legge n. 97 del 2001, in

alternativa alla sospensione di cui al presente articolo, possono essere applicate le

misure previste dallo stesso art. 3. Per i medesimi reati, qualora intervenga condanna

anche non definitiva, ancorché sia concessa la sospensione condizionale della pena, si

applica l’art. 4, comma 1, della citata legge 97 del 2001.

6. Nei casi indicati ai commi precedenti si applica quanto previsto dall’art. 96 in tema

di rapporti tra procedimento disciplinare e procedimento penale.

7. Al dipendente sospeso ai sensi dei commi da 1 a 5 sono corrisposti un’indennità

pari al 50% della retribuzione fondamentale di cui all’art. 77 del presente CCNL,

comma 1, nonchè gli assegni del nucleo familiare, ove spettanti.

8. Nel caso di sentenza definitiva di assoluzione o proscioglimento, ai sensi dell’art.

92, commi 6 e 7, quanto corrisposto nel periodo di sospensione cautelare a titolo di

indennità sarà conguagliato con quanto dovuto al lavoratore se fosse rimasto in

servizio, escluse le indennità o compensi per servizi speciali o per prestazioni di

carattere straordinario. Ove il giudizio disciplinare riprenda, per altre infrazioni, ai

sensi del medesimo art. 92, comma 6, secondo periodo, il conguaglio dovrà tener

conto delle sanzioni eventualmente applicate.

9. In tutti gli altri casi di riattivazione del procedimento disciplinare a seguito di

condanna penale, ove questo si concluda con una sanzione diversa dal licenziamento,

al dipendente precedentemente sospeso sarà conguagliato quanto dovuto se fosse

stato in servizio, escluse le indennità o compensi per servizi e funzioni speciali o per

prestazioni di carattere straordinario, nonchè i periodi di sospensione del comma 1 e

quelli eventualmente inflitti a seguito del giudizio disciplinare riattivato.

10. Quando vi sia stata sospensione cautelare del servizio a causa di procedimento

penale, la stessa conserva efficacia, se non revocata, per un periodo di tempo

comunque non superiore a cinque anni. Decorso tale termine la sospensione cautelare

è revocata di diritto e il dipendente riammesso in servizio. Il procedimento

disciplinare rimane, comunque, sospeso sino all’esito del procedimento penale.

11. I procedimenti disciplinari in corso alla data di stipulazione del presente contratto

vanno portati a termine secondo le procedure vigenti alla data del loro inizio.

ART.98 – COMITATO PARITETICO SUL MOBBING

1. Per mobbing si intende una forma di violenza morale o psichica nell’ambito del

contesto lavorativo, attuato dal datore di lavoro o da dipendenti nei confronti di altro

personale. Esso è caratterizzato da una serie di atti, atteggiamenti o comportamenti

diversi e ripetuti nel tempo in modo sistematico ed abituale, aventi connotazioni

aggressive, denigratorie o vessatorie tali da comportare un’afflizione lavorativa

idonea a compromettere la salute e/o la professionalità e la dignità del dipendente sul

luogo di lavoro, fino all’ipotesi di escluderlo dallo stesso contesto di lavoro.

2. In relazione al comma 1, le parti, anche con riferimento alla risoluzione del

Parlamento Europeo del 20 settembre 2001, riconoscono la necessità di avviare

adeguate ed opportune iniziative al fine di contrastare l’evenienza di tali

comportamenti; viene pertanto istituito, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del

presente contratto, uno specifico comitato paritetico presso ciascun Ufficio scolastico

regionale con i seguenti compiti:

a) raccolta dei dati relativi all’aspetto quantitativo e qualitativo del fenomeno;

b) individuazione delle possibili cause, con particolare riferimento alla verifica

dell’esistenza di condizioni di lavoro o fattori organizzativi e gestionali che possano

determinare l’insorgere di situazioni persecutorie o di violenza morale;

c) proposte di azioni positive in ordine alla prevenzione delle situazioni che

possano favorire l’insorgere del mobbing;

d) formulazione di proposte per la definizione dei codici di condotta.

3. Le proposte formulate dai comitati sono presentate al Direttore regionale per i

connessi provvedimenti, tra i quali rientrano, in particolare, la costituzione e il

funzionamento di sportelli di ascolto nell’ambito delle strutture esistenti, l’istituzione

della figura del consigliere/consigliera di fiducia, nonché la definizione dei codici di

condotta, sentite le organizzazioni sindacali firmatarie del presente CCNL.

4. In relazione all’attività di prevenzione del fenomeno, i comitati valutano

l’opportunità di attuare, nell’ambito dei piani generali per la formazione, idonei

interventi formativi e di aggiornamento del personale, che possono essere finalizzati,

tra l’altro, ai seguenti obiettivi:

a) affermare una cultura organizzativa che comporti una maggiore consapevolezza

della gravità del fenomeno e delle sue conseguenze individuali e sociali;

b) favorire la coesione e la solidarietà dei dipendenti attraverso una più specifica

conoscenza dei ruoli e delle dinamiche interpersonali, anche al fine di incentivare il

recupero della motivazione e dell’affezione all’ambiente lavorativo da parte del

personale.

5. I comitati di cui al comma 3 sono costituiti da un componente designato da

ciascuna delle organizzazioni sindacali firmatarie del presente CCNL e da un pari

numero di rappresentanti dell’Amministrazione. Il presidente del comitato viene

alternativamente designato tra i rappresentanti dell’Amministrazione ed il

vicepresidente dai componenti di parte sindacale. Per ogni componente effettivo è

previsto un componente supplente. Ferma rimanendo la composizione paritetica dei

comitati, di essi fa parte anche un rappresentante del comitato per le pari opportunità,

appositamente designato da quest’ultimo, allo scopo di garantire il raccordo tra le

attività dei due organismi.

6. Gli Uffici scolastici regionali favoriscono l’operatività dei comitati e garantiscono

tutti gli strumenti idonei al loro funzionamento. In particolare valorizzano e

pubblicizzano con ogni mezzo, nell’ambito lavorativo, i risultati del lavoro svolto

dagli stessi. I comitati sono tenuti a redigere una relazione annuale sull’attività svolta.

7. I comitati di cui al presente articolo rimangono in carica per la durata di un

quadriennio e comunque fino alla costituzione dei nuovi. I componenti dei comitati

possono essere rinnovati nell’incarico per un sola volta.

ART.99 – CODICE DI CONDOTTA RELATIVO ALLE MOLESTIE SESSUALI NEI

LUOGHI DI LAVORO

1. I Direttori generali regionali danno applicazione, con proprio atto, al codice di

condotta relativo ai provvedimenti da assumere nella lotta contro le molestie

sessuali nei luoghi di lavoro, come previsto dalla raccomandazione della

Commissione europea del 27.11.1991, n. 92/131/CEE, allegata a titolo

esemplificativo al n. 1 del presente contratto per fornire linee guida uniformi in

materia. Dell’atto così adottato i Direttori generali regionali danno informazione

preventiva alle OO.SS. firmatarie del presente CCNL.

CAPO X – PERSONALE DELLE SCUOLE ITALIANE ALL’ESTERO



ART.100 – VERTENZE ED ORGANISMI DI CONCILIAZIONE

I. La proclamazione e la revoca degli scioperi relativi a vertenze che interessino le

istituzioni scolastiche italiane di uno o più paesi esteri sono comunicate al Ministero

degli affari esteri – Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale il

quale ne informa la Presidenza del consiglio dei ministri – Dipartimento per la

funzione pubblica – ed il MPI – Gabinetto del Ministro; per le vertenze a livello di

circoscrizione consolare, la comunicazione è indirizzata al console territorialmente

competente.

2. Sono costituiti, d’intesa tra le parti, entro sessanta giorni dalla data di entrata in

vigore del presente accordo, organismi di conciliazione presso il Ministero degli

affari esteri, per i conflitti che interessino il personale in servizio in uno o più paesi

esteri, e presso gli uffici consolari, per i conflitti a livello di circoscrizione consolare.

ART.101 – SISTEMA DELLE RELAZIONI SINDACALI

1. Il sistema delle relazioni sindacali vigente in Italia di cui al capo II si applica al

personale della scuola in servizio all’estero, ivi compresa la costituzione delle R.S.U.

Le relazioni sindacali si articolano a livello di contrattazione integrativa nazionale

presso il Ministero Affari Esteri e a livello decentrato presso le Ambasciate, per le

questioni che investano l’intero Paese ospite, i Consolati, per il personale dei corsi di

lingua italiana e per il personale statale delle scuole private, e presso le istituzioni

scolastiche italiane statali all’estero.

2. La delegazione di parte pubblica per la contrattazione integrativa e decentrata a

livello di Ministero è costituita da un delegato del Ministro degli Esteri, che la

presiede, da un delegato del MPI e da una rappresentanza dei titolari degli Uffici

interessati dell’Amministrazione degli Affari Esteri e di quella del MIUR.

3. Con la contrattazione integrativa di cui al comma precedente, sarà anche

determinato il trattamento dei permessi retribuiti, fruiti all’estero, con riguardo

all’assegno di sede, fermo restando che questo spetta comunque per i sei giorni di

ferie di cui all’art. 13, comma 9, ed all’art. 15, comma 2, alle condizioni di cui all’art.

658 del testo unico 16 aprile 1994, n. 297 .

4. Per la contrattazione integrativa a livello di Ambasciata, la delegazione di parte

pubblica è costituita dall’Ambasciatore o da un suo delegato, che la presiede, e da

una rappresentanza dei titolari degli Uffici consolari interessati. Presso gli Uffici

consolari detta delegazione è costituita tenendo conto della struttura organizzativa

degli Uffici stessi.

Presso le istituzioni scolastiche italiane statali all’estero, la delegazione di parte

pubblica è costituita dal dirigente scolastico.

Le delegazioni sindacali ai vari livelli, sono costituite ai sensi dell’art. 7.

5. Con la contrattazione integrativa nazionale di cui al presente articolo vengono

individuate per ogni funzione le specificità e le competenze in raccordo con le

particolari situazioni esistenti all’estero.

Nell’ambito di una politica di diffusione della lingua italiana quale riscontro ad una

crescente e sempre più articolata domanda, si può prevedere la possibilità di

collaborazioni plurime effettuate presso altre scuole italiane o straniere che abbiano

necessità di particolari esigenze professionali.

In considerazione della specifica articolazione della funzione svolta da docenti della

scuola secondaria in qualità di lettori presso le Università straniere, sono definite con

la contrattazione integrativa le funzioni del lettore e del lettore con incarichi extra-

accademici.

ART.102 – PARTECIPAZIONE

1. L’Amministrazione degli Affari Esteri, a livello centrale e periferico, fornisce

informazione preventiva e la relativa documentazione cartacea e/o informatica

necessaria sulle materie previste dagli artt. 4 e 5, nonché in materia di assegni di sede,

di cui al d.lgs n. 62/98.

Essa fornisce altresì un’informazione preventiva relativamente ai posti di cui agli artt.

108 e 109, e sulle professionalità richieste dai compiti attribuiti al personale da

destinare al Ministero degli Affari Esteri ai sensi dell’art. 626 del D. Lgs. n° 297/94.

2. Possono essere inoltre consensualmente costituite commissioni paritetiche di

studio per un esame approfondito delle materie di cui all’art. 5.

ART.103 – IMPEGNI CONNESSI CON L’ATTUAZIONE DELL’AUTONOMIA

SCOLASTICA E CON IL PIANO DELL’OFFERTA FORMATIVA

1. L’estensione all’estero dell’autonomia scolastica consente di introdurre elementi di

flessibilità e di adeguamento dell’offerta formativa rispetto agli specifici contesti

scolastici.

2. Il MAE, di concerto con il MPI, nel predisporre, sulla base delle vigenti

disposizioni e con i relativi necessari adattamenti, i provvedimenti relativi

all’estensione dell’autonomia alle istituzioni scolastiche, ne dà informazione

preventiva alle OO.SS. firmatarie del presente contratto.

3. Nell’ambito dell’attuazione dell’autonomia le istituzioni scolastiche definiscono,

nel rispetto delle competenze dei vari organi e delle funzioni e professionalità

esistenti, il piano dell’offerta formativa ed adottano le modalità organizzative per

l’esercizio della funzione docente di cui all’art. 26.

4. Le scuole statali italiane all’estero, come previsto dall’art. 32, in coerenza con gli

obiettivi di ampliamento dell’offerta formativa, potranno prevedere la possibilità che

i docenti svolgano attività didattiche rivolte al pubblico anche di adulti, in relazione

alle esigenze formative provenienti dal territorio, con esclusione dei propri alunni per

quanto riguarda le materie di insegnamento comprese nel curriculum scolastico.

ART.104 – PROGETTI FINALIZZATI AL MIGLIORAMENTO DELL’OFFERTA

FORMATIVA ED AL SUPERAMENTO DEL DISAGIO SCOLASTICO

1. Le istituzioni scolastiche italiane all’estero promuovono progetti di miglioramento

dell’offerta formativa, ivi compresi gli interventi a favore di problematiche di disagio

e svantaggio, con criteri da definire nella contrattazione integrativa presso il MAE,

fermo restando il quadro contrattuale metropolitano di riferimento.

2. I progetti devono definire, oltre che gli obiettivi e gli elementi di valutazione circa i

risultati attesi, in particolare la programmazione delle attività aggiuntive del

personale in servizio nonché l’eventuale raccordo con le iniziative di formazione ed

aggiornamento funzionali ai progetti stessi.

3. Gli oneri derivanti dal presente articolo sono determinati nella misura annua

necessaria a compensare le attività svolte dal personale docente e ATA in relazione ai

progetti delle scuole e, comunque, nel limite di € 1.446.079,31 (L. 2.800.000.000).

Le somme eventualmente non utilizzate, in ogni esercizio finanziario, confluiscono

nel fondo d’istituto delle scuole metropolitane di cui all’art. 84.

ART.105 – FERIE

1. Per il personale docente, amministrativo, tecnico ed ausiliario presso le istituzioni

scolastiche italiane all’estero, la durata delle ferie è determinata in 48 giorni

lavorativi, cui si aggiungono 4 giorni lavorativi per festività soppresse; ai fini del

relativo computo il sabato è considerato giorno lavorativo.

2. I periodi di sospensione delle attività didattiche, durante i quali, ai sensi dell’art. 13,

comma 9, vanno fruite le ferie del personale docente, sono riferiti ai calendari

scolastici in uso nel paese estero sede dell’istituzione scolastica italiana.

3. Il godimento di almeno quindici giorni lavorativi continuativi di riposo che il

comma 11 del citato art. 13 assicura al personale amministrativo, tecnico ed ausiliario

nel periodo 1 luglio – 31 agosto, va riferito ad altro periodo idoneo al calendario

scolastico locale.

4. E’ assicurata all’interessato la fruizione dell’intero periodo di ferie a cui ha titolo

nei casi di trasferimento tra paesi con differenti calendari scolastici locali, anche in

deroga alle disposizioni di cui ai precedenti commi 2 e 3.

ART.106 – RAPPORTO DI LAVORO A TEMPO DETERMINATO

1. Per la copertura dei posti di insegnamento del contingente, temporaneamente

vacanti, degli spezzoni di orario e per la sostituzione del personale con rapporto di

lavoro a tempo indeterminato temporaneamente assente, si stipulano contratti di

lavoro a tempo determinato, con le modalità previste dall’art. 19 e dall’art. 40, commi

1, 2 e3.

2. A decorrere dal primo marzo 2000, la retribuzione del personale docente con

incarico a tempo determinato viene parametrata alla retribuzione dell’analogo

personale in servizio nelle scuole metropolitane, ovvero – solo per i residenti – a

quella locale, qualora più favorevole. Per il personale non residente la retribuzione

complessiva è costituita da una retribuzione di base, pari alla retribuzione

dell’analogo personale in servizio nelle scuole metropolitane e da un assegno di sede

aggiuntivo, rapportato alla durata del contratto stipulato, individuato in una quota

percentuale variabile dell’indennità di sede prevista per il personale a tempo

indeterminato in servizio nelle scuole italiane all’estero, in modo che la retribuzione

complessiva rimanga invariata rispetto a quella allo stato percepita.

3. Le nuove modalità per la costituzione delle graduatorie e per il conferimento delle

supplenze dovranno essere raccordate con le disposizioni generali in materia di

conferimento delle supplenze, di competenza del MPI.

ART.107 – ORARI E ORE ECCEDENTI

1. Si conferma per il personale docente, in servizio nelle istituzioni scolastiche

italiane all’estero, l’orario di servizio previsto per i docenti in territorio

metropolitano.

2. In sede di contrattazione integrativa saranno definiti i criteri e le modalità per il

monitoraggio e l’analisi delle attività di insegnamento svolte nelle istituzioni

scolastiche ed universitarie straniere al fine di verificarne il raccordo con l’orario di

insegnamento previsto per il territorio metropolitano ai sensi del CCNL.

3. Le ore eccedenti l’orario di insegnamento non costituenti cattedra saranno

attribuite con le procedure di cui all’art. 30 e, in caso di indisponibilità del personale

docente a tempo indeterminato, a personale docente con contratto a tempo

determinato.

4. Nel caso di oggettiva impossibilità di reperimento di personale a tempo

determinato, ovvero in casi di particolare strutturazione di cattedre superiori alle 18

ore, le ore eccedenti saranno distribuite tra il personale a tempo indeterminato, con

priorità ai docenti che manifestino la loro disponibilità, nei limiti massimi previsti

anche per i docenti in servizio nelle scuole del territorio metropolitano.

ART.108 – MOBILITA’ TRA LE ISTITUZIONI SCOLASTICHE ALL’ESTERO

1. 1 trasferimenti di ufficio per soppressione di posto o per incompatibilità di

permanenza nella sede possono essere disposti, per il personale docente ed ATA,

anche su posti di istituzioni scolastiche di tipologia diversa da quella delle istituzioni

in cui il personale ha prestato servizio, ovvero, da corsi a scuole e viceversa, purché il

personale vi abbia titolo sulla base della funzione di destinazione. Essi possono aver

luogo nell’ambito della medesima circoscrizione consolare o, in subordine, di una

circoscrizione consolare limitrofa, anche di aree linguistiche diverse, per le quali sia

stato accertato il requisito di idoneità nelle prove di selezione e, comunque, dopo

avere effettuato le procedure di mobilità di ufficio nell’ambito della circoscrizione o

dell’area linguistica. Alle stesse condizioni i trasferimenti possono essere disposti su

posti di paesi di altro emisfero. Le operazioni relative ai trasferimenti di ufficio

precedono quelle per trasferimenti a domanda.

2. Anche i trasferimenti a domanda possono essere disposti su posti di istituzioni

scolastiche di tipologia diversa da quella delle istituzioni in cui il personale ha

prestato servizio o per circoscrizioni consolari ed aree linguistiche diverse, alle

medesime condizioni di cui al comma 1.

3. Ulteriori modalità e criteri sono determinati nell’ambito della contrattazione

integrativa nazionale di cui all’art. 101.

4. Per il personale assegnato alla scuole europee il trasferimento può essere disposto,

a domanda, solo al termine di fine quinquennio, sui posti disponibili in altre scuole

europee. In caso di soppressione di posto nelle scuole medesime, il personale,

conseguentemente trasferito d’ufficio, ha titolo alla precedenza assoluta su posti in

altre scuole europee, ove disponibili. Le modalità ed i tempi di applicazione del

presente comma sono definiti con la contrattazione decentrata nazionale.

ART.109 – MOBILITÀ PROFESSIONALE VERSO LE ISTITUZIONI SCOLASTICHE

ALL’ESTERO

1. La destinazione all’estero del personale docente ed ATA ai posti di contingente di

cui all’art. 639 del TU 16- 4- 1994, n.297, costituisce mobilità professionale ed è

regolata, ai sensi del D.lgs. n. 165/2001, dalla contrattazione collettiva.

2. Le norme che seguono mirano alla concreta attuazione dei criteri di selettività

professionale e del principio dell’alternanza, prevedendo un congruo periodo di

servizio in territorio metropolitano tra un incarico e l’altro.

ART.110 – ISCRIZIONE ALLE GRADUATORIE PERMANENTI PER LA

DESTINAZIONE ALL’ESTERO

1. La destinazione all’estero del personale docente e ATA avviene sulla base di

graduatorie permanenti in cui hanno titolo ad essere inseriti coloro che abbiano

superato una prova unica di accertamento della conoscenza di una o più lingue

straniere tra quelle relative alle quattro aree linguistiche (francese, inglese, tedesco e

spagnolo).

2. Alla prova di accertamento linguistico, indetta con provvedimento del MAE

d’intesa con il MPI, può partecipare, a domanda, il personale docente e ATA con

contratto di lavoro a tempo indeterminato che, dopo l’anno di prova, abbia prestato

almeno un anno di effettivo servizio di ruolo in territorio metropolitano ed appartenga

ai ruoli per i quali sono definiti i codici funzione.

3. Coloro che supereranno la prova di accertamento linguistico, dovranno produrre,

entro i termini previsti dall’apposita ordinanza del MAE, i titoli da valutare ai fini

dell’inserimento nella graduatoria permanente.

ART.111 – MODALITÀ DI SVOLGIMENTO DELLA PROVA DI ACCERTAMENTO

DELLA CONOSCENZA DELLA LINGUA

1.L’accertamento di cui al precedente art. 110 è effettuato sulla base di prove

strutturate.

A tal fine sono predisposti distinti questionari per ciascuna delle seguenti categorie di

candidati:

a) docenti che aspirano alle istituzioni scolastiche diverse dalle scuole europee (la

prova dovrà verificare l’adeguata conoscenza della lingua o delle lingue straniere);

b) docenti che aspirano alle scuole europee (per i quali la prova dovrà verificare se il

grado di conoscenza della lingua o delle lingue straniere consente la piena

integrazione in uno specifico contesto educativo e plurilingue);

c) docenti che aspirano ai lettorati di italiano presso le università straniere (per i quali

la prova dovrà verificare se il grado conoscenza della lingua o delle lingue straniere

consente la piena integrazione in un contesto universitario e pluriculturale);

d) personale ATA.

Per ciascuna delle tre tipologie di istituzioni di cui alle precedenti lettere a), b) e c),

nonché per il personale ATA, saranno predisposti distinti questionari nelle lingue

francese, inglese, tedesca e spagnola.

2. Salvo quanto previsto dal successivo comma 3, ciascun docente può chiedere di

sostenere la prova per più tipologie di istituzioni e per più aree linguistiche.

Analogamente il personale ATA può partecipare per più aree linguistiche.

3. Considerato che ai lettorati di italiano all’estero può essere destinato soltanto il

personale dello Stato in possesso di specifici requisiti, per quanto concerne il

personale della scuola hanno titolo a sostenere la prova di accertamento linguistico

per i lettorati di italiano presso le Università straniere i candidati appartenenti alle

seguenti categorie:

a) docenti di italiano delle scuole secondarie di primo o secondo grado;

b) docenti di lingue straniere delle scuole secondarie di primo o secondo grado, che

abbiano superato, nell’ambito di corsi universitari, almeno due esami di lingua e/o

letteratura italiana, secondo la tabella di omogeneità del MPI allegata ai bandi di

concorsi per titoli ed esami emanati con DD.DD.GG. 31- 3- 1999 ed 1- 4- 1999.

4. Per la predisposizione dei questionari di cui al precedente comma 1 e la relativa

assistenza tecnica, il MAE può avvalersi di apposita Agenzia specializzata, purchè

qualificata o certificata in materia di prove strutturate linguistiche.

ART.112 – VALUTAZIONE DELLA PROVA DI ACCERTAMENTO LINGUISTICO

1.La valutazione della prova di accertamento della conoscenza della lingua straniera è

effettuata in ottantesimi. Supera tale prova il personale che abbia riportato almeno

56/80.

2.Al termine di ogni giornata di effettuazione delle prove strutturate l’apposita

commissione, nominata dal Direttore Generale per la Promozione e Cooperazione

Culturale del MAE di concerto col MPI, redige appositi elenchi dei candidati che le

hanno superate, con l’indicazione del punteggio conseguito. A conclusione di tutte le

prove i nominativi di tali candidati saranno inseriti in appositi elenchi generali, redatti

in stretto ordine alfabetico, e distinti per ciascun codice funzione, per ciascuna area

linguistica, per le scuole europee e per lettorati.

3.Il personale incluso negli elenchi di cui sopra acquisisce il titolo professionale di

accertamento della conoscenza della lingua straniera che conserva la validità per i

successivi nove anni scolastici.

ART.113 – RIFORMULAZIONE E AGGIORNAMENTO DELLE GRADUATORIE

PERMANENTI

1.Le graduatorie permanenti, distinte per codici funzione, per ogni area linguistica,

per le scuole europee e per i lettorati, sono aggiornate ogni tre anni.

2.Nelle graduatorie sono indicati, per ciascun concorrente, il punteggio attribuito

nelle prove di accertamento della conoscenza della lingua straniera, i punti

corrispondenti ai titoli prodotti o rivalutati e il punteggio complessivo. La valutazione

dei titoli ha luogo sulla base della tabella di valutazione allegata , che prevede un

massimo di 80 punti, di cui 35 per i titoli culturali, 25 per i titoli professionali e 20

per i titoli di servizio. A parità di punteggio complessivo, l’ordine in graduatoria sarà

determinato sulla base dei titoli di preferenza previsti dall’art. 5 del DPR 9- 5- 1994,

n.487 e successive modificazioni ed integrazioni.

3.Il MAE procede all’aggiornamento delle graduatorie di cui al comma 1 secondo i

seguenti criteri:

a) mantenimento nelle stesse del personale il cui titolo di accertamento linguistico

conserva la validità, come indicato all’art. 112, comma 3. Tale personale ha, pertanto,

titolo a richiedere l’aggiornamento del proprio punteggio con la valutazione dei titoli

conseguiti successivamente alla costituzione delle graduatorie in cui risulti già

inserito e considerati valutabili dalla tabella D allegata al presente contratto;

b) depennamento dalle graduatorie stesse del personale il cui titolo di accertamento

linguistico, che ha dato luogo all’inclusione nella graduatoria, non conserva validità

nei termini sopra indicati;

c) depennamento dalle graduatorie del personale che ha subito un provvedimento

disciplinare superiore alla censura e non abbia ottenuto il provvedimento di

riabilitazione;

d) depennamento dalle graduatorie del personale che sia stato restituito ai ruoli

metropolitani per incompatibilità, ovvero ai sensi dell’art. 120, che sia restituito ai

ruoli metropolitani per ragioni di servizio;

e) depennamento dalle graduatorie del personale che abbia già prestato all’estero

nelle istituzioni diverse dalle scuole europee un periodo di servizio di durata

complessivamente superiore ai dieci anni;

f) depennamento dalle graduatorie delle scuole europee del personale che abbia già

prestato servizio nelle stesse.

4. Le graduatorie permanenti, sono aggiornate entro il mese di febbraio, per

consentire un regolare avvio dell’anno scolastico, con le modalità e i criteri indicati

nei commi precedenti. Esse sono inoltre affisse all’albo del Ministero degli Affari

Esteri – Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale, Uff.IV –

e rimangono esposte per i successivi 15 giorni. Chiunque vi abbia interesse ha facoltà

di prenderne visione entro il termine anzidetto e può, entro tale termine, presentare

reclamo scritto, per errori od omissioni, alla Direzione Generale per la Promozione e

la Cooperazione Culturale, Uff. IV, che, esaminanti i reclami, può rettificare anche

d’ufficio, le graduatorie.

Delle decisioni assunte, e delle sintetiche motivazioni che le hanno supportate, è data

comunicazione agli interessati ed ai controinteressati mediante affissione all’albo

dell’Ufficio anzidetto.

5.Dopo l’accertamento del possesso, da parte dei concorrenti, dei requisiti per

l’inclusione nelle graduatorie permanenti, il Direttore Generale per la Promozione e

la Cooperazione Culturale approva le graduatorie, che sono pubblicate all’albo del

MAE, DGPCC, Uff. IV, mediante affissione. Avverso i risultati di tale procedimento

è ammesso reclamo scritto da presentarsi entro 15 giorni dalla data di affissione. La

decisione dell’Ufficio va assunta entro 10 giorni dal ricevimento del reclamo.

ART.114 – GESTIONE DELLE GRADUATORIE PER LA DESTINAZIONE ALL’ESTERO

1. Ogni anno, dopo le operazioni relative ai trasferimenti riservati al personale già in

servizio all’estero, i posti di contingente eventualmente rimasti vacanti sono

disponibili per le operazioni di destinazione all’estero da effettuarsi sulla base delle

graduatorie permanenti. Il MAE rende note entro il 31 agosto di ciascun anno le sedi

disponibili.

2. Ai fini di cui al comma 1 la D.G.P .C.C. del MAE, previa attivazione delle

relazioni sindacali, individua la tipologia ed il numero dei posti di contingente ancora

disponibili dopo le operazioni di trasferimento. L’elenco dei posti individuati è affisso

all’albo del MAE e degli Uffici centrali e periferici del MPI.

3. Dopo l’avvenuta pubblicazione degli elenchi dì cui sopra il MAE attiva le

procedure di destinazione del personale utilmente collocato nelle graduatorie

permanenti.

4. A tal fine il MAE trasmette al personale così individuato il telegramma di

preavviso della destinazione unitamente all’elenco delle sedi disponibili, invitandolo

ad indicare le proprie preferenze.

5. II personale, una volta accettata la destinazione all’estero, è depennato dalla

graduatoria per la quale è stato nominato. Detto personale, al compimento del proprio

mandato, potrà chiedere di essere reinserito nelle graduatorie in occasione del loro

aggiornamento.

6. Il personale che non accetta la destinazione o che, dopo l’accettazione, non assume

servizio, è depennato da tutte le graduatorie e potrà esservi, a domanda, reinserito

soltanto al momento dell’aggiornamento triennale delle medesime.

ART.115 – ESAURIMENTO DI GRADUATORIA E PROVE STRAORDINARIE

1. Nei casi di sopravvenuta, urgente necessità di assegnare personale ai posti per i

quali non sia possibile provvedere mediante ricorso alle graduatorie permanenti, per

esaurimento delle stesse, o per mancanza di graduatorie appartenenti a classi di

concorso aggregate al medesimo ambito disciplinare e per le quali è prevista, a

seguito del D.M. del MPI 10.8.1998, n. 354, integrato dal D.M. del medesimo

dicastero 10.11.1998, n.448, una corrispondenza automatica, l’Amministrazione, nel

rispetto delle norme contenute nel presente capo, ha facoltà di attingere alle

graduatorie di altre aree linguistiche, con il consenso dell’interessato, ad eccezione

dei posti di lettorato.

2. Qualora non fosse possibile attuare le procedure di cui al precedente comma,

potranno essere indette prove straordinarie di accertamento linguistico prima della

scadenza del triennio, limitatamente ai codici funzione richiesti. L’indizione di prove

straordinarie non comporta, in relazione a tali codici funzione, lo slittamento di quelle

ordinarie triennali.

3. In caso di esaurimento di graduatoria, sono considerati nominabili per i posti

all’estero anche coloro che, a seguito di precedente rinuncia, erano stati esclusi dalle

nomine per i successivi tre anni.

ART.116 – DURATA DEL SERVIZIO ALL’ESTERO

1. Il personale destinatario del presente contratto può prestare servizio all’estero nelle

istituzioni diverse dalle Scuole Europee per non più di tre periodi, ciascuno della

durata di cinque anni scolastici o accademici. Tali periodi devono essere intervallati

da un periodo di servizio effettivo in territorio metropolitano di almeno tre anni.

2. Presso le Scuole Europee può essere prestato un solo periodo di servizio, della

durata di nove anni scolastici, con eventuale proroga di un anno a seguito di delibera

del Consiglio Superiore della suddetta scuola.

3. In via del tutto eccezionale, il personale in servizio presso le Scuole Europee, in

caso di nomina a direttore aggiunto di una scuola europea conferita dal Consiglio

superiore della predetta scuola, può svolgere, nella nuova funzione, un mandato pieno

di nove anni, con eventuale proroga di un anno.

4. Il personale che abbia prestato all’estero un solo periodo di servizio presso le

istituzioni scolastiche diverse dalle scuole europee e presso i lettorati di italiano, può

essere destinato alle scuole europee, previo superamento delle specifiche prove di

selezione ed a condizione che, al rientro dall’estero, abbia prestato tre anni di servizio

effettivo in territorio metropolitano. Coloro che abbiano compiuto i suddetti due

periodi di servizio perdono definitivamente titolo a partecipare alle selezioni per la

destinazione all’estero.

5. Il personale che abbia prestato un periodo di servizio presso le scuole europee

può cumulare a tale servizio solamente un periodo di cinque anni presso le istituzioni

scolastiche diverse dalle scuole europee, e presso i lettorati di italiano, purchè

utilmente collocato nella specifica graduatoria ed a condizione che, al rientro

dall’estero, abbia prestato tre anni di servizio effettivo in territorio metropolitano.

Coloro che abbiano compiuto i suddetti due periodi di servizio perdono

definitivamente titolo a partecipare alle selezioni per la destinazione all’estero.

ART.117 – INTERRUZIONE DEL SERVIZIO ALL’ESTERO

1. Il servizio all’estero può essere interrotto sulla base delle esigenze del sistema

scolastico nazionale, o per accertata incompatibilità o per inidoneità del personale

interessato.

ART.118 – CALCOLO DEGLI ANNI DI SERVIZIO ALL’ESTERO

1. Anche per le scuole italiane all’estero e le scuole europee, gli anni di servizio si

calcolano ad anno scolastico, che inizia il 1° settembre di ogni anno e termina il 31

agosto dell’anno successivo.

ART.119 – RESTITUZIONE AI RUOLI METROPOLITANI IN CASO DI ASSENZE PER

MALATTIA

I. Nel caso di assenze per malattia di durata superiore ai 60 giorni , il personale in

servizio all’estero è restituito ai ruoli metropolitani. Il predetto personale conserva

l’intero assegno di sede per i primi 45 giorni; l’assegno stesso non è corrisposto per i

restanti 15 giorni. Restano ferme le disposizioni sulla malattia di cui al presente

contratto.

ART.120 – RESTITUZIONE AI RUOLI METROPOLITANI PER INCOMPATIBILITA E

PER MOTIVI DI SERVIZIO

I. La destinazione all’estero cessa, con decreto del MAE, quando si determinino

situazioni di incompatibilità di permanenza all’estero, ovvero per motivi di servizio.

In caso di contestata situazione di incompatibilità, l’interessato può presentare

controdeduzioni. Qualora i motivi di servizio attengano agli aspetti tecnici dell’attività

di istituto, al provvedimento di restituzione ai ruoli metropolitani non si può dar

luogo se non previo parere del MPI.

ART.121 – RESTITUZIONE Al RUOLI METROPOLITANI A SEGUITO DI SANZIONI

DISCIPLINARI

1.L’erogazione di una sanzione disciplinare superiore alla censura , per quanto

riguarda il personale docente ed ATA, comporta l’immediata restituzione ai ruoli

metropolitani.

ART.122 – FORO COMPETENTE

1. Per tutte le vertenze di lavoro del personale del presente capo, foro competente è

quello di Roma, ivi compreso tutto quanto attiene all’arbitrato (Direzione provinciale

del Lavoro di Roma ) e alla conciliazione.

ART.123 – NORME APPLICATIVE

I. In attesa che sia completamente attivata anche all’estero l’autonomia scolastica, al

consiglio di circolo o di istituito si sostituisce il dirigente scolastico in tutti i compiti

che il contratto collettivo nazionale di lavoro riferisce alla competenza del predetto

organo collegiale e, in particolare, per la definizione delle modalità e dei criteri per lo

svolgimento dei rapporti con le famiglie e con gli studenti, ai quali si provvede sulla

base delle proposte del collegio dei docenti.

2. I riferimenti che il contratto collettivo nazionale di lavoro fa al livello regionale

debbono intendersi, quando non vi sia diversa determinazione nel presente capo,

come riferimenti al livello di Ambasciata e/o di Ufficio consolare.

3. Per quanto non diversamente previsto dal presente capo, al personale docente,

amministrativo, tecnico ed ausiliario in servizio presso le istituzioni scolastiche

italiane all’estero, si applica la disciplina recata dal presente CCNL.

4. Le ordinanze e gli altri atti a contenuto normativo la cui emanazione il CCNL

attribuisce alla competenza del MPI, sono adottati, per le istituzioni scolastiche

italiane all’estero, dal MAE, d’intesa con il MPI.

5. I riferimenti che il CCNL fa agli organici si intendono ricondotti ai contingenti di

cui all’art. 639 del testo unico n. 297 del 1994.

ART.124 – FRUIZIONE DEI PERMESSI

1. Non rientrano tra le assenze di cui alla lettera b) comma 1 dell’art. 35 del D.lgs. n.

62/98, i permessi retribuiti di cui all’art. 15, per i quali compete l’indennità personale

nelle misure sottoindicate:

– lutti per perdita del coniuge, di parenti entro il secondo grado, di soggetto

componente la famiglia anagrafica e di affini di primo grado (3 giorni

consecutivi per evento): l’indennità personale è corrisposta per intero;

– permessi per motivi personali e familiari, documentati anche mediante

autocertificazione, fruibili a domanda (3 giorni complessivi per anno

scolastico): l’indennità personale è corrisposta nella misura del 50%.

ART.125 – FRUIZIONE DEL DIRITTO ALLA FORMAZIONE

1. Il personale docente fruisce del diritto alla formazione di cui all’art. 62.

2. Il MAE si impegna a individuare, d’intesa con il MPI, contenuti e modalità per la

formazione iniziale del personale finalizzati alle specifiche aree e istituzioni di

destinazione all’estero. Le iniziative di formazione potranno prevedere interventi a

livello centrale e/o nella sede di destinazione, inclusa la formazione a distanza.

ART.126 – SEQUENZA CONTRATTUALE

1. Le Parti firmatarie del presente CCNL concordano di rinviare, come previsto

dall’Atto d’indirizzo, ad una specifica sequenza contrattuale il confronto sulle

modifiche da apportare agli istituti di cui al presente Capo. La sequenza deve iniziare

fin dall’entrata in vigore del presente CCNL e concludersi entro e non oltre i tre mesi

successivi.

2. La sequenza conterrà i seguenti obiettivi:

a) il tema delle relazioni sindacali e della contrattazione integrativa;

b) attuazione operativa dell’autonomia didattica, organizzativa ed economica delle

scuole italiane all’estero;

c) piena applicazione dei diritti al personale docente e ATA sia a tempo

indeterminato che a tempo determinato (assenze, congedi parentali, ferie, permessi e

diritto allo studio e alla formazione…);

d) ridefinizione di modalità e criteri connessi al trattamento economico spettante al

personale docente assunto con contratto a tempo determinato;

e) norme contrattuali sulla destinazione che costituisce mobilità professionale.

Fino alla sottoscrizione della predetta sequenza restano in vigore le norme previste

dal presente Capo.

CAPO XI – PERSONALE DELLE ISTITUZIONI EDUCATIVE



ART.127 – PROFILO PROFESSIONALE E FUNZIONE DEL PERSONALE EDUCATIVO

I. Il profilo professionale dei personale educativo è costituito da competenze di tipo

psicopedagogico, metodologico ed organizzativo- relazionale, tra loro correlate ed

integrate, che si sviluppano attraverso la maturazione dell’esperienza educativa e

l’attività di studio e di ricerca.

2. Nell’ambito dell’area della funzione docente, la funzione educativa partecipa al

processo di formazione e di educazione degli allievi, convittori e semiconvittori, in

un quadro coordinato di rapporti e di intese con i docenti delle scuole da essi

frequentate e di rispetto dell’autonomia culturale e professionale del personale

educativo.

3. La funzione educativa si esplica in una serie articolata di attività che comprendono

l’attività educativa vera e propria, le attività ad essa funzionali e le attività aggiuntive.

ART.128 – ATTIVITA’ EDUCATIVA

I. L’attività educativa è volta alla promozione dei processi di crescita umana, civile e

culturale, nonché di socializzazione degli allievi, convittori e semiconvittori, i quali

sono così assistiti e guidati nella loro partecipazione ai vari momenti della vita

comune nel convitto od istituzione educativa. La medesima attività è finalizzata

anche all’organizzazione degli studi e del tempo libero, delle iniziative culturali,

sportive e ricreative, nonchè alla definizione delle rispettive metodologie, anche per

gli aspetti psicopedagogici e di orientamento.

ART.129 – AZIONI FUNZIONALI ALL’ATTIVITA’ EDUCATIVA

1. L’azione funzionale all’attività educativa comprende tutte le attività, anche a

carattere collegiale, di programmazione, progettazione, ricerca, documentazione, ivi

compresa la produzione di materiali didattici utili alla formazione degli allievi,

l’elaborazione di relazioni sui risultati educativi conseguiti e su altri argomenti da

discutere collegialmente, la partecipazione alle riunioni collegiali.

2. Tra gli adempimenti individuali rientrano le attività relative:

a) alla preparazione necessaria per lo svolgimento dei compiti di assistenza alle

attività di studio, culturali, sportive e ricreative;

b) ai rapporti individuali con le famiglie ed i docenti;

c) all’accoglienza ed alla vigilanza degli allievi convittori nel momento della loro

entrata ed uscita dal convitto od istituzione educativa e degli allievi semiconvittori al

momento dell’uscita, nonché agli eventuali compiti di accompagnamento dal convitto

od istituzione educativa alle scuole frequentate o viceversa.

3. Le attività di carattere collegiale sono costituite dalla partecipazione alle riunioni

collegiali per la programmazione, la progettazione, la discussione ed approvazione

delle relazioni sui risultati educativi conseguiti e la definizione degli elementi di

valutazione da fornire ai competenti consigli di classe, ai quali partecipa, a titolo

consultivo, il personale educativo interessato; la determinazione delle modalità e dei

criteri da seguire nei rapporti con gli allievi e le loro famiglie, nonché con i docenti

delle scuole frequentate dagli allievi medesimi.

4. Rientra altresì nell’attività funzionale all’attività educativa la partecipazione ad

iniziative di formazione e di aggiornamento programmate a livello nazionale,

regionale o di istituzione educativa.

ART.130 – ATTIVITA’AGGIUNTIVE

1. Le attività aggiuntive consistono in attività aggiuntive educative ed in attività

aggiuntive funzionali allo svolgimento dell’attività educativa.

2. Le attività aggiuntive educative, sono volte a realizzare interventi integrativi

finalizzati all’arricchimento dell’offerta formativa. In particolare, esse possono

consistere:

a) nelle attività relative alla realizzazione di progetti intesi a definire un maggiore

raccordo tra convitto od istituzione educativa, scuola e mondo del lavoro;

b) nella partecipazione a sperimentazioni;

c) nelle attività relative alla realizzazione di progetti che interessino altri soggetti

istituzionali e, in particolare, gli enti locali, anche per iniziative aperte al

territorio, sulla base di apposite convenzioni;

d) nella partecipazione a progetti promossi dall’Unione europea.

3. Le risorse utilizzabili, per le attività aggiuntive di cui al presente articolo e

finanziate dall’art. 33, a livello di ciascuna istituzione educativa, sono determinate

nella stessa misura e con le medesime modalità di cui all’art. 29 del presente CCNL.

4. Le attività aggiuntive funzionali all’attività educativa possono consistere:

a) nei compiti di coordinamento, da svolgere secondo i criteri definiti nel progetto

educativo di istituto e nel relativo piano attuativo, come supporto organizzativo al

dirigente scolastico dei convitti annessi agli istituti tecnici e professionali;

b) nei compiti di coordinamento di gruppi di lavoro costituiti per la definizione di

aspetti specifici del progetto educativo, o per la progettazione di particolari iniziative,

secondo quanto previsto dall’art. 131, comma 4.

5. Le attività aggiuntive sono realizzate nei limiti delle risorse finanziarie disponibili.

ART.131 – ATTIVITA’ DI PROGETTAZIONE A LIVELLO DI ISTITUZIONE

1. Il personale educativo, riunito collegialmente, definisce i principi ed i contenuti

formativi del progetto educativo, che è adottato dal rettore, direttore o direttrice o, per

i convitti annessi, dal dirigente scolastico. Il progetto educativo comprende anche il

piano delle attività aggiuntive di cui al precedente articolo. Gli aspetti organizzativi e

finanziari sono definiti dal consiglio di amministrazione del convitto o dell’istituzione

educativa, o, per i convitti annessi agli istituti tecnici e professionali, dal consiglio di

istituto, nell’ambito del progetto di istituto.

2. Il progetto educativo deve essere coordinato con le indicazioni che, per gli aspetti

didattici, sono contenute nei POF delle scuole frequentate dagli allievi. A tal fine il

collegio dei docenti della scuola interessata definisce, con la partecipazione dei

rappresentanti designati dal personale educativo, i necessari raccordi tra aspetti

didattici ed aspetti educativi della progettazione complessiva.

3.In coerenza con i POF, i dirigenti delle istituzioni educative, o, per i convitti

annessi, il dirigente scolastico, avvalendosi degli apporti dei coordinatori di cui al

comma 4, predispone il piano attuativo del progetto, quale documento che esplicita la

pianificazione annuale dell’insieme delle attività e le modalità per la loro

realizzazione. Il personale educativo, riunito collegialmente, delibera in merito al

piano attuativo tenendo conto delle iniziative da assumere per rendere coerente la

propria attività con le attività scolastiche, anche ai fini dell’organizzazione di

interventi congiunti atti a rispondere flessibilmente ai differenziati bisogni formativi

degli allievi.

4. Le riunioni collegiali del personale educativo possono essere articolate in gruppi

di lavoro per la definizione di aspetti specifici del progetto educativo o delle

iniziative da adottare. In tale occasione sono designati i coordinatori dei gruppi di

lavoro e gli educatori incaricati di partecipare alla riunione del collegio dei docenti di

cui al comma 2.

ART.132 – ATTIVITA’ DI COLLABORAZIONE CON IL DIRIGENTE SCOLASTICO

1. Ai sensi dell’art. 25, comma 5, del d.lgs. n.165/2001, in attesa che i connessi

aspetti retributivi siano opportunamente regolamentati attraverso gli idonei strumenti

normativi, il dirigente scolastico può avvalersi, nello svolgimento delle proprie

funzioni organizzative ed amministrative, di educatori da lui individuati ai quali

possono essere delegati specifici compiti. Tali collaborazioni sono riferibili a due

unità di personale educativo retribuibili, in sede di contrattazione d’istituto, con i

finanziamenti a carico del fondo per le attività aggiuntive previste per le

collaborazioni col dirigente scolastico di cui all’art. 88, comma 2, lettera e).

ART.133 – OBBLIGHI DI LAVORO

1. Gli obblighi di lavoro del personale educativo sono funzionali all’orario di servizio

stabilito dal piano di attività e sono finalizzati allo svolgimento dell’attività educativa

e di tutte le altre attività di programmazione, progettazione, ricerca, valutazione e

documentazione necessarie all’efficace realizzazione dei processi formativi.

2. Per l’attività educativa, ivi compresa l’assistenza notturna, è determinato un orario

settimanale di 24 ore, programmabile su base plurisettimanale, da svolgere in non

meno di cinque giorni alla settimana.

3. In aggiunta all’orario settimanale, di cui al comma 2, è determinato un obbligo di

ulteriori 6 ore settimanali. Esse sono utilizzate, sulla base di una programmazione

plurisettimanale, per le attività di carattere collegiale funzionali all’attività educativa,

di cui all’art. 129, comma 4, e, fino a 5 ore settimanali, per il completamente del

servizio di assistenza notturna, secondo quanto previsto dal progetto educativo di

istituto e dal relativo piano attuativo.

4. Il personale educativo è tenuto, inoltre, ad assolvere a tutti gli impegni individuali

attinenti alle attività funzionali di cui all’art. 129, comma 2.

5. Il compenso per le attività aggiuntive è determinato secondo quanto previsto

dall’art. 30.

ART.134 – NORMA FINALE

1. Per quanto non disciplinato specificamente dal presente capo, si applicano le

disposizioni recate da questo CCNL.

CAPO XII – CONCILIAZIONE ED ARBITRATO



ART.135 – TENTATIVO OBBLIGATORIO DI CONCILIAZIONE

1. Il tentativo obbligatorio di conciliazione nelle controversie individuali di lavoro

previsto dall’articolo 65, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 può

svolgersi, oltre che secondo le forme previste dall’articolo 66 del medesimo decreto

legislativo e dal contratto collettivo nazionale quadro in materia di conciliazione e

arbitrato del 23 gennaio 2001, come integrato dall’ipotesi di accordo quadro siglata

in data 19.03.2003 , sulla base di quanto previsto dai successivi commi del presente

articolo.

2. Fermo restando quanto previsto dal presente articolo, la parte ricorrente può, in

materia di contenzioso afferente alla mobilità interregionale, adire anche la procedura

di cui all’art. 484 del T.U. n. 297/94.

3. Presso le articolazioni territoriali del MPI è istituito un ufficio con compiti di

segreteria per le parti che devono svolgere il tentativo di conciliazione con annesso

un apposito albo per la pubblicazione degli atti della procedura.

4. La richiesta del tentativo di conciliazione, sottoscritta dalla parte, deve essere

depositata presso l’ufficio del contenzioso dell’amministrazione competente e presso

l’ufficio territoriale di cui al comma 2, ovvero spedita a mezzo di lettera

raccomandata con avviso di ricevimento. Limitatamente alle controversie riguardanti

le materia della mobilità e delle assunzioni, sia a tempo determinato che a tempo

indeterminato, gli interessati possono presentare la richiesta di tentativo di

conciliazione ai sensi del presente articolo entro il termine perentorio di quindici

giorni dalla pubblicazione o notifica dell’atto che si ritiene lesivo dei propri diritti,

ferma restando la facoltà di utilizzare, decorso tale termine, le altre forme previste dal

comma 1.

5. La richiesta deve indicare:

– Le generalità del richiedente, la natura del rapporto di lavoro, la sede ove il

lavoratore è addetto;

– il luogo dove devono essere inviate le comunicazioni riguardati la procedura di

conciliazione;

– l’esposizione sommaria dei fatti e delle ragioni poste a fondamento della

richiesta;

– qualora il lavoratore non intenda presentarsi personalmente, l’eventuale delega

ad altro soggetto, anche sindacale e conferibile anche in un secondo momento,

al quale la parte conferisce mandato di rappresentanza per lo svolgimento del

tentativo di conciliazione.

6. Entro quindici giorni dal ricevimento della richiesta l’amministrazione compie un

primo esame sommario che può concludersi con l’accoglimento delle pretese del

lavoratore. In caso contrario, deposita nel medesimo termine le proprie osservazioni

presso l’ufficio di segreteria e la controparte potrà prenderne visione.

Contestualmente al deposito l’Amministrazione individuerà il proprio rappresentante

con potere di conciliare. La comparizione della parti per l’esperimento del tentativo

di conciliazione è fissata, da parte dell’ufficio di segreteria di cui al comma 2, in una

data compresa nei quindici giorni successivi al deposito delle osservazioni

dell’amministrazione. L’ufficio di segreteria provvederà, all’atto della comparizione,

all’identificazione dei soggetti che svolgono il tentativo di conciliazione, che sarà

registrata nel verbale di cui ai commi 8 e 9.

7. Qualora la soluzione della controversia prospettata riguardi le materie della

mobilità e delle assunzioni, l’amministrazione deve pubblicare all’albo dell’ufficio di

segreteria di cui al comma 2, contestualmente al ricevimento, la richiesta di

conciliazione, in modo da consentire agli eventuali terzi interessati di venire a

conoscenza del contenzioso in atto e di far pervenire all’amministrazione loro

eventuali osservazioni entro dieci giorni dalla pubblicazione della notizia. In questo

caso il termine per il deposito delle osservazione da parte dell’amministrazione è

fissato in dodici giorni dal ricevimento della richiesta.

8. Il tentativo di conciliazione deve esaurirsi nel termine di cinque giorni dalla data di

convocazione delle parti. Se il tentativo riesce, le parti sottoscrivono un processo

verbale, predisposto dall’ufficio di segreteria, che costituisce titolo esecutivo, previo

decreto del giudice del lavoro competente ai sensi dell’articolo 411 del codice di

procedura civile. Il processo verbale relativo al tentativo obbligatorio di conciliazione

è depositato a cura di una delle parti o di un’associazione sindacale, presso Direzione

provinciale del lavoro competente, che provvede a sua volta a depositarlo presso la

cancelleria del tribunale ai sensi dell’articolo 411 del codice di procedura civile per la

dichiarazione di esecutività. Il verbale che dichiara non riuscita la conciliazione è

acquisito nel successivo giudizio ai sensi e per quanto previsto dall’articolo 66,

comma 7, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Nelle more dell’acquisizione

della dichiarazione di esecutività, il verbale di conciliazione produrrà comunque

immediata efficacia tra le parti per la soluzione della controversia.

9. In caso di mancato accordo tra le parti, l’ufficio di cui al comma 2 stilerà un

verbale di mancata conciliazione che, sottoscritto dalla parti, sarà depositato, a cura di

una di esse o di un’associazione sindacale, presso la competente Direzione

provinciale del lavoro.

10. Qualora l’amministrazione non depositi nei termini le proprie osservazioni,

l’ufficio di cui al comma 2 convocherà comunque le parti per lo svolgimento del

tentativo di conciliazione. Qualora l’amministrazione non si presenti all’udienza di

trattazione, sarà comunque stilato un processo verbale che prenderà atto del tentativo

non riuscito di conciliazione, che sarà depositato presso la competente Direzione

provinciale del lavoro con le procedure di cui al precedente comma 8.

11. Nei confronti del rappresentante della pubblica amministrazione nello

svolgimento del tentativo obbligatorio di conciliazione trova applicazione, in materia

di responsabilità amministrativa, quanto previsto dal comma 8 del citato articolo 66

del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 .

ART.136 – ARBITRATO

1.Le parti, possono concordare di deferire la decisione di una controversia di lavoro

ad un arbitro unico, scelto di comune accordo, appartenente ad una delle categorie

di cui all’art. 5, comma 4, del CCNQ sottoscritto il 23 gennaio 2001.

ART.137 – MODALITÀ DI DESIGNAZIONE DELL’ARBITRO

1.La richiesta di compromettere in arbitri la controversia deve essere comunicata

all’altra parte secondo le modalità previste dall’art. 3 del CCNQ del 23/1/2001. Entro

il termine di 10 giorni la controparte deve a sua volta comunicare, con le stesse

modalità previste dall’art. 3 del medesimo CCNQ, se intende o no accettare la

proposta. Se la proposta è accettata, entro i successivi 10 giorni le parti procederanno

alla scelta, in accordo tra loro, di un arbitro appartenente alle categorie previste

dall’art. 5, comma 4, del CCNQ predetto.

In caso di mancato accordo, entro lo stesso termine, si procederà, alla presenza delle

parti e presso la camera arbitrale competente, all’estrazione a sorte dell’arbitro, scelto

nell’ambito della lista arbitrale regionale prevista dall’art. 5, comma 2, del CCNQ 231-

2001.

Ciascuna delle parti può decidere di revocare il consenso prima dell’estrazione a sorte

degli arbitri, fatto salvo quanto previsto, in tema di sanzioni disciplinari, dall’art.6,

comma 2, del CCNQ 23- 1- 2001.

2.Ciascuna delle parti può rifiutare l’arbitro sorteggiato qualora il medesimo abbia

rapporti di parentela o affinità entro il quarto grado con l’altra parte, o motivi non

sindacabili di incompatibilità personale.

Un secondo rifiuto della stessa parte comporta la rinuncia all’arbitrato, ferma

restando la possibilità di adire l’autorità giudiziaria.

3. L’atto di accettazione dell’incarico da parte dell’arbitro deve essere depositato, a

cura delle parti, presso la camera arbitrale stabile, costituita ai sensi dell’art. 5,

commi 1 e 2, del CCNQ del 23/1/2001 entro cinque giorni dalla designazione

comunque effettuata, sotto pena di nullità del procedimento.

4. Le parti possono concordare che il procedimento si svolga presso la camera

arbitrale regionale oppure, dandone immediata comunicazione alla medesima, presso

l’istituzione cui appartiene l’interessato.

5. Si applicano per l’arbitrato le procedure previste dagli articoli 4 e 6 del CCNQ del

23 /1/2001.

ART.138 – NORMA FINALE

1. Per tutto quanto non previsto dai presenti articoli si rinvia al CCNL quadro

sottoscritto in data 23/1/2001 ed alle disposizioni del D.lgs. 165/2001.

CAPO XIII – TELELAVORO



ART.139 – DISCIPLINA DEL TELELAVORO

1.Il presente capo si applica, a domanda, al personale amministrativo non con

funzioni apicali, in servizio nelle istituzioni scolastiche ed educative, nell’ambito e

con le modalità stabilite dal CCNQ sottoscritto il 23 marzo 2000, al fine di

razionalizzare l’organizzazione del lavoro e di realizzare economie di gestione

attraverso l’impiego flessibile delle risorse umane. In particolare trova applicazione

per quanto concerne l’assegnazione ai progetti di telelavoro l’art. 4 e 6 del CCNQ

23- 3- 2000.

2. Le relazioni sindacali relative al presente capo sono quelle previste dall’art.4 e 6.

3. Il telelavoro determina una modificazione del luogo di adempimento della

prestazione lavorativa, realizzabile con l’ausilio di specifici strumenti telematici, nelle

forme seguenti:

a) telelavoro domiciliare, che comporta la prestazione dell’attività lavorativa dal

domicilio del dipendente;

b) altre forme del lavoro a distanza, come il lavoro decentrato da centri satellite, i

servizi di rete e altre forme flessibili anche miste, ivi comprese quelle in

alternanza, che comportano l’effettuazione della prestazione in luogo idoneo e

diverso dalla sede dell’ufficio al quale il dipendente è assegnato.

4. La postazione di lavoro deve essere messa a disposizione, installata e collaudata a

cura e a spese delle Istituzioni scolastiche ed educative, sulle quali gravano i costi di

manutenzione e di gestione dei sistemi di supporto peri lavoratori. Nel caso di

telelavoro a domicilio, può essere installata una linea telefonica dedicata presso

l’abitazione con oneri di impianto e di esercizio a carico degli enti, espressamente

preventivati nel progetto di telelavoro. Lo stesso progetto prevede l’entità dei

rimborsi, anche in forma forfetaria, delle spese sostenute dal lavoratore per consumi

energetici e telefonici.

5. Le istituzioni scolastiche ed educative presenteranno alle rispettive Direzioni

generali regionali specifici progetti di telelavoro, che potranno essere approvati

purchè i relativi oneri trovino copertura nelle risorse finanziarie iscritte nel bilancio

delle istituzioni scolastiche medesime.

ART.140 – ORARIO DI LAVORO

1.L’orario di lavoro, a tempo pieno o nelle diverse forme del tempo parziale, è

distribuito nell’arco della giornata a discrezione del dipendente in relazione all’attività

da svolgere, fermo restando che in ogni giornata di lavoro il dipendente deve essere a

disposizione per comunicazioni di servizio in due periodi di un’ora ciascuno,

concordati con le istituzioni scolastiche ed educative nell’ambito dell’orario di

servizio. Per il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale orizzontale, il

periodo è unico con durata di un’ora. Per effetto della autonoma distribuzione del

tempo di lavoro, non sono configurabili prestazioni supplementari, straordinarie

notturne o festive, né permessi brevi ed altri istituti che comportano riduzioni di

orario.

2. Ai fini della richiesta di temporaneo rientro del lavoratore presso la sede di lavoro,

di cui all’art. 6, comma 1, ultimo periodo, dell’accordo quadro del 23/3/2000, per

“fermo prolungato per cause strutturali” si intende un’interruzione del circuito

telematico che non sia prevedibilmente ripristinabile entro la stessa giornata

lavorativa.

ART.141 – FORMAZIONE

1.L’ Amministrazione centrale definisce, in sede di contrattazione integrativa

regionale, le iniziative di formazione che assumono carattere di specificità e di

attualità nell’ambito di quelle espressamente indicate dall’art. 5, commi 5 e 6,

dell’accordo quadro del 23/3/2000. Utilizza, a tal fine, le risorse destinate al progetto

di telelavoro.

2. Nel caso di rientro definitivo nella sede ordinaria di lavoro e qualora siano

intervenuti mutamenti organizzativi, le istituzioni attivano opportune iniziative di

aggiornamento professionale dei lavoratori interessati per facilitarne il reinserimento.

ART.142 – COPERTURA ASSICURATIVA

1.Le istituzioni scolastiche ed educative, nell’ambito delle risorse destinate al

finanziamento della sperimentazione del telelavoro, stipulano polizze assicurative per

la copertura dei seguenti rischi:

– danni alle attrezzature telematiche in dotazione del lavoratore, con esclusione di

quelli derivanti da dolo o colpa grave;

– danni a cose o persone, compresi i familiari del lavoratore, derivanti dall’uso delle

stesse attrezzature.

2.La verifica delle condizioni di lavoro e dell’idoneità dell’ambiente di lavoro avviene

all’inizio dell’attività e periodicamente ogni sei mesi, concordando preventivamente

con l’interessato i tempi e le modalità di accesso presso il domicilio. Copia del

documento di valutazione del rischio, ai sensi dell’art. 4, comma 2, d.lgs. 626/1994, è

inviata ad ogni dipendente per la parte che lo riguarda, nonché al rappresentante per

la sicurezza.

ART.143 – CRITERI OPERATIVI

1. La disciplina prevista dal presente capo mira ad introdurre elementi di flessibilità

nei rapporti di lavoro, con benefici di carattere sociale e individuale, ed un possibile

incremento della produttività e miglioramento dei servizi.

Si dovrà verificare pertanto che, a fronte dei costi a regime, l’introduzione del

telelavoro comporti incrementi di produttività e risparmi di spesa anche legati al

ridimensionamento della sede di lavoro, oltre che di benefici sociali e di positivi

riflessi esterni, nonchè di miglioramento di qualità della vita, specie nei grandi centri

urbani.

Si dovrà prevedere, di conseguenza, un’attendibile, seppure tendenziale,

quantificazione, da un lato di tutte le spese e, dall’altro, dei risparmi di spesa e dei

benefici in termini di maggiore produttività e di positive ricadute nel sistema sociale,

con una ponderata valutazione e coerenza della compatibilità economico- finanziaria

complessiva.

ART.144 – NORMA FINALE DI RINVIO

1. Per quanto non esplicitamente previsto nel presente capo si rinvia alla disciplina di

cui all’Accordo quadro sul telelavoro del 23.03.2000.

CAPO XIV– DISPOSIZIONI FINALI



ART.145 – PERSONALE IN PARTICOLARI POSIZIONI DI STATO

1. Il periodo trascorso dal personale della scuola e delle istituzioni educative in

posizione di comando, distacco, esonero, aspettativa sindacale, utilizzazione e

collocamento fuori ruolo, con retribuzione a carico del MPI, è valido a tutti gli effetti

come servizio di istituto nella scuola, anche ai fini dell’accesso al trattamento

economico previsto dal capo VIII.

2. Il periodo di distacco o di aspettativa sindacale è considerato servizio effettivo ed è

utile anche ai fini delle progressioni di cui agli articoli 77, 80 e 81 del CCNL

24.07.2003.

3. Restano ferme le disposizioni in vigore che prevedono la validità del periodo

trascorso dal personale scolastico in altre situazioni di stato che comportano assenza

dalla scuola.

ART.146 – NORMATIVA VIGENTE E DISAPPLICAZIONI

1) In applicazione dell’art.69, comma 1, del d.lgs. n.165/2001, tutte le norme

generali e speciali del pubblico impiego vigenti alla data del 13 gennaio 1994 e non

abrogate divengono non applicabili con la firma definitiva del presente CCNL, con

l’eccezione delle seguenti norme e di quelle richiamate nel testo del presente CCNL

che, invece, continuano a trovare applicazione nel comparto scuola:

a) artt. 1 e 2 della legge 24 maggio 1970, n. 336 e successive modificazioni e

integrazioni.

b) tutta la normativa, contrattuale e non contrattuale, sin qui applicata, in materia

di mutilati ed invalidi per servizio e norme in favore dei congiunti dei caduti per

servizio, benefici spettanti ai mutilati ed invalidi di guerra ed ai congiunti dei caduti

in guerra;

c) tutta la materia relativa al collocamento a riposo resta regolata dalle norme

vigenti;

d) tutta la normativa, contrattuale e non contrattuale, sin qui applicata, in materia di

missioni;

e) la normativa richiamata nel presente CCNL;

f) la normativa sul riposo festivo settimanale come previsto dall’art.2109, comma 1,

del Codice Civile;

g)la seguente normativa:

1)Art. 3 del DPR n.395/88 (in tema di diritto allo studio)

2)Art. 17 del DPR n.3/57 (limiti al dovere verso il superiore)

3)Art. 21 del DPR n. 399/88, commi 1 e 2(su mobilità per incompatibilità)

4)Art.7 DPR 395/88 (su IIS nella 13° mensilità)

5)Art.53 L.312/80 e art. 3, commi 6 e 7 del DPR n.399/88

6) Legge 11 febbraio 1980, n. 26 (artt.1- 4) e legge 25 giugno 1985 n.333

(aspettativa per ricongiungimento con il coniuge che presta servizio all’estero)

7) ai soli fini della determinazione dell’importo dell’indennità di funzioni superiori,

dell’indennità di direzione e di reggenza, l’art. 69 del CCNL 4.08.95, l’art.21,

comma 1, del CCNL 26- 5- 1999 e l’art 33 CCNI 31- 8- 1999 (fondi non a carico del

CCNL 24- 7- 2003 della scuola);

8) Art. 66, commi 6 e 7, del CCNL 4.08.95

9) Artt. 38, 40 e 67 del T.U. n.3/57, art. 20 legge 24.12.86, n.958 e art.7 legge

30.12.91, n.412 (servizio militare)

10) Art.132 T.U. n.3/1957 (riammissione in servizio)

11) Art.2 L.476/1984, L.398/1989, art.4 L.498/1992, art.453 T.U.297/1994, art.51

L449/1997 e art.52, comma 57, L.448/2001.

2. E’ espressamente disapplicata la seguente normativa:

– l’art. 475 del d.lgs. n.297/94 (assegnazioni provvisorie di sede);

– l’art. 568 del d.lgs. n.297/94 (assegnazione provvisoria);

– l’art. 478 del d.lgs. n.297/94 (sostituzione dei docenti assenti);

– l’art. 455 del d.lgs. n.297/94 (utilizzazione del personale docente e DOA);

– l’art. 480 del d.lgs. n.297/94 (inquadramenti in profili professionali amm.vi);

– l’art. 7, comma 4 – secondo periodo, comma 5, comma 6 e comma 7 del D.Lgs.

59/2004;

– l’art. 8, comma 3 del D.Lgs. 59/2004;

– l’art. 10, comma 4 – secondo periodo, comma 5 del D.Lgs. 59/2004 ;

– l’art. 11, comma 7, del D.Lgs. 59/2004;

3. Le Parti si riservano la possibilità di riesaminare il testo del presente articolo con

apposita sequenza contrattuale ove emerga la necessità di precisazioni o correttivi.

ART.147 – AUMENTI CONTRATTUALI AI CAPI DI ISTITUTO

1. Ai capi di istituto, in servizio nel quadriennio contrattuale 2006- 09 e che non

hanno acquisito la qualifica di dirigenti scolastici, sono attribuiti i medesimi

incrementi stipendiali, per tredici mensilità, spettanti al docente laureato degli Istituti

secondari di II grado.

ART.148 – PREVIDENZA COMPLEMENTARE

1.Le Parti si danno atto di aver attivato il Fondo nazionale pensione complementare

per i lavoratori del comparto, sulla base dell’Accordo 14.03.2001, come previsto dal

decreto legislativo n. 124/1993 e dalla legge n. 335/1995 e successive modificazioni e

integrazioni.

2.Destinatari del Fondo pensioni sono i lavoratori che liberamente aderiscono e

aderiranno al Fondo stesso secondo quanto prescritto dalla legge, dallo statuto e dai

regolamenti.

ART.149 – VERIFICA DELLE DISPONIBILITÀ FINANZIARIE COMPLESSIVE

1. In caso di accertamento da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze di

maggiori oneri del contratto rispetto a quelli previsti, le parti firmatarie possono

richiedere il controllo e la certificazione di tali oneri ai sensi dell’art. 48, comma 4,

del D.L.vo n. 165/2001, al nucleo di valutazione della spesa relativa al pubblico

impiego, istituito presso il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro dall’art. 10

della legge 30 dicembre 1991, n. 412.

2. Qualora siano certificati maggiori oneri contrattuali rispetto a quelli previsti, le

parti si incontrano allo scopo di concordare la proroga dell’efficacia temporale del

contratto, ovvero la sospensione dell’esecuzione, totale o parziale, dello stesso

ART.150 – NORMA DI RINVIO

1. La disciplina di cui al presente CCNL è suscettibile delle modifiche che in via

pattizia si rendessero necessarie in relazione all’entrata in vigore di eventuali

innovazioni ordinamentali.

TABELLE

(…)

TABELLA A – PROFILI DI AREA DEL PERSONALE ATA

(Tabella A del C.C.N.L. 24/07/03)

1.L’unità dei servizi amministrativi è costituita dalle professionalità articolate nei profili di AREA del

personale ATA individuati dalla presente tabella.

Le modalità di accesso restano disciplinate dalle disposizioni di legge in vigore, tranne che per i requisiti

culturali che sono individuati dalla tabella B.

Area D:

Svolge attività lavorativa di rilevante complessità ed avente rilevanza esterna. Sovrintende, con autonomia

operativa, ai servizi generali amministrativo- contabili e ne cura l’organizzazione svolgendo funzioni di

coordinamento, promozione delle attività e verifica dei risultati conseguiti, rispetto agli obiettivi assegnati ed

agli indirizzi impartiti, al personale ATA, posto alle sue dirette dipendenze.

Organizza autonomamente l’attività del personale ATA nell’ambito delle direttive del dirigente scolastico.

Attribuisce al personale ATA, nell’ambito del piano delle attività, incarichi di natura organizzativa e le

prestazioni eccedenti l’orario d’obbligo, quando necessario.

Svolge con autonomia operativa e responsabilità diretta attività di istruzione, predisposizione e

formalizzazione degli atti amministrativi e contabili; è funzionario delegato, ufficiale rogante e consegnatario

dei beni mobili.

Può svolgere attività di studio e di elaborazione di piani e programmi richiedenti specifica specializzazione

professionale, con autonoma determinazione dei processi formativi ed attuativi. Può svolgere incarichi di

attività tutoriale, di aggiornamento e formazione nei confronti del personale. Possono essergli affidati incarichi

ispettivi nell’ambito delle istituzioni scolastiche.

Area C

Nei diversi profili svolge le seguenti attività specifiche

amministrativo

– attività lavorativa complessa con autonomia operativa e responsabilità diretta nella definizione e

nell’esecuzione degli atti a carattere amministrativo contabile di ragioneria e di economato, pure mediante

l’utilizzazione di procedure informatiche. Sostituisce il DSGA. Può svolgere attività di formazione e

aggiornamento ed attività tutorie nei confronti di personale neo assunto. Partecipa allo svolgimento di tutti i

compiti del profilo dell’area B. Coordina più addetti dell’area B.

tecnico

– attività lavorativa complessa con autonomia operativa e responsabilità diretta, anche mediante

l’utilizzazione di procedure informatiche nello svolgimento dei servizi tecnici nell’area di riferimento

assegnata. In rapporto alle attività di laboratorio connesse alla didattica, e’ subconsegnatario con l’affidamento

della custodia e gestione del materiale didattico, tecnico e scientifico dei laboratori e delle officine, nonché dei

reparti di lavorazione. Conduzione tecnica dei laboratori, officine e reparti di lavorazione, garantendone

l’efficienza e la funzionalità. Partecipa allo svolgimento di tutti i compiti del profilo dell’area B. Coordina più

addetti dell’area B.

Area B:

Nei diversi profili svolge le seguenti attività specifiche con autonomia operativa e responsabilità diretta

amministrativo

– nelle istituzioni scolastiche ed educative dotate di magazzino può essere addetto, con responsabilità diretta,

alla custodia, alla verifica, alla registrazione delle entrate e delle uscite del materiale e delle derrate in

giacenza. Esegue attività lavorativa richiedente specifica preparazione professionale e capacità di esecuzione

delle procedure anche con l’utilizzazione di strumenti di tipo informatico, pure per finalità di catalogazione.

Ha competenza diretta della tenuta dell’archivio e del protocollo.

tecnico

– conduzione tecnica dei laboratori, officine e reparti di lavorazione, garantendone l’efficienza e la

funzionalità. Supporto tecnico allo svolgimento delle attività didattiche . Guida degli autoveicoli e loro

manutenzione ordinaria. Assolve i servizi esterni connessi con il proprio lavoro.

cucina

– preparazione e confezionamento dei pasti, conservazione delle vivande, anche attraverso strumentazioni

particolari, di cui cura l’ordinaria manutenzione.

infermeria

– organizzazione e funzionamento dell’infermeria dell’istituzione scolastica e cura delle relative dotazioni

mediche, farmacologiche e strumentali. Pratiche delle terapie e delle misure di prevenzione prescritte.

guardaroba

– conservazione, custodia e cura del corredo degli alunni. Organizzazione e tenuta del guardaroba.

Area A s

Nei diversi profili svolge le seguenti attività specifiche

servizi scolastici

– coordinamento dell’attività del personale appartenente al profilo A, di cui comunque, in via ordinaria, svolge

tutti i compiti. Svolge attività qualificata di assistenza all’handicap e di monitoraggio delle esigenze igienico-

sanitarie della scuola, in particolare dell’infanzia.

servizi agrari

– attività di supporto alle professionalità specifiche delle aziende agrarie, compiendo nel settore agrario,

forestale e zootecnico operazioni semplici caratterizzate da procedure ben definite.

Area A

Esegue, nell’ambito di specifiche istruzioni e con responsabilità connessa alla corretta esecuzione del

proprio lavoro, attività caratterizzata da procedure ben definite che richiedono preparazione non

specialistica. E’ addetto ai servizi generali della scuola con compiti di accoglienza e di sorveglianza nei

confronti degli alunni, nei periodi immediatamente antecedenti e successivi all’orario delle attività

didattiche e durante la ricreazione, e del pubblico; di pulizia dei locali, degli spazi scolastici e degli arredi;

di vigilanza sugli alunni, compresa l’ordinaria vigilanza e l’assistenza necessaria durante il pasto nelle

mense scolastiche, di custodia e sorveglianza generica sui locali scolastici, di collaborazione con i

docenti. Presta ausilio materiale agli alunni portatori di handicap nell’accesso dalle aree esterne alle

strutture scolastiche, all’interno e nell’uscita da esse, nonché nell’uso dei servizi igienici e nella cura

dell’igiene personale anche con riferimento alle attività previste dall’art. 47.

Tabella B – Requisiti culturali per l’accesso ai profili professionali del personale ATA



Direttore dei servizi generali ed amministrativi:

– laurea specialistica in giurisprudenza; in scienze politiche sociali e amministrative; in economia e commercio

o titoli equipollenti.

Coordinatore amministrativo:

a) laurea triennale in giurisprudenza; in scienze politiche sociali e amministrative; in economia e commercio

o titoli equipollenti.

Coordinatore tecnico:

– a) laurea triennale specfica.

Assistente amministrativo:

– a) diploma di maturità

Assistente tecnico:

– a) diploma di maturità corrispondente alla specifica area professionale.

Cuoco:

– a) diploma di qualifica specifica rilasciato da un istituto professionale alberghiero;

Infermiere:

– laurea in scienze infermieristiche.

Guardarobiere:

– a) diploma di qualifica specifica;

Addetto alle aziende agrarie:

– a) diploma di qualifica professionale specifica.

Collaboratore scolastico dei servizi

– a) diploma di qualifica professionale e corso certificato di formazione sull’assistenza all’handicap e

sull’igiene dei minori

Collaboratore scolastico:

– diploma di qualifica triennale successivo alla scuola media.

E’ fatta salva la validità dei titoli di studio in possesso, al momento di entrata in vigore del presente CCNL, per

coloro che sono già inseriti in graduatoria o che abbiano prestato almeno un mese di servizio.

Tabella C – Corrispondenza tra aree e profili professionali del personale ATA



(Tabella C del C.C.N.L. 24/07/03)

Nuove

Aree

Profili professionali previsti dal

CCNL 4- 8- 1995

D Direttore dei servizi generali ed amministrativi

C Coordinatore amministrativo

C Coordinatore tecnico

B Assistente amministrativo

B Assistente tecnico

B Cuoco

B Infermiere

B Guardarobiere

A s Collaboratore scolastico dei servizi

A s Addetto alle aziende agrarie

A Collaboratore scolastico

TABELLA C1 – Equivalenza vecchio- nuovo ordinamento personale ATA

Vecchia

Area

Vecchia qualifica Nuova qualifica Nuova Area

D Direttore dei servizi generali e

amministrativi

Direttore dei servizi generali e

amministrativi

D

C Coordinatore amministrativo o tecnico Coordinatore amministrativo o tecnico C

B Assistente amministrativo o tecnico Assistente amministrativo o tecnico B

B Cuoco Cuoco B

B Infermiere Infermiere B

Guardarobiere B

Collaboratore scolastico dei servizi A s

Addetto alle aziende agrarie A s

A Guardarobiere

A Addetto alle aziende agrarie Collaboratore scolastico A

A Collaboratore scolastico

Tabella D

(Tabella D del C.C.N.L. 24/07/03)

TABELLA DI VALUTAZIONE DEI TITOLI CULTURALI, PROFESSIONALI E DI SERVIZIO PER

LE PROCEDURE DI DESTINAZIONE ALL’ESTERO

A) Titoli culturali (fino ad un massimo di punti 35)

Non è valutabile il titolo d’accesso alla cattedra o posto attualmente ricoperto, né quello di

grado inferiore.

1. per ogni diploma universitario di durata almeno quadriennale conseguito in Italia o

all’estero punti 5

2. per ogni diploma di Accademia di belle arti, Conservatorio di musica, I.S.E.F. e vigilanza

scolastica punti 4

3. per ogni diploma universitario di durata biennale o triennale conseguito in Italia o

all’estero punti 2

4. per ogni diploma di istruzione secondaria di secondo grado conseguito in Italia o all’estero

punti 5

5. per ogni diploma finale di lingua straniera, diversa da quella delle aree linguistiche

francese, inglese, tedesca e spagnola, rilasciato da istituti di istruzione universitaria italiani

o stranieri, a seguito di corsi di durata almeno biennale punti 2

6. per ogni libera docenza punti 5

7. per ogni dottorato di ricerca punti 5

8. per ogni attestato finale di corso di perfezionamento post- lauream conseguito presso

università italiane o straniere, se di durata semestrale punti 1, se di durata annuale punti 2

9. per ogni titolo finale di corsi di specializzazione post- lauream rilasciato da un’università

italiana o straniera di durata pluriennale punti 5

B) Titoli professionali (fino ad un massimo di 25 punti)

1. per ogni abilitazione o idoneità o inclusione in graduatorie dei vincitori o di merito relative

a concorsi, per esami per classi diverse da quella della disciplina d’insegnamento punti 3

2. per ogni inclusione in graduatoria di merito di pubblico concorso per la funzione direttiva,

diverso dal ruolo di appartenenza punti 3

3. per ogni inclusione in graduatoria di merito del personale Amministrativo,Tecnico e

Ausiliario dello stesso livello o di livello superiore

al ruolo di appartenenza punti 3

4. per ogni titolo di specializzazione per alunni portatori di handicap di durata biennale

conseguiti ai sensi dell’art.325 del D.lgs.16- 4- 1994, n. 297 punti 2

5. per la realizzazione di progetti finalizzati al superamento della dispersione scolastica,

all’educazione alla multiculturalità deliberati dai competenti organi collegiali o autorizzati

con DM del MAE, per ogni progetto punti 1 fino ad un massimo di punti 2

6. per l’attività di direzione o di coordinamento nei corsi di aggiornamento/formazione,

tenutisi in Italia o all’estero, previsti dal piano nazionale di aggiornamento o dal piano

annuale del MAE e/o deliberati dai collegi docenti, per ogni corso punti 2 fino ad un

massimo di punti 4

7. per l’attività di docenza nei corsi di aggiornamento/formazione, tenutisi in Italia o

all’Estero previsti dal piano nazionale di aggiornamento o dal piano annuale del MAE e|o

deliberati dai collegi docenti, per ogni corso attinente all’area disciplinare o alla funzione

di appartenenza punti 2, per ogni corso non attinente all’area disciplinare o alla funzione

di appartenenza punti 1 fino ad un massimo di punti 4

8. per il personale ATA per la partecipazione a corsi di aggiornamento e/o per la

realizzazione di progetti di automazione o ammodernamento dei servizi, promossi

dall’amministrazione o approvati dagli organi competenti, per ogni corso punti 1 fino ad

un massimo di punti 2

9. per l’inclusione in altra graduatoria di precedenti procedure di selezione all’estero indetta

ai sensi dell’art. 1 della legge n. 604/1982 (si valuta una sola altra inclusione) punti 1

10.per la scuola elementare, per la frequenza del corso di aggiornamento – formazione

linguistica e glottodidattica compreso nel piano attuato dal Ministero, con la

collaborazione dei Provveditori agli Studi, delle istituzioni scolastiche, degli istituti di

ricerca punti 1

C. Titoli di servizio (fino ad un massimo di 20 punti)

1. per ogni anno di servizio prestato nella qualifica, nella classe di concorso o nel posto

di insegnamento (per la scuola dell’infanzia ed elementare) di attuale appartenenza con

contratto a tempo indeterminato punti 2

DICHIARAZIONE CONGIUNTA

Le Parti si danno atto che la previsione contrattuale dell’istituto arbitrale nelle controversie

di lavoro del comparto scuola non ha conseguito gli effetti previsti, dovendosi rilevarne

uno scarso utilizzo. Esso va invece va rilanciato, anche attraverso l’introduzione di

modifiche, finalizzandolo all’obbligatorietà delle relative procedure.

Le Parti concordano che l’istituto arbitrale si inserisce in una comune volontà di

snellimento ed economicità delle procedure di contenzioso in sede diversa da quella

giurisdizionale, attualmente oberata anche da numerosi contenziosi scolastici.

Le Parti si propongono, inoltre, di coinvolgere il Ministero della Funzione Pubblica e il

Ministero della Giustizia per reperire risorse specifiche da destinare all’istituto

dell’arbitrato, anche attraverso corsi di formazione e di aggiornamento che contribuiscano

alla creazione di una cultura positiva dell’arbitrato sia per le PP.AA. che per le OO.SS, – .

ALLEGATO N. 1

SCHEMA DI CODICE DI CONDOTTA DA ADOTTARE

NELLA LOTTA CONTRO LE MOLESTIE SESSUALI

Art. 1

(Definizione)

1. Per molestia sessuale si intende ogni atto o comportamento indesiderato, anche verbale, a connotazione

sessuale arrecante offesa alla dignità e alla libertà della persona che lo subisce, ovvero che sia suscettibile

di creare ritorsioni o un clima di intimidazione nei suoi confronti;

Art. 2

(Principi)

1. Il codice è ispirato ai seguenti principi:

a) è inammissibile ogni atto o comportamento che si configuri come molestia sessuale nella definizione

sopra riportata;

b) è sancito il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori ad essere trattati con dignità e ad essere tutelati nella

propria libertà personale;

c) è sancito il diritto delle lavoratrici/dei lavoratori a denunciare le eventuali intimidazioni o ritorsioni

subite sul luogo di lavoro derivanti da atti o comportamenti molesti;

d) è istituita la figura della Consigliera/del Consigliere di fiducia, così come previsto dalla risoluzione del

Parlamento Europeo A3- 0043/94, e denominata/o d’ora in poi Consigliera/Consigliere, e è garantito

l’impegno delle aziende a sostenere ogni componente del personale che si avvalga dell’intervento della

Consigliera/del Consigliere o che sporga denuncia di molestie sessuali, fornendo chiare ed esaurimenti

indicazioni circa la procedura da seguire, mantenendo la riservatezza e prevenendo ogni eventuale

ritorsione. Analoghe garanzie sono estese agli eventuali testimoni;

e) è garantito l’impegno dell’Amministrazione a definire preliminarmente, d’intesa con i soggetti firmatari

del Protocollo d’Intesa per l’adozione del presente Codice, il ruolo, l’ambito d’intervento, i compiti e i

requisiti culturali e professionali della persona da designare quale Consigliera/Consigliere. Per il ruolo di

Consigliera/Consigliere gli Enti in possesso dei requisiti necessari, oppure individuare al proprio interno

persone idonee a ricoprire l’incarico alle quali rivolgere un apposito percorso formativo;

f) è assicurata, nel corso degli accertamenti, l’assoluta riservatezza dei soggetti coinvolti;

g) nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori autori di molestie sessuali si applicano le misure

disciplinari ai sensi di quanto previsto dagli articoli 55 e 56 del Decreto legislativo n. 165 del 2001 sia

inserita, precisandone in modo oggettivo i profili ed i presupposti, un’apposita tipologia di infrazione

relativamente all’ipotesi di persecuzione o vendetta nei confronti di un dipendente che ha sporto denuncia

di molestia sessuale. I suddetti comportamenti sono comunque valutabili ai fini disciplinari ai sensi delle

disposizioni normative e contrattuali attualmente vigenti;

h) l’amministrazione si impegna a dare ampia informazione, a fornire copia ai propri dipendenti e

dirigenti, del presente Codice di comportamento e, in particolare, alle procedure da adottarsi in caso di

molestie sessuali, allo scopo di diffondere una cultura improntata al pieno rispetto della dignità della

persona.

Art. 3

(Procedure da adottare in caso di molestie sessuali)

1. Qualora si verifichi un atto o un comportamento indesiderato a sfondo sessuale sul posto di lavoro la

dipendente/il dipendente potrà rivolgersi alla Consigliera/al Consigliere designata/o per avviare una

procedura informale nel tentativo di dare soluzione al caso.

2. L’intervento della Consigliera/del Consigliere dovrà concludersi in tempi ragionevolmente brevi in

rapporto alla delicatezza dell’argomento affrontato.

3. La Consigliera/il Consigliere, che deve possedere adeguati requisiti e specifiche competenze e che sarà

adeguatamente formato dagli Enti, è incaricata/o di fornire consulenza e assistenza alla dipendente/al

dipendente oggetto di molestie sessuali e di contribuire alla soluzione del caso.

Art. 4

(Procedura informale intervento della consigliera/del consigliere)

1. La Consigliera/il Consigliere, ove la dipendente/il dipendente oggetto di molestie sessuali lo ritenga

opportuno, interviene al fine di favorire il superamento della situazione di disagio per ripristinare un

sereno ambiente di lavoro, facendo presente alla persona che il suo comportamento scorretto deve cessare

perché offende, crea disagio e interferisce con lo svolgimento del lavoro.

2. L’intervento della Consigliera/del Consigliere deve avvenire mantenendo la riservatezza che il caso

richiede.

Art. 5

(Denuncia formale)

1. Ove la dipendente/il dipendente oggetto delle molestie sessuali non ritenga di far ricorso all’intervento

della Consigliera/del Consigliere, ovvero, qualora dopo tale intervento, il comportamento indesiderato

permanga, potrà sporgere formale denuncia, con l’assistenza della Consigliera/del Consigliere, alla

dirigente/al dirigente o responsabile dell’ufficio di appartenenza che sarà tenuta/o a trasmettere gli atti

all’Ufficio competenze dei procedimenti disciplinari, fatta salva, in ogni caso, ogni altra forma di tutela

giurisdizionale della quale potrà avvalersi.

2. Qualora la presunta/il presunto autore di molestie sessuali sia la dirigente/il dirigente dell’ufficio di

appartenenza, la denuncia potrà essere inoltrata direttamente alla direzione generale.

3. Nel corso degli accertamenti è assicurata l’assoluta riservatezza dei soggetti coinvolti.

4.Nel rispetto dei principi che informano la legge n. 125/1991, qualora l’Amministrazione, nel corso del

procedimento disciplinare, ritenga fondati i dati, adotterà, ove lo ritenga opportuno, d’intesa con le

OO.SS. e sentita la Consigliera/il Consigliere, le misure organizzative ritenute di volta in volta utili alla

cessazione immediata dei comportamenti di molestie sessuali ed a ripristinare un ambiente di lavoro in

cui uomini e donne rispettino reciprocamente l’inviolabilità della persona.

5. Sempre nel rispetto dei principi che informano la legge n. 125/91 e nel caso in cui l’Amministrazione

nel corso del procedimento disciplinare ritenga fondati i fatti, la denunciante/il denunciante ha la

possibilità di chiedere di rimanere al suo posto di lavoro o di essere trasferito altrove in una sede che non

gli comporti disagio.

6. Nel rispetto dei principi che informano la legge n. 125/91, qualora l’Amministrazione nel corso del

procedimento disciplinare non ritenga fondati i fatti, potrà adottare, su richiesta di uno o entrambi gli

interessati, provvedimenti di trasferimento in via temporanea, in attesa della conclusione del

procedimento disciplinare, al fine di ristabilire nel frattempo un clima sereno; in tali casi è data la

possibilità ad entrambi gli interessati di esporre le proprie ragioni, eventualmente con l’assistenza delle

Organizzazioni Sindacali, ed è comunque garantito ad entrambe le persone che il trasferimento non venga

in sedi che creino disagio.

Art. 6

(Attività di sensibilizzazione)

1. Nei programmi di formazione del personale e dei dirigenti le aziende dovranno includere informazioni

circa gli orientamenti adottati in merito alla prevenzione delle molestie sessuali ed alle procedure da

seguire qualora la molestia abbia luogo.

2. L’amministrazione dovrà, peraltro, predisporre specifici interventi formativi in materia di tutela della

libertà e della dignità della persona al fine di prevenire il verificarsi di comportamenti configurabili come

molestie sessuali. Particolare attenzione dovrà essere posta alla formazione delle dirigenti e dei dirigenti

che dovranno promuovere e diffondere la cultura del rispetto della persona volta alla prevenzione delle

molestie sessuali sul posto di lavoro.

3. Sarà cura dell’Amministrazione promuovere, d’intesa con le Organizzazioni Sindacali, la diffusione del

Codice di condotta contro le molestie sessuali anche attraverso assemblee interne.

4. Sarà inoltre predisposto del materiale informativo destinato alle dipendenti/ai dipendenti sul

comportamento da adottare in caso di molestie sessuali.

5. Sarà cura dell’Amministrazione promuovere un’azione di monitoraggio al fine di valutare l’efficacia del

Codice di condotta nella prevenzione e nella lotta contro le molestie sessuali. A tale scopo la

Consigliera/il Consigliere, d’intesa con il CPO, provvederà a trasmettere annualmente ai firmatari del

Protocollo ed alla Presidente del Comitato Nazionale di Parità un’apposita relazione sullo stato di

attuazione del presente Codice.

6. L’Amministrazione e i soggetti firmatari del Protocollo d’Intesa per l’adozione del presente Codice si

impegnano ad incontrarsi al termine del primo anno per verificare gli esisti ottenuti con l’adozione del

Codice di condotta contro le molestie sessuali ed a procedere alle eventuali integrazioni e modificazioni

ritenute necessarie.

ALLEGATO 2

Codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni



Art. 1

(Disposizioni di carattere generale)

1.I princìpi e i contenuti del presente codice costituiscono specificazioni esemplificative degli obblighi di

diligenza, lealtà e imparzialità, che qualificano il corretto adempimento della prestazione lavorativa. I

dipendenti pubblici – escluso il personale militare, quello della polizia di Stato ed il Corpo di polizia

penitenziaria, nonché i componenti delle magistrature e dell’Avvocatura dello Stato – si impegnano ad

osservarli all’atto dell’assunzione in servizio.

2. I contratti collettivi provvedono, a norma dell’art. 54, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001,

n. 165, al coordinamento con le previsioni in materia di responsabilità disciplinare. Restano ferme le

disposizioni riguardanti le altre forme di responsabilità dei pubblici dipendenti.

3. Le disposizioni che seguono trovano applicazione in tutti i casi in cui non siano applicabili norme di

legge o di regolamento o comunque per i profili non diversamente disciplinati da leggi o regolamenti. Nel

rispetto dei princìpi enunciati dall’art. 2, le previsioni degli articoli 3 e seguenti possono essere integrate e

specificate dai codici adottati dalle singole amministrazioni ai sensi dell’art. 54, comma 5, del decreto

legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

Art. 2

(Principi)

1. Il dipendente conforma la sua condotta al dovere costituzionale di servire esclusivamente la Nazione

con disciplina ed onore e di rispettare i princìpi di buon andamento e imparzialità dell’amministrazione.

Nell’espletamento dei propri compiti, il dipendente assicura il rispetto della legge e persegue

esclusivamente l’interesse pubblico; ispira le proprie decisioni ed i propri comportamenti alla cura

dell’interesse pubblico che gli è affidato.

2. Il dipendente mantiene una posizione di indipendenza, al fine di evitare di prendere decisioni o

svolgere attività inerenti alle sue mansioni in situazioni, anche solo apparenti, di conflitto di interessi. Egli

non svolge alcuna attività che contrasti con il corretto adempimento dei compiti d’ufficio e si impegna ad

evitare situazioni e comportamenti che possano nuocere agli interessi o all’immagine della pubblica

amministrazione.

3. Nel rispetto dell’orario di lavoro, il dipendente dedica la giusta quantità di tempo e di energie allo

svolgimento delle proprie competenze, si impegna ad adempierle nel modo più semplice ed efficiente

nell’interesse dei cittadini e assume le responsabilità connesse ai propri compiti.

4. Il dipendente usa e custodisce con cura i beni di cui dispone per ragioni di ufficio e non utilizza a fini

privati le informazioni di cui dispone per ragioni di ufficio.

5. Il comportamento del dipendente deve essere tale da stabilire un rapporto di fiducia e collaborazione tra

i cittadini e l’amministrazione. Nei rapporti con i cittadini, egli dimostra la massima disponibilità e non ne

ostacola l’esercizio dei diritti. Favorisce l’accesso degli stessi alle informazioni a cui abbiano titolo e, nei

limiti in cui ciò non sia vietato, fornisce tutte le notizie e informazioni necessarie per valutare le decisioni

dell’amministrazione e i comportamenti dei dipendenti.

6. Il dipendente limita gli adempimenti a carico dei cittadini e delle imprese a quelli indispensabili e

applica ogni possibile misura di semplificazione dell’attività amministrativa, agevolando, comunque, lo

svolgimento, da parte dei cittadini, delle attività loro consentite, o comunque non contrarie alle norme

giuridiche in vigore.

7. Nello svolgimento dei propri compiti, il dipendente rispetta la distribuzione delle funzioni tra Stato ed

enti territoriali. Nei limiti delle proprie competenze, favorisce l’esercizio delle funzioni e dei compiti da

parte dell’autorità territorialmente competente e funzionalmente più vicina ai cittadini interessati.

Art. 3

(Regali e altre utilità)

1. Il dipendente non chiede, per sé o per altri, né accetta, neanche in occasione di festività, regali o altre

utilità salvo quelli d’uso di modico valore, da soggetti che abbiano tratto o comunque possano trarre

benefìci da decisioni o attività inerenti all’ufficio.

2. Il dipendente non chiede, per sé o per altri, né accetta, regali o altre utilità da un subordinato o da suoi

parenti entro il quarto grado. Il dipendente non offre regali o altre utilità ad un sovraordinato o a suoi

parenti entro il quarto grado, o conviventi, salvo quelli d’uso di modico valore.

Art. 4

(Partecipazione ad associazioni e altre organizzazioni)

1. Nel rispetto della disciplina vigente del diritto di associazione, il dipendente comunica al dirigente

dell’ufficio la propria adesione ad associazioni ed organizzazioni, anche a carattere non riservato, i cui

interessi siano coinvolti dallo svolgimento dell’attività dell’ufficio, salvo che si tratti di partiti politici o

sindacati.

2. Il dipendente non costringe altri dipendenti ad aderire ad associazioni ed organizzazioni, né li induce a

farlo promettendo vantaggi di carriera.

Art. 5

Trasparenza negli interessi finanziari.

1. Il dipendente informa per iscritto il dirigente dell’ufficio di tutti i rapporti di collaborazione in

qualunque modo retribuiti che egli abbia avuto nell’ultimo quinquennio, precisando:

a) se egli, o suoi parenti entro il quarto grado o conviventi, abbiano ancora rapporti finanziari con il

soggetto con cui ha avuto i predetti rapporti di collaborazione;

b) se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con soggetti che abbiano interessi in attività o decisioni

inerenti all’ufficio, limitatamente alle pratiche a lui affidate.

2. Il dirigente, prima di assumere le sue funzioni, comunica all’amministrazione le partecipazioni

azionarie e gli altri interessi finanziari che possano porlo in conflitto di interessi con la funzione pubblica

che svolge e dichiara se ha parenti entro il quarto grado o affini entro il secondo, o conviventi che

esercitano attività politiche, professionali o economiche che li pongano in contatti frequenti con l’ufficio

che egli dovrà dirigere o che siano coinvolte nelle decisioni o nelle attività inerenti all’ufficio. Su motivata

richiesta del dirigente competente in materia di affari generali e personale, egli fornisce ulteriori

informazioni sulla propria situazione patrimoniale e tributaria.

Art. 6

(Obbligo di astensione)

1. Il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere

interessi propri ovvero: di suoi parenti entro il quarto grado o conviventi; di individui od organizzazioni

con cui egli stesso o il coniuge abbia causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito; di

individui od organizzazioni di cui egli sia tutore, curatore, procuratore o agente; di enti, associazioni

anche non riconosciute, comitati, società o stabilimenti di cui egli sia amministratore o gerente o

dirigente. Il dipendente si astiene in ogni altro caso in cui esistano gravi ragioni di convenienza.

Sull’astensione decide il dirigente dell’ufficio.

Art. 7

(Attività collaterali)

1. Il dipendente non accetta da soggetti diversi dall’amministrazione retribuzioni o altre utilità per

prestazioni alle quali è tenuto per lo svolgimento dei propri compiti d’ufficio.

2. Il dipendente non accetta incarichi di collaborazione con individui od organizzazioni che abbiano, o

abbiano avuto nel biennio precedente, un interesse economico in decisioni o attività inerenti all’ufficio.

3. Il dipendente non sollecita ai propri superiori il conferimento di incarichi remunerati.

Art. 8

(Imparzialità)

1. Il dipendente, nell’adempimento della prestazione lavorativa, assicura la parità di trattamento tra i

cittadini che vengono in contatto con l’amministrazione da cui dipende. A tal fine, egli non rifiuta né

accorda ad alcuno prestazioni che siano normalmente accordate o rifiutate ad altri.

2. Il dipendente si attiene a corrette modalità di svolgimento dell’attività amministrativa di sua

competenza, respingendo in particolare ogni illegittima pressione, ancorché esercitata dai suoi superiori.

Art. 9

(Comportamento nella vita sociale)

1. Il dipendente non sfrutta la posizione che ricopre nell’amministrazione per ottenere utilità che non gli

spettino. Nei rapporti privati, in particolare con pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni, non

menziona né fa altrimenti intendere, di propria iniziativa, tale posizione, qualora ciò possa nuocere

all’immagine dell’amministrazione.

Art. 10

(Comportamento in servizio)

1. Il dipendente, salvo giustificato motivo, non ritarda né affida ad altri dipendenti il compimento di

attività o l’adozione di decisioni di propria spettanza.

2. Nel rispetto delle previsioni contrattuali, il dipendente limita le assenze dal luogo di lavoro a quelle

strettamente necessarie.

3. Il dipendente non utilizza a fini privati materiale o attrezzature di cui dispone per ragioni di ufficio.

Salvo casi d’urgenza, egli non utilizza le linee telefoniche dell’ufficio per esigenze personali. Il dipendente

che dispone di mezzi di trasporto dell’amministrazione se ne serve per lo svolgimento dei suoi compiti

d’ufficio e non vi trasporta abitualmente persone estranee all’amministrazione.

4. Il dipendente non accetta per uso personale, né detiene o gode a titolo personale, utilità spettanti

all’acquirente, in relazione all’acquisto di beni o servizi per ragioni di ufficio.

Art. 11

(Rapporti con il pubblico)

1. Il dipendente in diretto rapporto con il pubblico presta adeguata attenzione alle domande di ciascuno e

fornisce le spiegazioni che gli siano richieste in ordine al comportamento proprio e di altri dipendenti

dell’ufficio. Nella trattazione delle pratiche egli rispetta l’ordine cronologico e non rifiuta prestazioni a cui

sia tenuto motivando genericamente con la quantità di lavoro da svolgere o la mancanza di tempo a

disposizione. Egli rispetta gli appuntamenti con i cittadini e risponde sollecitamente ai loro reclami.

2. Salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali e dei

cittadini, il dipendente si astiene da dichiarazioni pubbliche che vadano a detrimento dell’immagine

dell’amministrazione. Il dipendente tiene informato il dirigente dell’ufficio dei propri rapporti con gli

organi di stampa.

3. Il dipendente non prende impegni né fa promesse in ordine a decisioni o azioni proprie o altrui inerenti

all’ufficio, se ciò possa generare o confermare sfiducia nell’amministrazione o nella sua indipendenza ed

imparzialità.

4. Nella redazione dei testi scritti e in tutte le altre comunicazioni il dipendente adotta un linguaggio

chiaro e comprensibile.

5. Il dipendente che svolge la sua attività lavorativa in un’amministrazione che fornisce servizi al

pubblico si preoccupa del rispetto degli standard di qualità e di quantità fissati dall’amministrazione nelle

apposite carte dei servizi. Egli si preoccupa di assicurare la continuità del servizio, di consentire agli

utenti la scelta tra i diversi erogatori e di fornire loro informazioni sulle modalità di prestazione del

servizio e sui livelli di qualità.

Art. 12

(Contratti)

1. Nella stipulazione di contratti per conto dell’amministrazione, il dipendente non ricorre a mediazione o

ad altra opera di terzi, né corrisponde o promette ad alcuno utilità a titolo di intermediazione, né per

facilitare o aver facilitato la conclusione o l’esecuzione del contratto.

2. Il dipendente non conclude, per conto dell’amministrazione, contratti di appalto, fornitura, servizio,

finanziamento o assicurazione con imprese con le quali abbia stipulato contratti a titolo privato nel

biennio precedente. Nel caso in cui l’amministrazione concluda contratti di appalto, fornitura, servizio,

finanziamento o assicurazione, con imprese con le quali egli abbia concluso contratti a titolo privato nel

biennio precedente, si astiene dal partecipare all’adozione delle decisioni ed alle attività relative

all’esecuzione del contratto.

3. Il dipendente che stipula contratti a titolo privato con imprese con cui abbia concluso, nel biennio

precedente, contratti di appalto, fornitura, servizio, finanziamento ed assicurazione, per conto

dell’amministrazione, ne informa per iscritto il dirigente dell’ufficio.

4. Se nelle situazioni di cui ai commi 2 e 3 si trova il dirigente, questi informa per iscritto il dirigente

competente in materia di affari generali e personale.